Magazine Mercoledì 12 dicembre 2007

La storia di Katerina

Magazine - A Genova, vicino a Pra, c'è un ristorante, il San Pietro, dove si mangia abbastanza bene, soprattutto sono buoni i ravioli di pesce.
Katerina lavorava come cameriera in questo locale.
Non era italiana, Katerina, ma slovacca di un paese vicino a bratislava ed era bello vedere la sua minuta e ben proporzionata figura aggirarsi fra i tavoli servendo con grazia e gentilezza clienti ed avventori di ogni genere e risma.
Non so quali eventi l'avessero spinta fino in Italia. Della sua vita privata so solo che aveva una madre che lei andava a trovare ogni anno durante le ferie estive quando il ristorante chiudeva e che in Italia la ragazza aveva trovato l'amore convivendo con un italiano.
Al San Pietro ci si andava quasi solo per lei; per lustrarsi gli occhi e per scambiare qualche rapida battuta fra un piatto e l'altro. Qualche volta a me dava un casto e veloce bacio sulla guancia a mo' di benvenuto.
Ora Katerina non lavora più al San Pietro. So che ha litigato col suo compagno e che, in seguito a questo litigio, è tornata in patria.
Le auguro ogni bene con la speranza di poterla rivedere quanto prima. Solo le montagne, dicono, non si incontrano mai e voglio pensare che ciò sia vero.
Ma quello che concretamente so è che provo un pizzico di nostalgia senza di lei, senza i suoi occhi grigio azzurri e senza le due chiacchiere scambiate velocemente mentre ti portava le vivande e che da sole bastavano a rischiarare un'intera giornata.

Katerina

Timida e lieve è la tua avvenenza
Che di certo non scoppia come bomba cattiva
Ma che penetra e arriva fino in fondo al mio animo
Come raggio di sole che fa sparire ogni nebbia.

Straniera tu sei, ma questo sole italiano
Ormai è tuo amico da un tempo lontano
E gioca con te, con il tuo desiderio
Di giovane donna che si apre all’amore.

Io resto incantato e da lontano ti guardo
Condire ogni cibo con il tuo dolce sorriso,
E presa da un vortice di mille domande
Indaffarata passare da un tavolo all’altro.

O clienti e avventori, siate un poco gentili
E per una volta soltanto andate lontano
Così io potrò, sia pur per un sol pranzo,
Aver Katerina unicamente per me.

di Enrico Carrea

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