Magazine Lunedì 26 marzo 2001

Genova città del marmo

Magazine - «Genova è la città di marmo.
In nessuna parte d’Italia, né del mondo, si è usata tanto, sino all’abuso, questa pietra, preziosa e carissima in altri paesi, ma qui trattata col disprezzo dell’abbondanza fino al punto da servire molte volte per acciottolare le strade.
Le vie principali della città ligure sono costituite da una tortuosa fila di palazzi con facciate coperte da grandiose figure e frondosi ornamenti. Le grondaie, sostenute da cariatidi, si toccano quasi e lasciano passare attraverso lo stretto spazio libero la viva luce del mezzogiorno.
A notte inoltrata, quando l’illuminazione pubblica incomincia a venir meno, queste strade strette, con le loro pareti di marmo che sembrano risalire sino alle stelle che occhieggiano, ricordano al passante le sconvolte gallerie di una cava nella quale il piccone ha tracciato capricciosamente profili e rilievi: alla luce del sole queste ferite sono prodigi d’arte.
Le antiche glorie della Repubblica genovese, la potenza che le dettero i suoi marinai e commercianti, si rivela in questi grandi palazzi che erano abitati dai patrizi liguri, quelle famiglie che, con intrighi e cospirazioni, si disputavano le cariche di doge o di capitano della Repubblica.
Quarantasette palazzi, tutti splendidi nel loro interno, e tutti di marmo dalle fondamenta all’ultima balaustra, si contano nelle quattro vie che costituiscono la spina dorsale della città.
Sono le antiche abitazioni dei Doria, degli Spinola, dei Pallavicini, dei Balbi, dei Serra, e delle altre nobili famiglie che mandarono nella nostra terra gloriosi rappresentanti».

Vicente Blasco Ibánez En el país del arte. Tres meses en Italia, Madrid, 1896

Nell’immagine: August e Laurent Deroy, Strada Balbi, ca. 1830-40, litografia

di Linda Kaiser

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