Magazine Martedì 11 dicembre 2007

Attenzione! Uscita Operai!

Attenzione! Uscita operai! C'è titolo più evocativo di un'epoca? Certamente non di quella attuale. "Gli operai? Cagoria in estinzione", si sente dire sempre di più. Sarà. Poi succedono le tragedie, come alla Thyssen Krupp, e ci si accorge che esistono ancora, e non se la passano niente bene.
Ma Attenzione! Uscita operai! (Casa Editrice No Reply, pp. 112, 12 Eu) non è un libro sulla fabbrica, è un'antologia che raccoglie racconti sul tema del lavoro oggi. Entriamo nella vita di autisti, parrucchieri, spazzini, onorevoli, per scoprire che in fondo siamo tutti, ugualmente, lavoratori, dice la quarta di copertina. Tra gli autori Andrea Bajani, Valter Binaghi, Giorgio Falco, Luca Ricci. C'è anche , una nostra vecchia conoscenza che abbiamo risentito per l'occasione. Non solo, azzeccato al libro c'è un bel cd, con musiche di vari gruppi - tra cui Gang, Yo yo mundi, Steve Piccolo - suonate dalla Banda Putiferio.

Magliani è di origine ligure, ma vive da anni in Olanda. È redattore della rivista letteraria online . Di sé dice: «mi piace trafficare coi romanzi, scriverne, gettarne nella spazzatura, ma in realtà da buon ligure non gettarne mai». Guarda caso, il suo racconto pubblicato nell'antologia s'intitola proprio La spazzatura. Come mai? «Il tema della spazzatura mi affascinava, da bambino mia madre mi mandava a "buttare via la rumenta", e allora prendevo il secchio e andavo. In Olanda, dove vivo, sento il camion della spazzatura che arriva, allora lascio il lavoro e vado alla finestra a guardare, cosí, non so perché. Forse ho scelto la spazzatura per quel gran bel racconto di Italo Calvino che è La poubelle agrée».
Una volta c'erano i cartellini, i cancelli, l'entrata, le macchine, la catena di montaggio. Essere lavoratori aveva un significato e una rappresentazione ben precisi. Dal libro si capisce che oggi non è così. C'è un denominatore comune? È la sopravvivenza? O la disuguaglianza stessa tra lavoratori? «Qua e là come denominatore comune sembra esserci l'alienazione. La condizione del lavoratore è quella di passare un grosso pezzo della loro vita a faticare, se poi togliamo l'altro grosso pezzo a dormire, vediamo che non ci rimane molto. Eppure si continua, come formiche, inferocite, si assale in diecimila una lucertola morta, si trasportano pesi incredibili, si vive ad oggi in questa specie di medioevo senza diritti, senza protezioni, si paga il dazio alla casta dei politici e della burocrazia. Uno schifo di medioevo sí».

Lo dice uno che di lavori ne ha fatti tanti, ma, continua: «non sono mai stato capace a far nulla, lo dico davvero con tutto il rispetto per me stesso, e come tutti quelli che non sanno far nulla, ho dovuto fare di tutto. Il lavapiatti sì, sul traghetto che da Genova andava a Bastia, mi ha segnato per la sua dimensione, fuori del tempo e dei posti, perché non sapevi mai se era mattina o sera, se andavi all'isola o ne venivi. Ma anche in Spagna, dove lavoravo di notte nei locali, qualcosa mi ha segnato com'é giusto che segni la vita notturna. E il traduttore di menù spagnoli per turisti italiani, quello sí che era un buon lavoro, credo di avere ancora parecchi menù pagati da quelle parti».

Del lavoro, Magliani dice che deve elevare, dare dignità: «se di vero lavoro si tratta e non di un abuso. Ricordo mia madre, diseredata, anzi truffata, da buona proprietaria di ulivi che era stata, ha dovuto mettersi in colonna assieme alle raccoglitrici a giornata. Andare alla mattina con la stella e tornare la sera con la luna, avere eternamente le ginocchia gonfie, ricordo dei fondavalli liguri, del terreno su cui poggiare tutti gli inverni, eppure non l'ho mai sentita maledire la terra, né chi l'aveva derubata. Ma forse c'é anche un tempo per maledire». E gli operai? Come mai si ricorda che esistono solo quando muoiono? «Per quella mancanza di dignità da parte di qualcuno, credo».
di Daniele Miggino

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