Magazine Mercoledì 28 novembre 2007

La posta del cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Care/i,
ancora due lettere. Un po' perché continuo ad essere in ritardo con le risposte, un po' perché la seconda – che è recente - affronta il problema dei rapporti di potere, anche se con un'interpretazione direi originale. Quindi è importante che il dibattito interno, sempre sul filo delle vicende personali come è giusto per questa rubrica, prosegua finché vi sembrerà interessante.
Ciao a tutte/i,
Antonella

Ah, dimenticavo, vorrei segnalarvi – anche se non è il caso della posta di oggi - che la mia allergia ai puntini di sospensione dopo ogni frase si fa sempre più acuta. Mi spiegate a che servono? E, magari, mi fate la cortesia di evitarli? Così come vi prego di risparmiarmi le mail scritte tutte in maiuscolo. In questo caso capisco il significato, ma non posso pubblicarle così, quindi qualcuno dovrà copiarle in modo corretto. Che significa lavoro in più per persone già oberate.
Grazie.


Questi trentenni! Perché scappano?
Ciao Antonella,
probabilmente la domanda con la quale ho intitolato la lettera è già stata sentita e risentita.
Ma purtroppo ancora non riesco a capire!
Dopo una storia lunga ben cinque anni con un ragazzo che credevo fosse l'uomo con il quale avrei potuto creare una famiglia, la persona "giusta", lui ha deciso di lasciarmi. Premetto che ha 30 anni e io 27. Una motivazione valida non è mai riuscito a darmela, diceva che non poteva darmi quello che volevo, che forse era ancora immaturo rispetto alla relazione di coppia impegnativa e tutta un'altra serie di cose che di concreto avevano poco.
Ovviamente, con un dolore che ancora non passa, ho accettato la sua scelta: non potevo imporgli qualcosa che non si sentiva di dare e di fare. Ho accettato questa cosa, la sto vivendo e spero che lungo la mia strada incontrerò una persona che ha saputo fare i conti con se stessa, che ha capito che deve mettersi in gioco nella vita anche con i sentimenti e che non ci si può nascondere dietro una immaturità consapevole nonostante i 30 anni già compiuti.
A quella età i miei genitori erano sposati con un figlio, ai loro tempi si accettavano le sfide della vita, perché non vi erano alternative e anche con uno stipendio minimo si sceglieva di sfidare la vita assieme. Mettendo su casa e famiglia, e tanti ce la facevano.
Dunque mi chiedo ancora: perché scappano questi trentenni? Perché hanno paura di mettersi in gioco? Perché non si rendono conto che la vita deve essere vissuta e che non possono scappare in eterno rifugiandosi dietro a un filo che li tiene legati alla loro lontana adolescenza?
Alla fine a farne le spese siamo noi giovani donne che, giunte a questa età, sentiamo più viva la necessità di costruire una famiglia... ma con chi? Se secondo il luogo comune il mondo delle donne è incomprensibile, come definire allora quello degli uomini odierni?
Un caro saluto
Chiara

Cara Chiara,
mi capita spesso di usare questo paradosso: gli uomini sono tutti uguali, valli a capire gli uomini! Mi servo di due luoghi comuni – uno attribuito agli uomini e uno alle donne - per mettere un po' di umorismo nel fatto che, grazie al cielo, siamo irrimediabilmente diversi. Gli uomini hanno spesso comportamenti standard, sono altrettanto spesso controllabili, è persino possibile manipolarli e modellarli secondo i nostri desideri, ma non perché siamo capaci di capire come gli funziona il cervello, solo perché siamo più introspettive, sensibili e osservatrici. Siete in tante a scrivermi: «Gli ho chiesto, ma non ha saputo rispondermi». Eppure non è mica cretino, il povero ammutolito.
Semplicemente non ci pensa. Per l’uomo italiano tipo, le priorità sono altre dalle nostre e anche la scala di valori. Ragiona sul lavoro e sente in amore, l’introspezione è agli ultimi posti nella scala di cui parlavo. Questo per dire che la diversità inconciliabile ha molti pregi e qualche difetto. Uno di questi è che voi ragazze, più mature e consapevoli che la vita adulta è una necessità, dovete fare i conti con una massa di Peter Pan cresciuti senza senso di responsabilità da genitori che hanno dato l’esempio: priorità il lavoro, per guadagnare e poter comprare (in alcuni casi anche per realizzarsi). In poche parole è un gap culturale enorme che spesso voi ragazze –cresciute magari allo stesso modo- colmate con le doti che ti ho appena elencato. Loro –almeno la maggioranza di loro- non hanno gli stessi strumenti e non si sforzano di inventarli. È un male generazionale, imputabile –dicevo- in parte alle famiglie d’origine. Ma solo in parte, perché superata una certa età un individuo è da considerare adulto e va trattato in questo modo.
Consolati ripetendo quello che tu stessa hai scritto: le eccezioni esistono, ne conosco, ne ho viste e, se non ti arrenderai o non ti dedicherai alla gerontofilia –sempre più diffusa tra i ragazzi di entrambi i sessi- sono sicura che troverai l’uomo giusto. Ma, come ho raccomandato a tante altre prima di te, non accontentarti. E, magari, trascorri un po’ di tempo leggendo la rubrica illuminante di Alessandro Caldano su mentelocale.
Auguri,
Antonella


