Magazine Venerdì 7 dicembre 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

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Può una mamma che da piccola è stata maltrattata non amare i propri figli? Non che li maltratti fisicamente, ma psicologicamente ha sempre fatto venire loro i sensi di colpa, causando insicurezze e ristrettezze mentali. Forse la spiegazione sta nel fatto che da piccola non è stata amata.
È una madre egoista - nel senso che vuole che i figli corrano non appena ha un bisogno futile (es. cambiare una lampadina) - che fa la vittima quando il bisogno è reale dicendo che non ha bisogno di niente (es. ha fatto un'operazione e i figli sono stati accanto a lei per tutta la degenza ovviamente, ma lei li mandava a casa con aria da vittima), e che non è mai disponibile, e se si rende disponibile lo rinfaccia per anni interi.
Si racconta per come vorrebbe essere, ma è esattamente l'opposto di quello che racconta. Non è spontanea, e fa ragionamenti contorti pensando che la gente dovrebbe agire nel modo in cui ha pensato lei. Inoltre, pur compiacendola, facendo tutto quello che chiede, tutto quello che dice e nel modo in cui lo dice, seguendola come "modello", arriva sempre un momento in cui ti dice che sei irrispettosa, che non le vuoi bene, che sei egoista. Sua figlia ha pure implorato il perdono inginocchiata (la madre si era offesa perché non poteva accompagnarla dal medico e ci avrebbe mandato un fratello), e lei con sguardo austero ha continuato a guardare avanti dicendo: vai esci, sei giovane, hai la tua famiglia.
Dopo anni e susseguirsi di situazioni imbarazzanti, piene di cattiverie, ingiustizie, i figli continuano a rispettarla ed aiutarla (ora è rimasta pure sola. Ah, ovviamente ha considerato soltanto il dolore della perdita del marito, non considerando che i figli hanno perso il padre!) però non è una donna facile da amare. Si comporta con ipocrisia con i conoscenti (amiche non ne ha, la gente dopo un po’ si stufa di esser trattata male), e cosa peggiore è ipocrita anche con i figli. Cattiva e ipocrita con i figli... è possibile esser così per una madre?
Sono mamma anche io, e non mi sognerei mai di rinfacciare le cose a mio figlio e di fargli venire i sensi di colpa... e i sensi di colpa che fa venire una madre, anche sulle sciocchezze, sono pugnalate all'animo.


Buongiorno "mamma anche io",
scusi se la chiamo così, ma lei non si firma e non so se è un caso o una scelta consapevole di avere uno stile “impersonale”. Questa riflessione mi è nata proseguendo la lettura della sua lettera, dove lei parla di una situazione che io presumo che le sia vicina ma che lei racconta come se fosse “un caso clinico” o una materia di studio.
Ma va bene anche così, come vuole lei. Allora cercherò di rispondere nello stesso stile e quindi, andando per ordine: possono esserci madri che “non amano” i propri figli. No, non è necessario che siano state a loro volta maltrattate, ma è conseguenza di un insieme di fattori in cui il maltrattamento psicologico e/o fisico può esserci in varie sfumature o anche non esserci.
Di qui in poi le mie risposte non potranno essere così precise, perché lei in effetti racconta di un “modo di comportarsi” che, purtroppo, può essere presente in molte persone, siano essere “madri” o altro. Certo questo è decisamente più doloroso quando questo tipo di persone egoiste, insensibili e vessatorie ci sono vicine e fanno parte della nostra famiglia (se le interessa un riferimento, le ricordo che la scuola di psicologia di Palo Alto già negli anni Settanta parlava di “madri schizofrenogeniche” per definire quelle madri che con il loro comportamento, inducevano nei figli uno stato di malessere).
Tutto questo per dire che talvolta non basta “essere madri” per essere realmente adatte, disponibili e capaci a svolgere davvero bene questo ruolo. Tenendo conto che, sebbene il termine “madre” possa essere riferito ad un aspetto “biologico-anagrafico”, in effetti ci sono molti modi di esserlo e talvolta alcuni non sono buoni come altri.
Poi c’è anche il rovescio della medaglia, ovvero di quanto un figlio o una figlia abbia realmente bisogno di avere una madre. No, non si allarmi, mi spiego meglio: tra “essere una madre” (ovvero svolgere le azioni-relazioni proprie del ruolo) di un bambino di un giorno, di un mese o di un anno non è proprio la stessa cosa. E ancora non è forse vero che “essere la madre” di un bambino di tre o cinque o dieci o venti o trent’anni non può essere, davvero, la stessa cosa? E questo per il semplice fatto che ad età diverse corrispondono bisogni e risorse diverse e non si può - e non si dovrebbe - essere “la stessa madre” per un figlio di quattro come per un figlio di quaranta, non fosse altro perché, sebbene mia madre sia sempre mia madre, arriva un tempo in cui sarò io a dovermi prendere cura di lei, e non più viceversa.
Ma io sto parlando di cose che magari non le interessano. Lei parla di come si può amare una persona “ipocrita” e io mi permetto solo di farle notare che lei ha già risposto quando è arrivata alla consapevolezza che “ci sono persone che sono difficili da amare”. Ma anche su questo ci dovremmo fermare un attimo a pensare. Quanti modi diversi di amare ci sono? Mi dicono che la risposta giusta è: tanti. E allora, forse c’è da pensare che ci sono delle persone che sono difficili da amare per come a noi piacerebbe amarle. E questo ci fa male. Ed è difficile da buttare giù! Anche se in alcuni libri c’è scritto che dovremmo riuscire a trovare un modo di amare diverso a seconda delle persone con cui ci troviamo anche se non sarà possibile “trattarle“ tutte allo stesso modo. Sì, sì, tutte belle parole.
Era quello che pensava di sentirsi dire?
Saluti.
di Marco Ventura

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