Magazine Giovedì 8 novembre 2007

Pillole di vita per i nostri figli

Qual è il momento migliore per intraprendere qualcosa? Quali sono le persone più importanti con cui collaborare? Qual è la cosa che più conta sopra tutte? Questi i tre quesiti cui cercava di dare risposta un certo imperatore nella novella Tre domande di Lev Tolstoj; per trovare risposta, il sovrano emanò perfino un bando per tutto il regno garantendo una lauta ricompensa a chiunque fosse stato in grado di esaudire la richiesta. Lo ricordate? Si ispira alla novella Antonie Schneider la bella storia di Filippa, quasi fosse una parabola, un brano di letteratura religiosa che non ha nulla da invidiare a qualunque altro testo sacro.
Ovunque si parla di umanità, di fiducia, di servire la gente, di persone che vivono in un paese lontano, ma spesso perdiamo di vista la variegata tavolozza di emozioni che ci ruota attorno. Con il conseguente smarrimento di accadimenti che riguardano e coinvolgono le persone a cui dobbiamo e vogliamo dedicarci; gente che ci vive accanto. Semplicemente. Naturalmente. D’altronde, se non sappiamo servire i nostri figli, i nostri genitori, il nostro marito, la nostra famiglia, come si può pensare di servire la società? Se non sappiamo rendere felici i nostri figli, come crediamo di poter rendere spensierato qualcun altro?

Basta leggere Un racconto di Natale o Le tre domande (Bohem Press, 36 pp., 14.50 Eu) per riflettere su questo concetto e scovare deliziose pillole di vita. Guidati da una strabiliante bambina che viveva mille e mille anni fa, in un paese remoto dove il sole accendeva i tetti delle case e i cammelli sostavano all’ombra delle palme. Lì, c’è ad accoglierci Filippa, diversa da tutti gli altri bambini. Sa rispondere a domande di cui nessuno conosce risposta con la semplicità propria dei pargoli. Tanto che un giorno, un vecchio re prossimo alla morte che aveva visto il mondo intero con tutte le sue ricchezze, in preda al desiderio di conoscere Dio di persona cade nell’angoscia più cupa.
La bimba gli domanda: «Lo vedi il sole?».
Lui risponde: «Finirò per diventare cieco, se fisso a lungo il sole!».
Lei conclude: «E con i tuoi deboli occhi pretendi di vedere Dio? Il sole è soltanto una minuscola scintilla del suo fiammeggiante fuoco!», e continua: «Devi cercare Dio con altri occhi!». Il resto nella pagine da leggere con la leggerezza di un battito d’ali di farfalla, illustrato magistralmente da Dusan Kàllay.

Questo libro fresco fresco di stampa è, nella mia libreria, accanto ad un altro classico della letteratura per fanciulli: Pollicino (Bohem Press, 48 pp., 16.50 Eu) di Charles Perrault. La storia dell’ultimo nato «piccolo e sfortunato», che con astuzia e coraggio riesce a riportare a casa dal bosco dove sono stati abbandonati se stesso e i suoi fratelli, e anche l’oro del terribile Orco pronto a cibarsi di loro. Alzi la mano chi non la ricorda: nessuno. Le illustrazioni, intense e incisive, raccontano, come sa fare così bene Èric Battut, la “storia nella storia”. Il testo è curato da Alfredo Stoppa, che con l’abilità di un cantastorie del terzo millennio narra questa fiaba intramontabile, offrendo al fanciullo un eroe capace di competere con quelli dei nostri tempi ma avendo come armi da sguainare la sensibilità, l’intelligenza e la fratellanza.
Dopo Cappuccetto Rosso, Barbablù e Il gatto con gli stivali, un’altra fiaba di Perrault illustrata magistralmente da Battut, vincitore del Gran Prix di Bratislava.
Due grandi classici che non possono mancare nella biblioteca di ogni bimbo, illustrati da due matite capaci di raro coinvolgimento emotivo.
di Roberta Maresci

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