Magazine Martedì 27 novembre 2007

Come creare una biblioteca 'a progetto'

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Magazine - Ogni lettore precario che si rispetti, se è abbastanza fortunato da avere dei familiari con la stessa malsana passione per le pagine stampate, avrà modo di rifornirsi abbondantemente grazie a una rete di prestiti più o meno solida.
Sono segreti ben custoditi, questi, hai visto mai che a qualche ministro venga in mente di mettersi a tuonare contro i bamboccioni della cultura, che passano la vita a scroccare libri. Le regole del gioco sono precise e si basano sul semplice buonsenso, come sempre nella vita. Chiaro che è obbligatorio restituire ogni volume alla suocera, in tempi rapidi ed in perfette condizioni, meno scontato fare la stessa cosa con la mamma, che tanto ci vuole bene lo stesso e in passato ne ha viste di peggiori rispetto a un paio di orecchie alle pagine.

Capita quindi, alle volte, che grazie a scambi incrociati e dimenticanze più o meno casuali la biblioteca a tempo indeterminato di mamma e papà aiuti a rimpolpare la propria a progetto, contribuendo anche alla scoperta di qualche autore di cui non si potrà fare a meno negli anni a venire.
- Ah, quello? Prendilo pure, a me non è piaciuto, troppe parolacce, e poi che brutta persona quel protagonista lì. Anzi guarda, tienilo, basta che in cambio mi restituisci Possessione della Byatt, che ce l’hai da tre anni.
È stato così che ho incontrato Massimo Carlotto, grazie a una felice discordanza di gusti. Il turpiloquio c’è ma è una scelta inevitabile, dato che Giorgio Pellegrini, eroe nero di Arrivederci amore ciao, è davvero un tipaccio, di quelli che persino la mamma, se fosse in vena di trasgressioni, definirebbe una merda d’uomo.

Bello e consapevole di esserlo, privo di scrupoli, questo ex terrorista che non crede in niente passa con disinvoltura dalle paludi della guerriglia centroamericana al miracolo economico criminale del Nord-Est. Si muove tra ricatti e sfruttamenti, tesse trame insieme a funzionari corrotti e avvocati inguardabili, usa le donne con agghiacciante disprezzo, ammazza con disperata indifferenza.
È un romanzo che si legge in fretta, questo. Si vuole vedere come andrà a finire, come farà ogni volta il protagonista a sfangarla. Perché alla fine è di un vincente che si sta parlando; riabilitato agli occhi della legge, con quel fascino in più regalato da un passato torbido, Giorgio Pellegrini non solo vede passare il bel mondo nel suo ristorante di successo, ma arriva anche a farne parte a tutti gli effetti.

Il suo amorale reinserimento nella società è raccontato in maniera secca ed essenziale, senza un aggettivo di troppo e senza compiacimenti nelle parti più crude. È la mancanza di sentimenti umani e di pietà la cosa più terribile, non quello che essa spinge a fare.
Arrivederci amore ciao è stato trasformato anche in fumetto e in film; il fumetto me lo sono sbirciato alla Feltrinelli un sabato pomeriggio di tempo instabile e non mi è parso niente male, il film spero che prima o poi lo diano in televisione, ovviamente quella in chiaro.

di Paola Ronco

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