Magazine Martedì 6 novembre 2007

La posta del cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Care/i lettrici e lettori,
oggi non consolo nessuno, mi spiace. Non che sia di cattivo umore, anzi.
Sfortunatamente mi sono capitati un paio di "casi esemplari", di quelli proprio da manuale, se esistesse un manuale di posta del cuore, che non sono destinati a un lieto fine (be', uno, forse forse...). Così mi limito a spiegare che cosa ritengo sia successo, sperando che serva per il futuro e a ringraziare Ancora tradimento per le parole gentili.
Ciao,
Antonella


Ho vinto una medaglia d'argento

Ciao Antonella,
sono Martina da Grosseto ho 24 anni, ed un grosso problema: ha 28 anni,è alto un metro e ottanta, è castano... Ma andiamo con ordine: lavoro da due anni a Roma in un ufficio, ci occupiamo di customer care in una società con circa 300 dipendenti, data la versatilità della tipolgia di lavoro che faccio, spesso capita che ci cambino commesse e quindi non si hanno sempre colleghi fissi ma ci conosciamo tutti.
E lui, il mio "problema" appunto, l'ho incontrato così. Ti racconto la vicenda dall'inizio: lavoravamo per conto di una banca inglese e lui è molto amico di una mia carissima collega che ci ha presentati un anno e mezzo fa. Io ero fidanzata da 5 anni, lui invece conviveva da un anno circa con una donna leggermente più grande e sua figlia (solo di lei). Date le nostre complicate vite sentimentali, per quanto ci fossimo accorti che era scattato qualcosa fra noi, una magia che non so descrivere, nessuno dei due si è mosso: non eravamo liberi. Ciò nonostante abbiamo stretto un bellissimo rapporto sia sul lavoro che nel privato, facevamo in modo di capitare vicini, di lavorare insieme. Ho approfittato del mio compleanno per invitarlo alla mia festa, ovviamente con la sua compagna, gli ho lasciato il mio numero di cellulare e volutamente non ho preso il suo.
Alla festa non è mai venuto, però qualche tempo dopo, era il giorno della befana, mi ha mandato un sms per augurarmi buone feste, e cosi finalmente il ghiaccio era rotto. La settimana successiva siamo andati fuori a cena e in quell'occasione mi ha confessato di aver chiuso definitivamente con la sua compagna. Io, che ero letteralmente impazzita per lui, ho lasciato il mio ragazzo ed abbiamo cominciato una relazione.
Bellissima per le prime settimane, tutto perfetto. Poi lui ha cominciato a far battute sul fatto di essersi innamorato, scherzava molto sull'argomento, di come avrebbe voluto dirmelo addirittura mi simulava le dichiarazioni. Mi divertiva molto, volevo vedere fino a che punto arrivava, mi sarebbe piaciuta moltissimo una vera dichiarazione, avrei potuto confessargli anche io i miei sentimenti, era bellissimo. Alla fine un giorno, guardandomi fisso negli occhi mi ha detto seriamente di essersi innamorato. Colta dal panico, mi sono messa a ridere dicendogli che era stato veramente credibile in quel suo ennesimo scherzo. Insomma ho fatto finta di non crederci. Sul momento l'ha presa bene, però un mesetto dopo mi ha avuto un fugace incontro con la ex e me lo ha confessato, ci siamo ovviamente lasciati, ma io so benissimo che il motivo reale della rottura non è certo quello, il fatto che lui mi abbia in qualche modo tradita era solo un pretesto. Ora s'è fidanzato con un'altra ed io sono veramente in pezzi. Non riesco a non darmi la colpa di tutto questo. Quando ci incontriamo o parliamo (siamo in ottimi rapporti) mi accorgo che la magia non s'è dispersa, ma lui sta con un'altra ed io non so veramente cosa fare, lui è convinto (perché io glie l'ho fatto credere) che siamo amici, che va tutto bene e che sono tranquilla ed invece dentro sto scoppiando!
Sono arrivata seconda, ho vinto una medaglia d'argento: mica male dicono in molti! Ma invece no, perché avrei potuto vincere. Insomma, da "quasi fidanzata" sono stata retrocessa a "migliore amica" e tutto questo solo per colpa del mio stupido orgoglio e della sua scarsa pazienza.
Decisamente mi serve un aiutino, più che altro un consiglio, grazie grazie.
Martina

