Magazine Martedì 23 ottobre 2007

Gli amanti di Gabriella

Magazine - Il maresciallo dei carabinieri Leonardo Bellocci era molto perplesso ed anche un po’ preoccupato. Ormai da sette anni comandava la piccola caserma di Volmare e di indagare su un omicidio non gli era mai capitato. Già, perché a Volmare, piccolo paese affacciato sul mare Tirreno, la vita scorreva tranquilla. Gli unici reati che lui e i suoi sottoposti s’erano trovati a dover sanzionare erano stati qualche schiamazzo a tarda ora il sabato sera e, d’estate, severe multe nei confronti dei pochi turisti, soprattutto stranieri, che, sedotti da quel meraviglioso mare, si erano tuffati e poi asciugati sulla spiaggia completamente nudi, scandalizzando in tal modo le bigotte vecchiette del paese.
Anche il vicino penitenziario non dava particolari problemi essendo completamente gestito dagli uomini della polizia carceraria; i carabinieri si limitavano a raccogliere le firme che i detenuti in libertà vigilata dovevano apporre giornalmente nell’apposito registro tenuto appunto presso la caserma che Bellocci comandava.

Invece ora c’era quello strano omicidio che, diciamolo in termini brutali, gli stava proprio rompendo le palle e che aveva spezzato il placido trantran della vita quotidiana.
Oddio, non è che ci fosse tanto da penare o indagare per trovare chi aveva ucciso Massimo Genovesi, legittimo consorte di Gabriella Canetti residente a Volmare da cinque anni.
L’omicida era infatti Rocco Rotunno col quale la suddetta Gabriella Canetti aveva una relazione che era iniziata per l’appunto nel momento in cui la donna era venuta ad abitare a Volmare.
Era una relazione un po’ bizzarra e non continuativa poiché il Rotunno, che era anche in odore di essere picciotto mafioso ma di ben piccolo calibro, doveva scontare, nel carcere locale, una pena di venticinque anni per avere ucciso a colpi di fucile a canne mozze la fidanzata trovata a fare sesso col migliore amico di Rocco, amico che era anche lui passato a miglior vita in seguito ai colpi di fucile del Rotunno stesso.
Pertanto Rocco e Gabriella si frequentavano solo in casa di lei durante le licenze che l’uomo aveva per buona condotta ogni quindici giorni.

Il maresciallo rifletteva pensieroso che tutta la storia gli pareva sballata. In generale, infatti, era il marito che, scoperta la moglie fedifraga e il di lei amante, attentava alla vita dei due. Qui no. Qui era il contrario. Qui il Rotunno aveva scoperto a letto Gabriella e suo marito e, fuori di sé, invasato e pazzo di rabbia, aveva preso la pistola che la donna teneva nel cassetto della scrivania nello studio, urlando e bestemmiando era poi tornato di corsa nella camera matrimoniale e aveva esploso tutti e sei i colpi sui due corpi nudi sul talamo.
Aveva beccato in pieno il Genovesi, freddato sul colpo da due proiettili che gli avevano trapassato il cranio da parte a parte. Invece la Canetti era riuscita a scivolare sul pavimento fra il letto e il comodino sfuggendo in tal modo alla furia omicida dell’amante.
Una volta scaricata la pistola, Rocco Rotunno era tornato in sé. Be’, tornato in sé si fa per dire. Ed infatti si era accasciato su una sedia e, prendendosi la testa fra le mani, aveva continuato a ripetere «Mio Dio, cosa ho fatto, cosa ho fatto» fino all’arrivo dei carabinieri giunti poco dopo su segnalazione dei vicini allarmati da tutto quel trambusto.

- Appuntato Lo Cascio – chiamò il maresciallo Bellocci.
- Comandi, signor maresciallo! –
- Andiamo a fare due chiacchere con Rotunno e con la Canetti. Prepari la macchina. –
- Agli ordini, signor maresciallo. –
Così i due rappresentanti delle forze dell’ordine si erano recati in auto al carcere, dove Rocco Rotunno era stato nuovamente rinchiuso dopo l’omicidio. Ivi giunti, il maresciallo aveva chiesto del direttore, il dottor Francesco Licalza, per poter parlare con l’omicida.
- Maresciallo, aveva risposto Licalza, parlare con Rotunno è impossibile. Quando è arrivato qui poco fa, era in uno stato di agitazione talmente grande che il dottore è stato costretto ad iniettargli un potente sedativo per calmarlo. Ora dorme e svegliarlo è pressoché impossibile. –
- Capisco. Ma non avevate avuto alcun sentore di ciò che poteva succedere? –
- Assolutamente no, maresciallo. Sappiamo che Rotunno ha un carattere estremamente passionale, ma è sempre stato un detenuto modello e si è sempre meritato pienamente le sue licenze previste dalla legge tant’è vero che proprio a partire da questa settimana le sue uscite sarebbero passate da una cadenza quindicinale ad una cadenza appunto settimanale. So che lui era stato molto felice di questa cosa. Parlava di una sorpresa da fare alla sua donna e penso che si riferisse proprio alla signora Canetti. –
Già, pensava il maresciallo Bellocci, proprio una bella sorpresa: per lui, che aveva sorpreso la sua amata a letto col marito e per la Canetti che di certo non si aspettava una visita del Rotunno.

