Magazine Venerdì 23 marzo 2001

Lo scrittore del Mediterraneo

Uomini alla deriva come navi abbandonate in porti di città colorate dalla luce del tramonto.
Destini intrecciati al mare.
Guazzabugli di scorci, visti di sfuggita.
Improvvise aperture su piccoli e grandi spazi e poi alti e bassi e dune e colline. Porti accoglienti, come braccia di madri, e porti in decadenza, con hangar dismessi dove vivono i barboni.
Storie in cui tutti noi possiamo riconoscerci e soffrire. Soprattutto vivendo in Liguria, che tanto somiglia ai luoghi narrati da questo scrittore, a Genova, nell’estremo ponente, e ovunque in questa stretta striscia dove la terra si specchia nelle onde e gli uomini lottano per rubare spazio.
Luoghi simili a tutti quelli dove possono risuonare echi dell’Odissea, metafore di viaggi belli anche solo raccontati: "...la veneranda ninfa Calipso, la splendida dea...".

Jean- Claude Izzo è lo scrittore del Mediterraneo.
Il mare con tanti nomi e tante sorprese. Chiamato dai greci "Hals, il sale, il mare in quanto materia, Pelagos, la distesa d’acqua, il mare come visione, spettacolo, Pontos, il mare come spazio e via di comunicazione, Thalassa, il mare in quanto evento, Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la baia e il golfo".
Ma è anche lo scrittore dei calanchi, dei vicoli, della Corniche.
È lo scrittore che fa piangere e poi fa venire voglia di fare l’amore e di uscire, fra le facce che raccontano tante storie diverse. Uscire e vivere in quartieri dove non abitano solo bianchi borghesi.
È lo scrittore di serate un po’ malinconiche affogate nel Lagavulin, l'whisky pastoso come la carezza di una donna. E dei corpi delle donne si ricorda il profumo speziato e il piacere quando si prendevano da dietro, allargando leggermente le natiche, si ricordano i movimenti, e le parole, anche quelle dell’addio.

Izzo è lo scrittore di Marsiglia.
Autore di Chourmo, Casino totale, e Solea, la trilogia noir di Fabio Montale, del dolente splendido capolavoro Il sole dei morenti. È uscito da pochissimo in libreria un romanzo antecedente e mai tradotto, Marinai perduti, edizioni E/O.

Bloccati nel porto di Marsiglia a causa del fallimento dell’armatore, i destini di alcuni marinai si incrociano, si intersecano, cercano di resistere all’immobilità forzata, guardando con tristezza quel mare, quel Mediterraneo, che in fondo li rende uguali.
Elimina gli stereotipi, avvicina tutti diluendo le discriminazioni a cui la pigrizia e l’ipocrisia hanno abituato: "la via più cosmopolita di Marsiglia. Crocchette di merluzzo, frittelle di cervella di vitello, chakchouka, brik di pesce, insalata di fave, cetrioli allo yogurt, piperade, foglie di vite ripiene, calamari in salsa di Salonicco, moussaka. E naturalmente, olive verdi e nere. Mandorle, noci di acagiù, pistacchi tostati, crema di ceci. Anche un bel po’ di bottiglie di vino. Bianco di Cassis, rosè di Bandol e qualche bottiglia di rosso italiano, Lacrima Christi, di cui Diamantis andava matto".
Uomini con storie e con amori perduti, uomini con nostalgie e famiglie lontane.
A tavola tutti uniti, con le delizie del Mediterraneo. Sapori e odori.
Un greco, un libanese, un turco, e una città aperta a tutte le differenze, accogliente come una madre, intrigante e misteriosa con le sue strade, i suoi vicoli, i suoi panorami. Una città a volte luminosissima, con la luce che si confonde col colore del mare, a volte invece immersa in "una luce dura, quasi crudele. Spingeva verso i vicoli bui e freschi, i viali alberati, le piazze ombreggiate e i caffè con i tavolini all’aperto".
Marinai che credono nel destino, carichi di pezzi del loro passato, che portano con sé per non perdersi completamente: "questa carta, spiegò Diamantis, è la Peutingerania, una carta itinerario romana del III secolo, con Roma, là, al centro".
- "È stupenda"
- "Me l’ha regalata mio padre qualche mese prima di morire... mi ricordo quando è tornato. Ha aperto la carta sul tavolo come fosse un tesoro, poi mi ha preso sulle sue ginocchia e mi ha raccontato una storia fantastica. Avevo quattro anni, non capivo niente della sua storia ma il suono era meraviglioso... Credo mi sarebbe piaciuto essere cartografo. O geografo".
- "E invece ti sei messo in mare"
- "Non ho cercato altro. Ma... Marinaio in fondo è lo stesso. A ogni viaggio si ridisegna il mondo"
Marinai che nel Mediterraneo fondono storie diverse, si raccontano con passione donne perdute e mai ritrovate, anche se tenute vicino nella vita quotidiana. Amina, che Diamantis non riuscirà a trovare viva, la splendida Céphée, la donna di Abdul Aziz il capitano, protagonista di una sorta di tragedia greca raccontata con dolcezza e misura, Lalla e Maretta.

È bello l’erotismo che si trova fra le pagine di Izzo.
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di Francesca Mazzucato

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