Magazine Venerdì 23 novembre 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

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Magazine - Gentile Marco,
ho perso da pochissimi giorni mio padre. Non vivo più da qualche anno con i miei genitori, ma la nostra è stata una famiglia molto tradizionale, legata per volontà dei miei ai riti, alle feste di Natale, ai compleanni, alle tante foto insieme.
Mio padre era un uomo molto taciturno, di lui raccontava pochissimo e per noi figli era sempre disponibile, pronto a manifestarci in tutti i modi il suo affetto, ma era anche piuttosto severo, e parco di parole d'amore. Ora se n'è andato e io non so qualificare quello che sto provando: non è un dolore devastante, ho pianto anche poco, pur essendo stata la sua una scomparsa improvvisa.
Sento un grande vuoto, e una parte di me vorrebbe rivederlo un'ultima volta, stare con lui un intero giorno, fare insieme qualcosa di bello, ridere e stringerlo forte, sentirgli dire quanto mi amasse e dirlo io a mia volta. Non sarà mai più nella mia vita e non gli ho neppure fatto conoscere l'uomo che amo, perché andando via di casa, pur rimanendo sempre in contatto, ho preferito non coinvolgerli nella mia vita sentimentale.
Se ne è andato mio padre e vorrei sentire qualcosa di dirompente, e non questa malinconia. Forse non lo amavo abbastanza, forse ci siamo parlati troppo poco. Ho paura che rimarrà sempre in me questa scheggia di nostalgia, qualcosa di incompiuto. Non so se puoi dirmi tu qualcosa.
Grazie,
Giada


Gentile Giada,
mi spiace che lei abbia perso da poco suo padre e credo che in questi momenti della vita sentirsi tristi, malinconici e svuotati sia assolutamente normale ed inevitabile. E quanto più la persona è stata per noi importante e significativa più la nostra reazione alla sua mancanza è evidente. Come lei saprà, tutto ciò ha un nome e si chiama lutto. A questo poi segue una seconda reazione, che si chiama elaborazione del lutto, durante la quale noi, pur addolorati per quanto è successo, proviamo a rimettere insieme i ricordi, i significati e i dati di realtà per arrivare, quindi, a rimarginare questa ferita dell’anima sino a che, dentro di noi, non rimangono che sottilissime cicatrici.
Non ci vuole molto tempo, ma sicuramente per lei è ancora troppo presto e quindi credo che ancora per qualche giorno avrà queste strane sensazioni che si alternano dentro di lei. Nel frattempo le ricordo che, in ogni caso, senza gioia e senza colpa è normale che i figli sopravvivano ai loro genitori.
Eppure, allo stesso tempo, una parte dei nostri genitori continua a convivere dentro di noi.
Questo significa che la natura ha previsto che, ad un certo punto (e lei è grande abbastanza) i figli non abbiano più bisogno di avere, realmente, dei genitori e dunque non vi dovrebbe essere sorpresa né allarme nella loro scomparsa, ma solo, appunto, tristezza. Allo stesso tempo questa sorte non è destinata ai ricordi, agli insegnamenti e alle esperienze fatte assieme, che restano dentro di noi e continuano a fare parte della nostra vita.
Ed è con queste che dobbiamo e possiamo convivere, trasformandole in una nostra forza. In altre parole, se pensa di avere ancora qualcosa da dire a suo padre trovi un posto adatto, scelga il momento giusto e glielo dica, dentro di sé, e chi deve sentire sentirà.
Le ricordo che basta una volta sola e che non riceverà alcuna risposta.
Ma la sua vita sarà più serena.
Un abbraccio

di Marco Ventura

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