Magazine Mercoledì 5 dicembre 2007

Letture fuori tempo massimo

La notizia è recente, e non può non essere menzionata qui: a Madrid hanno lanciato un concorso online per eleggere il super-precario. L’organizzazione giovanile di Izquierda Unida, promotrice dell’iniziativa, invita tutti i componenti madrileni di questa fauna sempre più diffusa a fare outing. Si può concorrere in due diverse categorie, una per il maggior numero di contratti in un anno, l’altra per il contratto più breve; vince ovviamente il resoconto delle condizioni più demenziali ( ).

Ciascun vincitore si porterà a casa una copia dello statuto dei lavoratori, tanto per rinfrescarsi la memoria, un’immaginetta di San Precario - ché le raccomandazioni dall’alto servono sempre - e soprattutto un buono del valore di sessanta euro da spendersi in libri, a dimostrazione del fatto che il precario verace ha sempre una gran fame di buone letture, oltre a quella ormai atavica di diritti.
L’iniziativa, come detto, è rivolta ai soli residenti di Madrid, ed è un vero peccato, perché mi pare un’idea degna di essere esportata. In attesa delle prossime Olimpiadi del precario, ad ogni modo, il fortissimo team degli italiani a tempo determinato può riscaldare muscoli e cuore con una lettura inquietante, rigorosamente a scoppio ritardato.

Stupore e tremori, di Amélie Nothomb (Voland edizioni), è uscito nel 2001 e, come tutti i buoni libri, negli anni non ha perso neppure un briciolo del suo misterioso fascino. La trama è molto semplice, e ripercorre un anno della vita di Amélie, giovane belga che riesce a realizzare il sogno di vivere e lavorare nel suo amato Giappone. Come spesso succede quando si desidera troppo, però, il sogno si trasforma in un vero e proprio incubo, e trascina la protagonista in un vortice di umiliazioni e situazioni grottesche.

Impiegata presso una multinazionale stellare, Amélie scopre molto presto di non poter utilizzare il suo perfetto giapponese (una stupida straniera non può mettere in imbarazzo i padroni in casa loro), di non poter prendere iniziative (tutto dev’essere regolato dall’alto), di non potersi mai fidare di nessuno, nemmeno di certe superiori che sembravano così carine. Sì, lo so, anche a me tutto questo ricorda qualcosa, ma mi preme ribadire che si sta parlando di Giappone, qui. Certamente in Italia non si arriverebbe mai alle squisite crudeltà che la kapò di Amélie riesce ad escogitare, fino alla degradazione finale, l’incarico di controllare che in ogni bagno dell’ufficio ci sia abbastanza carta igienica. Vero?

Come sempre, le modalità di reperimento per questo romanzo sono molteplici e vanno dal prestito alla lettura a scrocco in libreria, anche se la sua qualità renderebbe d’obbligo un’eccezione.
Stupore e tremori è un libro che avrei voluto regalare spesso, in particolar modo a certi ex datori di lavoro. Ho però pensato che alcuni di loro ne avrebbero tratto un’ispirazione pericolosa, e ho deciso di soprassedere.
di Paola Ronco

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