Magazine Lunedì 19 novembre 2007

Veneziani: il cronista della solitudine

Omicidi poetici, sussurrati, accennati, spiegati, forse semplicemente sognati, mai espliciti, mai brutali. Quarantanove giorni, sette settimane, altrettante morti: sono questi i protagonisti dell'ultimo libro di Antonio Veneziani, poeta e scrittore della cosiddetta scuola romana che fa capo a Pasolini.
Cronista della solitudine (Hacca, pp. 101, 10 Eu) gira intorno alla morte, ma per raccontare altro. È lo stesso autore a spiegarlo nell'intervista di Renzo Paris che conclude il libro: «Nei delitti di Cronista della solitudine la morte non era la parte centrale, mi interessava il contorno. Insomma, come dire che della morte volevo indagare i colori, del prima, e le variazioni del nero, del dopo». La fonte d'ispirazione, conferma l'autore a mentelocale.it: «sono i fatti della vita quotidiana, le cose che succedono e in cui sono stato coinvolto». Tra gli autori, invece, cita Le spleen de Paris di Baudelaire, Max Aub, i poemi in prosa dell'Ottocento.

Ad essere descritta è la difficoltà di sopravvivere indifferenti alla grettezza che ci circonda. Sempre nell'intervista di Paris dice Veneziani: «Devo spesso rammentarmi che non posso suicidarmi proprio adesso, eppure è uno sforzo enorme sopportare tutta la merda quoditiana». Un sentimento che trasuda da ognuno dei quarantanove brevi racconti della raccolta, e che il poeta mi conferma: «in fin dei conti i 49 omicidi del libro sono un modo per non provare 49 volte il suicidio», dice.
Ma c'è dell'altro: «questa raccolta di prosa poetica vuole essere anche un gioco, un contraltare al fatto che uccidere sembra sia diventato un gioco di società. Mi riferisco in particolare a una delle ultime notizie di cronaca. Una ragazza inglese ha ucciso il proprio fidanzato nel mezzo di un gioco erotico, ispirandosi al delitto di Perugia ( n.d.r.). Io non sono religioso, ma viene da dire: Dio mio, ricominciamo a pensare alla vita».

Lo stile è rapido e cinico, imbevuto di quell'ironia yiddish così ben resa dalla penna di Veneziani. A volte giunge al limite della freddura:
Jacob ripeteva ossessivamente: "Sono un morto vivente".
COn aria complice aggiungeva: "Sei l'unico, anche fra gli amici, che mi capisce".
Per non tradire l'amicizia e perché ci tengo alla verità, l'ho murato vivo


Oltre all'intervista di Paris, i racconti sono inframmezzati da interventi visivi di Maurizio Ceccato, Serge Uberti, Mattia Battistini.
Nella primavera 2008, inoltre, la casa editrice Hacca ripubblicherà anche Fototessere del delirio urbano, uno dei primi lavori del poeta, uscito nel 1966.
di Daniele Miggino

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