Concerti Magazine Mercoledì 28 marzo 2001

Quellilì, idee per ridere

Magazine - Il teatro Garage era pieno, anche se giocava la nazionale.
Sono andato a vedere “Entrate e uscite” il nuovo spettacolo dei Quellilì, per dare un’occhiata alle nuove leve della comicità genovese. Una stagione intera al Triccheballacche è già un discreto biglietto da visita –pensavo- se non altro in termini di durevolezza, capacità di rinnovarsi da una settimana all’altra.
Non mi hanno deluso.
Le idee ci sono, alcune veramente buone (non perdetevi le pubblicità dei profumi), anche la faccia. La verve, chiamatela come vi pare. Bergallo e Barbini, le colonne portanti del gruppo, improvvisano spesso, divertendosi e divertendo.
Trattengono a stento le risate, viene da pensare a Boldi e Teocoli dei tempi d’oro quanto a capacità di far ridere solo per la simpatia. Gli altri ruotano intorno a loro. Federico Bagnasco -il più musicista- ha il suo spazio, e lo gestisce bene (molto bello il “notturno per contrabbasso solo”), Giannini, Monforte, Sudero e la Pacini stanno ancora gravitando: promettono bene, ma sembra si stiano facendo le ossa.
Sulla lunga distanza –le due ore dello show- si sente uno squilibrio fra di loro e il duo Bergallo-Barbini, e persino fra gli ultimi due.
Barbini non ha l’istintiva, fortunata follia del socio. Per questo ha lavorato, ha costruito personaggi, ed il lavoro dà i suoi frutti. Il suo "Body Don" e "Alex" il discotecaro che parla come Leopardi vanno diritti a segno. Bergallo è sempre comunque se stesso, vive di rendita su di una -grande- simpatia istintiva. Lo invidio sinceramente: vorrei essere altrettanto personaggio, ma ogni tanto si accontenta, potrebbe fare di più.
Morale: c’è ancora un po’ da lavorare, ma mi sono divertito.
E in barba a qualche chiusa banale, qualche passaggio scorretto, il loro cabaret è divertente. Persino il “mago Bellano” (fantomatico prestigiatore che fa del cognome una professione), un personaggio inaccettabile, finisce per trascinare. La gente applaude, sono tutti contenti.

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