Magazine Lunedì 17 dicembre 2007

Ballata di via della Malinconia

Magazine - Chiara porta i suoi ricci come una mareggiata, ricci dal colore dei noccioli di pesca. Chiara coltiva lunghi i suoi capelli, per proteggersi la nuca dalla malinconia - un’aria fredda che arriva da dietro, come i tagliagole. Li ha tagliati corti solo una volta, per provare a non riconoscersi, dietro al suo viso diversamente nudo, cambiare pettinatura e non vita, e così non chiedergli di andarsene, non ancora.
I suoi capelli, oggi, sono lunghi come un avvenire, e buttano nodi come germogli. Chiara torna dal lavoro, prende un caffè, una spazzola e una lente d’ingrandimento, e cerca nelle sue onde qualcosa di bianco; se lo trova, lo strappa e lo nasconde allo specchio. Chiara vuole che i suoi capelli restino giovani come le sue gambe. Poi il mondo suona al citofono, inatteso, e lei s’indispone, allegra.

Muhammad non ha tempo per mangiare, nella pausa di mezz’ora. Scende nello spogliatoio della fabbrica, quasi deserto e silenzioso e caldo. Muhammad non è più giovane, stare in equilibrio su un piede per lavarsi l’altro nel lavandino gli fa stringere i denti, anche perché c’è voluto meno tempo per ottenere la pancia che un permesso di soggiorno. Ma per parlare come si deve ci vogliono i piedi puliti, e Muhammad lo sa.
Le file di armadietti dividono il salone in corridoi; lui li supera tutti, dopo avere preso il libro e la bussola – un regalo dei colleghi – e si infila nell’ultimo. Si toglie gli occhiali, stende in terra davanti a sé, stirandolo, il gilet ad alta visibilità come un tappeto di preghiera, si scalza e poi comincia, sottovoce. Quando finisce di pregare, ha appena il tempo di prendere una cosa alle macchinette, prima di risalire sul carrello e terminare il turno.

Emma è seduta in un bar, da sola, il suo succo di pomodoro si sta ossidando nel bicchiere. E’ uscita prima dall’ufficio, per andare in clinica a ritirare le analisi. La data era cerchiata da tempo, sul calendario. Il calendario sulla sua scrivania, non quello di casa, in cucina: Emma non le offre facilmente, le sue paure; la paura di un nodulo, poi, non la si divide certo con un uomo. Una relazione è una collezione di momenti belli, hanno sempre pensato, lui e lei. Il resto rimane fuori; anzi: il resto rimane dentro.
Ha aperto la busta sugli avanzi dell’insalata. L’aceto balsamico macchia il foglio, oppure una lacrima. Emma non ha nulla; gli esami vanno bene, tutti. Persino il colesterolo, nonostante gli aperitivi. Non chiama il suo compagno. Non ha niente, da dirgli. Brinderà stasera, con un’amica, per telefono. Emma ha un armadio pieno, di paure taciute e smesse, come abiti fuori corso. Le carte degli esami finiranno nella lettiera del gatto, prima o poi.

Fede fa i turni; quando smonta alle due, va in palestra. Un po’ per levarsi di dosso l’idea del lavoro che fa, un po’ perché la tartaruga del suo stomaco ha quasi finito di girarsi. Fede ha quarant’anni, vive solo e ha quasi perdonato gli insegnanti delle medie, profeti insistenti del suo grande avvenire – come saranno orgogliosi, mamma e papà! Come, no. Una palestra è un sudatoio di solitudini, Fede lo sa.
Ma invidia quell’ignobile allegria, la prevalenza dei colori, la programmazione della felicità secondo tabelle progressive, la leggerezza di falena delle ragazze; lo affascina la costruzione di un muscolo, liturgia a giorni alterni che sospende la realtà, ferma fuori. Fede, ormai, riesce a dormire solo se il suo corpo è stanco. Usa molto sauna e idromassaggio, in palestra. Si immerge, lascia andare la fantasia. Deve trovare la posizione, ma l’acqua che ribolle intorno, come se avesse braccia e mani, coccola come un’amante. L’acqua si prende cura. Lui sa di non essere uomo che possa meritare amore, dalla donna che ama. L’idromassaggio è l’amante di Fede.

Silvia sta in casa con gli occhiali da sole. Non esce mai sul balcone, senza. Lei odia uscire a scrollare la tovaglia; si mangerebbe le briciole, piuttosto. Il sole non c’è, fa le pulizie con le luci accese. Silvia vuole cambiare aria – alla casa – anche se fa freddo. Suo marito ha l’amore pesante. Era la luce dei suoi occhi, una volta; l’ha voluta indietro, dopo. Ha lasciato i sigilli. Silvia, tra i lavori e i pasti, fa le parole crociate, risolve gli enigmi. Ama i cruciverba, perché chiedono risposte, ma non fanno le domande difficili. Per Silvia il momento migliore della settimana è il sabato, quando va in edicola a comprare la Settimana Enigmistica, come si va in stazione, a prendere un amico.

Mauro è un bambino biondo, che morde le gote alle bambine, adora il pane di zucca e farà il dentista, si sa. È il preferito di Laura, la maestra, perché è dolcissimo. Quando fanno il gioco dei contrari, all’asilo, Mauro indovina sempre e Laura sorride. Anche oggi. Secondo lui, è povero, il contrario di felice.
A Laura ed al suo fidanzato hanno ancora una volta rifiutato il mutuo, ieri. La loro relazione è a denominazione di origine controllata, ma non è questo che sta scritto, sulle loro buste paga porte con imbarazzo, accolte con disprezzo, un funzionario dopo l’altro. A Laura viene da piangere ma si trattiene, perché la politica dell’asilo è quella di nascondere ai bambini l’esistenza delle lacrime negli occhi dei grandi. Prende in braccio Mauro e gli dà un bacio, che bravo, non sbagli mai.

di Matteo Labati

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

La donna elettrica Di Benedikt Erlingsson Drammatico 2018 Halla è una donna dallo spirito indipendente che ha superato da un bel po' la quarantina. Dietro la tranquillità della sua routine si nasconde però un'altra identità che pochi conoscono. Conosciuta come "la donna della montagna",... Guarda la scheda del film