Cara Martina,
ora ti spiego una cosa che succede spesso e di cui nessuno ha colpa -a parte un bel po' di superficialità, che non fa difetto né a te né a lui- perché rientra nelle dinamiche più banali delle relazioni umane. Capita di rado che, dopo un rapporto lungo, specie con una persona più adulta, l'amore nuovo resista quanto il vecchio. In moltissimi casi capita anzi che la "sostituta" duri poco perché -anche se in modo inconsapevole per entrambi- è stata poco più di uno strumento, una sorta di incentivo per mettere la parola fine a una storia logora.
Le persone non hanno quasi mai il coraggio di lasciare il compagno o la compagna prima di averne trovato un altro/a. È normale, ahimè, la solitudine non piace a nessuno. Purtroppo le ragioni del vostro abbandono sono talmente futili, che non riesco a immaginare un epilogo diverso da quello che hai raccontato. Hai giocato male le tue carte nel tentativo di costruirti un rapporto di potere favorevole -forse il fatto di avere lasciato il tuo ragazzo ti faceva sentire "debole" nei confronti del nuovo partner- e lui ha colto al volo l'occasione per tagliare la corda.
Con grande superficialità, su questo hai ragione. Chissà quanto durerà la nuova ragazza. Ma, pensaci bene, sei proprio sicura che l'aspirante sciupafemmine faccia per te? o per qualunque altra ragazza che voglia un rapporto paritario? Il tipo ha lasciato quella che immaginiamo come una figura materna -non in quanto più adulta, in quanto ovviamente più matura- perché è "diventato grande" o si sente tale. Non credi che adesso vorrà godersi "l'adolescenza"? Non tornare indietro Martina, c'è di meglio e riuscirai a trovarlo. L'importante è che tu sappia bene che cosa stai cercando...
Auguri,
Antonella


Un brutto sogno

Sono Gianluca,
ho 29 anni, fino a qualche mese fa avevo una ragazza, Sonia, stavamo insieme da 5 anni, crescendo insieme con un rapporto che ci univa sia nel corpo che nella mente, una ragazza in gamba, intelligente e poco incline alla dolcezza, un po' "mascolina", al punto da sembrare -in certi discorsi- più un amico che una compagna. Con lei stavo bene, ci sentivamo un tutt'uno, parlavamo di matrimonio (lo vedevamo lontano, ma c'era). Fino al giorno in cui è diventata gelosa del mio lavoro (per me, dopo anni di studio, finalmente una professione che mi fa sentire realizzato invidiato da tutti, raggiunta con sacrifici e abnegazione).
All'inizio sembrava entusiasta di questa mia occupazione, era orgogliosa di me, le parlavo di lavoro e lei mi ha dato ottimi consigli ed è anche grazie a lei se sono arrivato fin qui. Poi ha iniziato a lamentarsi delle mie scarse attenzioni, del poco tempo da dedicarle e dei miei pensieri spesso rivolti al lavoro (che comporta molte responsabilità). Mi chiedeva cose a cui prima non faceva neanche caso. Tipo regali per le ricorrenze, gesti affettuosi che prima quasi la infastidivano. Ha iniziato a telefonare anche durante le ore di lavoro in cui non potevo risponderle. Ho cercato di spiegarle che per realizzare quel futuro insieme bisognava fare dei sacrifici, avere un gruzzoletto, la casa, etc; lei mi rispondeva che in quel futuro avrebbe volentieri rinunciato ad un po' di benessere pur di avermi accanto per più tempo, spensierato e meno stanco. Io vorrei lavorare di meno ma è la società ad imporre certi ritmi, e lei questo non lo capisce. Ha un lavoro che la impegna poco, così le restano troppe ore da trascorrere (da sola) a pensare a sciocchezze che finiscono per sembrarle cose importanti.
Le ore che passavamo insieme era sempre depressa, una depressione che mio malgrado ho sopportato a lungo. Era cambiata. Perché non riuscivo a renderla felice? Ho provato a darle ciò che mi chiedeva, le attenzioni e tutto il resto. Ne ho avuto in cambio questa frase: «Tu fai tutte queste cose solo perché te le ho chieste, non sono spontanee, le fai per farmi contenta».
A quel punto non sapevo più che fare! mi sono rassegnato a non fare nulla, sperando che sarebbe arrivata da sola a capire, ma così non è stato. Dopo circa un anno di malesseri, tutto è degenerato, alcuni mesi fa mi ha lasciato. Continuando a non capire e rimanendo concentrata su se stessa e sui suoi "bisogni", mi ha lasciato! Da solo! In un momento in cui il lavoro richiedeva la massima concentrazione e in cui avrei avuto bisogno di una persona vicina con cui parlarne, su cui poter contare, lei mi ha abbandonato! Confessando di aver iniziato (secondo me già da tempo) a vedersi con un altro!!! In sostanza: io a sgobbare per costruire un futuro insieme e lei usciva con un altro!!!
Dopo essere stato male per più di un mese dopo il distacco, a giugno mi sono avvicinato ad un'altra ragazza (una collega con cui lavoro gomito a gomito da 6 mesi), niente di importante credo, solo un modo per stare bene "alla giornata". E da qui il disastro: ad agosto vado da Sonia col desiderio e la voglia di recuperare la storia più importante della mia vita, anche lei sembra voler provare a far funzionare le cose ma prende il mio cellulare e volutamente legge degli sms. Capisce che c'è un'altra, piange e mi accusa di "tradimento"(!) dicendo che per lei era come se non ci fossimo mai lasciati(!?!).
Scappa via per tornare da quel ragazzo con cui usciva e che lei (sbagliando) dice essere "l'unico che l'ama veramente". Ora, correggimi se sbaglio, ma qui il tradito sono io! Adesso l'altra ragazza vorrebbe qualcosa di più che però non posso darle, perché (cosa che le ho detto) non riesco a non pensare a Sonia, ma non so come tornare da lei. «Vorrei svegliarmi domattina con te, e scoprire che è stato tutto un brutto sogno», questo mi ha detto Sonia l'ultima volta che l'ho vista, ed è proprio quello che vorrei anch'io.

