Concerti Magazine Martedì 11 dicembre 2007

Nils Lofgren: la chitarra di Springsteen

Qual è l’ultima volta che vi è capitato un disco che di botto vi fa mollare tutto per inscenare allo specchio quattro minuti di air guitar sul vostro palcoscenico privato?
A me non più di mezz’ora fa e, appena posata la Stratocaster immaginaria, ho sentito il bisogno di mettermi alla tastiera (del pc) per diffondere a tutti i rockisti di mentelocale.it i dettagli della scoperta.
Vecchia di trent’anni, intendiamoci, ma tuttora buona e da rivalutare assolutamente se amate il brivido e la scossa che ormai il rock pare non essere più in grado di fornire.

Il responsabile è quell’omino, che, se avete avuto la fortuna di assistere ad un recente concerto di Bruce Springsteen, sta sul palco alla sua destra, dall’altro lato del pirata Steve Van Zandt, ovvero Nils Lofgren.
Chi è? Apriamo il bignami di storia rock.

Prima solista, poi fondatore dei misconosciuti Grin il nostro venne reclutato da Neil Young per uno dei suoi capolavori After the gold rush, rischiò di finire nei Rolling Stones a sostituire Mick Taylor, tornò con Young per Tonight’s the night, e ripartì con una carriera solista ormai trentennale e tuttora attiva, in parallelo alla indefessa militanza nella nuova edizione della E Street band da una decina d’anni a questa parte.
Non male per un cinquantaseienne, spesso relegato nel ruolo da comprimario e session man a fianco di ben più blasonati eroi.
Fatto sta che recentemente mi sono ri imbattuto in uno dei lavori più riusciti del buon Nils, Cry tough del 1976 ed oggi come allora è stato difficile restare fermi.

Iniziamo dalla copertina: immerso in una purple haze degna di Hendrix e sotto una insegna luminosa con il titolo il nostro preannuncia da subito quale sarà il clima dei solchi.
Si inizia con il pezzo omonimo Cry Tough, e dopo un paio di minuti questa sorta di gospel rock si apre per fare spazio ad uno splendido assolo di steel guitar.
Qui occorre una piccola digressione: quanti assoli di chitarra ricordate a memoria? Non sul pentagramma, ma in testa. A me ne vengono in mente un paio: Shine on you crazy diamonds dei Pink Floyd e Hotel California degli Eagles, insieme a qualcuno di Frank Zappa. Ma risentendolo, era ben stampato nella memoria anche questo di Nils. Che viene replicato alla fine del pezzo da una infuocata coda elettrica.

Tutta la prima facciata è da brivido, e si chiude con una versione di For Your love degli Yardbirds che cambia tre volte ritmo per finire su un trenino boogie con la chitarra ormai fuori controllo a sparare lampi di note ovunque. Il volume va tenuto alto e se i vicini non avranno ancora protestato, c’è la seconda porzione, forse meno fulminante ma ancora ricca di belle canzoni rock.
Non ai livelli di quelle di Young o di Springsteen, ma comunque prodotti di un onesto artigiano rock e di un eccelso chitarrista, in grado di emozionare e appassionare.
Cry tough non ha avuto grandi fortune e credo davvero in pochi lo conoscano, nonostante una ristampa in cd del 2002. Penso sia ancora oggi abbastanza difficile da reperire, ma se il vostro cuore batte rock, scrivete a and.baro@libero.it e sarà il mio elettronico regalo di Natale.

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