Magazine Giovedì 8 novembre 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Salve dott. Ventura,
sono una ragazza di 28 anni, volevo raccontarLe la mia storia. Circa 12 anni fa sono cominciati i miei problemi di ansia, infatti da allora sono una "dappista". I Dap mi hanno accompagnata in varie forme in questi anni finchè, ricominciati in maniera insostenibile, a maggio di quest'anno mi sono rivolta da un neurologo. Da metà maggio 2007, quindi, mi curo con il farmaco Entact (premetto: in passato non mi sono mai curata), dapprima da 10mg, poi da 20mg.
Questo per renderLe più chiaro il quadro della situazione. Comunque il problema che vorrei affrontare con Lei è quello del rifugio nel dormire. Sì, mi piace dormire (psicofarmaci a parte, perché mi succedeva anche prima), faccio fatica ad alzarmi dal letto, proprio non voglio lasciarlo. La sera, guardando la TV, puntualmente mi addormento sul divano, un sonno molto profondo.
La mattina, dopo circa 9-10 ore di sonno, faccio fatica a carburare. Mi sveglio completamente verso mezzo giorno. Infatti al lavoro, di mattina, combino poco. Recupero nel pomeriggio, quando sono super energica. Perché mi accade questo? Secondo Lei non mi piace la realtà in cui vivo? Può essere?
Mi dia una risposta
La prego


Salve “ragazza di 28 anni”,
la ringrazio per aver scritto e per aver voluto raccontarmi la sua storia anche se, per un attimo, mi sono sentito terrorizzato all’idea di dover leggere pagine e pagine. Invece sono rimasto decisamente sorpreso nello scoprire che era riuscita a riassumerla in appena quattro righe. Che, davvero, sono proprio poche.
Mi scusi se ho incominciato così, ma volevo esprimerle la mia sensazione di non essere in grado di fare finta di non cogliere che, anche se lei cerca di sdrammatizzare, avere problemi di ansia e di panico da dodici anni non può essere cosa da liquidare in un paio di frasi, considerando che il termine “dappista” è allo stesso tempo simpatico ed inquietante.
E già da questo nasce il mio bisogno di saperne di più della sua storia, proprio perché più rileggo la sua lettera e più mi rendo conto di non avere chiaro “il quadro della situazione”. E senza questo “quadro” mi sentirei molto in imbarazzo a parlare del suo rapporto con il “dormire” enucleandolo dal contesto della sua esistenza.
Senza dei riferimenti che parlino proprio della sua vita sarebbe troppo banale arrivare a formulare delle tragiche ipotesi, tipo che lei “fugge dalla realtà in cui vive”. Così come sarebbe banale arrivare a dire che lei è semplicemente una “dormigliona”, così come ce ne sono tante altre. E non è detto che solo perché un’ipotesi è più “tragica” di un'altra allora è anche più “vera”. Senza contare che, tra l’angoscia del voler fuggire la realtà ed essere delle beate dormiglione, ci sono un numero infinito di spiegazioni, altrettanto significative, che sfumano da un estremo all’altro. Ed io sono ancora convinto che le sfumature contino.
Così mi viene da notare come lei usi quattro righe per raccontare la sua vita e quasi una riga per specificare la sua attuale terapia. Vorrà dire qualcosa? Qualunque cosa voglia dire, per essere precisi, io non sono un neurologo e quindi non mi permetto di commentarla. Dal mio punto di vista posso solo dire che nei Dap l’aiuto farmacologico, se pure utile, non sempre è risolutivo senza un adeguato appoggio psicoterapeutico.
A questo punto non sono sicuro di averle dato la risposta che sperava, forse perché più che a rispondere ero interessato a chiedere.
Quindi spero che le faccia piacere scrivermi ancora.
Grazie.
di Marco Ventura

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