Caro Gianluca,
ognuno dei comportamenti di Sonia mi pare pretestuoso. La mia "diagnosi" è semplice, ma non per questo confortante. Credo di averne già parlato in passato: che le coppie si separino per colpa della routine è abbastanza raro, la routine rassicura in un mondo di insicurezze; è più facile -come al solito- che si realizzi il paradosso, cioè che si lascino perché sono incapaci di affrontare un momento di passaggio o un cambiamento importante. Probabilmente è successo "solo" questo.
Il lavoro ti ha dato sicurezza e anche qualche rivalsa -dici di essere invidiato- oltre a cambiare il tuo sguardo e il tuo atteggiamento verso la vita, probabilmente anche la scala di valori. Forse sei diventato più indipendente in un rapporto in cui magari non eri in una posizione di potere. Lei non è riuscita a seguirti, tu non sei riuscito a rassicurarla: non siete stati in grado di affrontare insieme né il mutamento, né la crisi. Così Sonia ha fatto la scelta più semplice e tu non hai fatto molto di meglio.
Rileggi questa frase decontestualizzata «mi ha lasciato! Da solo! In un momento in cui il lavoro richiedeva la massima concentrazione e in cui avrei avuto bisogno di una persona vicina con cui parlarne, su cui poter contare, lei mi ha abbandonato!». Che cosa penserebbe chiunque? Che la tua prima preoccupazione è il lavoro e che la tua relazione con Sonia sia sempre di relativa dipendenza. Quindi, se vogliamo cercare delle colpe, prendetevi il 50% che vi spetta, se vogliamo diventare grandi, il consiglio è di considerarla come una grande di lezione di vita e anche di sentimento: vogliamo imparare a uscire un po' da noi stessi e a capire ciò che davvero chiedono gli altri (vale per entrambi)?
E, già che ci siamo, vogliamo imparare una volta per tutte che la fatica e i sacrifici che hai fatto per conquistarti la posizione di cui vai fiero non sono inferiori a quelli necessari per tenere in piedi una storia d'amore importante? Questo vale per te. Per Sonia, se mi leggesse, il discorso è quasi identico: non è riuscita a analizzare sul serio, capire che cosa le mancasse, così si è buttata sulle richieste da adolescente viziata e poi sul primo che passava. Morale: se il "successo" costa fatica -ed è fragile, sempre- l'amore ne costa di più -ed è incerto, ma quando si consolida...- quindi bisogna tenerne conto, non scegliere tra l'uno e l'altro o fare equilibrismi sul filo, basta un po' di egocentrismo in meno e molta dialettica -vera- in più.
Riprovaci, magari più avanti, magari con meno rancore e senso di rivalsa. Magari ce la farai.
Auguri,
Antonella
di Antonella Viale

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