Magazine Mercoledì 21 novembre 2007

Letture precarie fuori tempo massimo

Paola è una lavoratrice precaria e una lettrice compulsiva. Chi ha poche risorse economiche arriva sempre a leggere i libri con un certo ritardo rispetto alla data di pubblicazione e alle recensioni 'ufficiali' della critica. Ecco la recensione a scoppio ritardato del libro 'New Thing', di Wu Ming 1.

Esiste un tempo massimo oltre il quale le recensioni non valgono più? È giusto appiccicare addosso a un libro una data di scadenza, nel senso che se arrivi tardi a leggerlo è finita, inutile parlarne, tanto ogni dicibile è stato detto e scritto?
Spero proprio di no, dato che i libri io li leggo sempre al mio personale ritmo precario, inteso proprio in senso letterale. Provateci voi, con uno stipendio a progetto, a comprare tutte le nuove uscite, tanto più che la ciofeca è sempre in agguato e non è bello rendersi conto di aver speso a vanvera una somma che avrebbe potuto finanziare almeno tre pause pranzo (no contratto, no buono pasto).

E insomma, con questo sistema di lettura ritardata tocca affidarsi ai gusti degli amici e parenti che formano il proprio circolo di soccorso letterario. Il sistema è semplice, e si basa sul fatto che ognuno di noi, se appena ha un cuore, ha degli autori che acquisterà sempre e comunque. A costo di mangiare focaccia per settimane. Carlotto ed Erri De Luca nel mio caso, la Jimenez Bartlett e Camilleri per mamma e papà, Mankell per il moroso e annessa suocera. Sono tanti, per fortuna, e molto vari. Senza contare i colpi di fulmine che ti colgono in libreria, e che ti fanno decidere che senza quel libro dal titolo folle, senza quella copertina geniale, non potrai assolutamente stare. Succede così, dunque, che a tre anni di distanza dalla sua pubblicazione mi arrivi tra le mani New Thing (Einaudi, 218 p., 14,00 Euro) opera solista di Wu Ming 1.

Evento complicato, perché io adoro i romanzi dei Wu Ming, fin dai tempi in cui erano Luther Blissett e viaggiavano attraverso l’Europa eretica. Allo stesso tempo, però, mi capita un’idiosincrasia particolare per la storia americana. Mica per partito preso, intendiamoci. C’è gente che non sopporta la cipolla nel risotto, ad alcuni viene il mal di testa quando tira vento. A me, che pure ho studiato storia all’Università, quella americana non piace. Ora, New Thing è immerso nel cuore nero degli Stati Uniti del 1967. Sono anni duri, di pantere nere a mordere le strade, di musicisti che scoprono una musica inaudita, di complotti talmente macchinosi da essere veri. Un paese all’avanguardia in tutto, sui cui autobus solo da poco bianchi e neri possono sedersi vicini.

Nel romanzo c’è tutto questo, eppure lì dentro a un certo punto la storia americana diventa un pretesto per raccontare altro, la cipolla si amalgama nel risotto e diventa invisibile, il vento si trasforma in sollievo dall’aria ferma. E allora uno continua a leggere, allo stesso ritmo sincopato dei musicisti che vengono ammazzati, uno per uno, pagina per pagina. Chi è l’assassino? Di chi sono le voci fantasma che affollano il romanzo? Dove si nasconde l’autore? Perché alla fine salta sempre fuori che i cantanti da crociera sono gente che sarebbe meglio evitare?
Musica sovversiva e iconoclasta, dunque, che forse sarebbe il caso di ricominciare ad ascoltare. Mica per fare la rivoluzione, eh. Qualche diritto in più basterebbe.
di Paola Ronco

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