Il potere dell'amore
Gentile Antonella,
non credo possa esservi un calo di lettere per un tuo modo di rispondere: chi ti scrive magari ha già dentro di sé alcune risposte ma penso desideri un parere obbiettivo, se pure limitato, dalle poche righe che ti scriviamo e che ti danno penso solo uno spiraglio per comprendere qualcosa di noi.
A proposito di me e sui rapporti di potere, anch'io credo di vivere qualcosa di simile, ma il potere è esercitato su di me, non tanto dal mio compagno, quanto dall'amore forte che ho per lui e dal mio stesso modo di essere. Lui è un "ragazzo" di 45 anni, che forse aveva già incontrato il grande amore, poi però come accade spesso, la loro storia è finita io sono arrivata durante il suo dolore per questo distacco e, se pure le premesse da parte sua erano "ho sofferto troppo non voglio più legarmi", la nostra storia dura da circa tre anni io lo amo... lui, non lo so. Di certo con me sta bene, c'è passione e condivisione e mi vuole bene. Anch'io sono felice, ma avendo diversi anni meno di lui, ho ancora in me desideri che forse con lui non potrò realizzare. Non viviamo insieme, io ho una mia casa, un lavoro che mi appaga e lui, che mi riempie il cuore. Non sento l'urgenza di una maternità, se pure ho "già" trent'anni, né di una convivenza ma chissà, un giorno, forse sì. Se lo amassi meno, credo razionalmente, vedrei che io non sono per lui il grande amore e che a una certa età (la sua) solo questo è in grado di disancorarti dalla tua già consolidata routine di vita e quindi forse mi allontanerei. Invece lo amo tantissimo e amo essere nella sua vita e tra le sue braccia ora magari mi dirai parole severe, e ti comprenderei...
Un caro abbraccio
Sofia

E perché dovrei, cara Sofia?
Oltretutto dopo le tue parole gentili. Tuttavia sono a costretta a deluderti quanto all’idea romantica che ti sei costruita sul problema del potere.
Romantica e anche un tantino orgogliosa –per me l’orgoglio non è una virtù- nel senso che, se dai la colpa a te stessa, ti senti meno manipolata da lui. È come se ti dicessi: sono io, anzi è il mio amore cieco, a decidere, per non concedergli davvero la posizione che purtroppo invece occupa.
Quindi cara, fattene una ragione: il potere ce l’ha lui, se ne serve senza troppi scrupoli e tuttavia al momento non vedo dove sia il problema. Quando sentirai le esigenze di cui hai parlato, riuscirai a distaccarti o a trovare un accordo con lui. Che dovrebbe smetterla di usare il passato come una barriera che lo tenga al riparo dei sentimenti intensi. Lo sappiamo tutti che tanto non funziona così. Quindi per piacere fa’ un bello sforzo di razionalizzazione, ammetti di essere completamente dipendente e, se ti va bene, continua. Magari capiterà prima a te di trovare un’altra persona, o magari lui proverà a diventare grande. Uno dei difetti comuni alle generazioni nate dal boom economico in poi è quella specie di delirio di onnipotenza –o ossessione di controllo, fai tu- che induce a credere di potere –con la volontà, per esempio, o con la fatica, lo sforzo, la costanza- esercitare il proprio controllo su tutto: noi, gli altri, il futuro. Ma nessuno consiglia mai: lascia andare le cose, osserva e non intervenire, lascia che il destino si compia. A volte, invece, bisogna fare il meno possibile e aspettare con pazienza.
Auguri,
Antonella
di Antonella Viale

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