Visto che era impossibile interrogare l’omicida, dopo questo breve colloquio, Bellocci si congedò dal direttore e ordinò all’appuntato Lo Cascio di dirigersi all’ospedale dove sapeva essere stata ricoverata Gabriella Canetti in comprensibile stato di shock dopo l’accaduto.
Davanti all’ospedale c’era già un nutrito capannello di giornalisti, fotografi e semplici curiosi in cerca di notizie sul fatto di sangue del giorno. Bellocci immaginava il casino che ci sarebbe stato di lì a poco allorché sarebbe intervenuta la stampa e le tv nazionali ed ebbe un brivido di fastidio lungo la schiena.
In qualche modo, grazie anche all’abilità di Lo Cascio nel guidare, riuscì ad entrare nel parcheggio dell’ospedale senza investire nessuno e soprattutto senza rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti che, alla vista dell’auto, l’avevano cinta d’assedio. Poi, con passo veloce, Bellocci era arrivato nel padiglione di pronto soccorso, aveva parlato con il dottore di turno e, vinte le sue resistenze, si era introdotto, assieme al fido appuntato, nella cameretta dove era ricoverata la signora Canetti.

La donna non dormiva e, al sentire la porta aprirsi, poi entrare i due carabinieri, ed infine richiudersi, si era tirata su quasi con curiosità, attendendo gli eventi.
- Signora Canetti, incominciò il maresciallo, avrei da porle qualche domanda. Ovviamente lei non è indagata e può anche non rispondere, ma se ci aiuta con la sua testimonianza gliene saremo molto grati e ci aiuterà anche a capire meglio ciò che è successo. –
- Non si preoccupi, maresciallo. Dirò tutto. Non avrebbe senso per me mentire od essere reticente, a questo punto. –
Si capiva che Gabriella aveva bisogno di sfogarsi con qualcuno e in cuor suo il maresciallo si rallegrò di aver trovato la donna in tale stato d’animo che gli avrebbe facilitato tutto.
Bellocci si avvicinò al letto, prese una sedia, si sedette, guardò per un istante la Canetti, considerò che nonostante non fosse più tanto giovane era ancora una piacente donna con i bei capelli lunghi ancora neri senza tinta e la pelle ancora luminosa, poi:
- Grazie signora, disse, com’è che ha conosciuto Rotunno? –
Gabriella Canetti ebbe un lungo sospiro. Poi, dopo alcuni attimi di pausa, rispose.
- Vede maresciallo, prima di venire qui cinque anni fa, vivevo nel capoluogo e facevo volontariato per una associazione che si occupava di reinserimento e sostegno sociale dei carcerati. Sostanzialmente il mio lavoro consisteva nel corrispondere per lettera a detenuti particolarmente soli e sfortunati. –
- E Rotunno era uno di questi? – chiese il maresciallo.
- Ma, francamente non so. Ma sette anni fa m’imbattei in una lettera di risposta scritta da lui che mi incuriosì. Da quanto scriveva traspariva una forte malinconia e un rimpianto per ciò che aveva fatto misti ad una grande sensualità, senso dell’onore e mascolinità quali mai avevo incontrato prima. Decisi di rispondere a mia volta e, dopo un anno e tante lettere mi ero di fatto innamorata di lui anche se non volevo ancora ammetterlo. –
- E suo marito sapeva di questa sua, diciamo, relazione epistolare? –
- Oh, mio marito a quei tempi lavorava tanto e quasi non parlava con me. Ci scambiavamo giusto qualche parola, lo stretto necessario per risolvere le questioni pratiche della vita quotidiana ma per il resto era buio profondo. Anche a letto non avevamo più desiderio. Posso dire in tutta tranquillità che il mio matrimonio in quel momento era completamente fallito. Forse fu anche per questo che mi innamorai di Rocco. –
- Capisco, commentò Bellocci, la prego, continui. –

- Quando mio marito cinque anni fa andò in prepensionamento, mi resi conto che la mia vita, con lui in casa, sarebbe diventata impossibile. Così, un bel giorno, feci le valigie e, di punto in bianco, venni ad abitare qui a Volmare anche per essere più vicina al mio Rocco. –
Qui Gabriella fece una pausa.
- La prego, continui - la esortò Bellocci a questo punto sommamente incuriosito dal racconto di lei.
- Sulle prime devo dire che la mia vita qui a Volmare mi piaceva molto. Il fatto che Rocco fosse in carcere mi dava un sacco di libertà permettendomi di fare ciò che più mi piaceva. Poi, ogni due settimane, arrivava lui e per tutto il week end era un festival dell’erotismo a tutto spiano ed in tutte le salse. Rocco mi prendeva più volte al giorno ed in tutti i modi, anche con la violenza e la forza. Mi faceva sperimentare tutte le posizioni e tutte le sensazioni possibili ed immaginabili e per quei due giorni dovevo essere completamente a sua disposizione. –
- Ah be’, capisco, capisco - interloquì imbarazzato il maresciallo - e poi cosa successe? –
- Poi successero due cose. Se sulle prime tutto quel sesso mi soddisfaceva completamente ripagandomi del poco combinato con mio marito, alla lunga tutto ciò diventava un po’ monotono. Rocco infatti non era un intellettuale e sapeva fare solo quello. Ma ciò non sarebbe bastato certamente a far succedere ciò che è successo oggi se non fosse accaduto che mi innamorai di nuovo di mio marito. –

- Coosa? Mi spieghi meglio, signora. Non aveva detto che non c’era più nulla tra di voi? –
- È quello che pensavo anch’io, maresciallo, ma mi sbagliavo. Evidentemente la troppa ed assidua vicinanza aveva addormentato ma non ucciso l’amore che entrambi provavamo nei confronti l’una dell’altro. Incominciammo a telefonarci dapprima ogni due, tre giorni, poi quotidianamente ed erano telefonate lunghissime nelle quali lui mi raccontava tutto di sé e dei suoi molteplici interessi culturali. Perché Massimo, sa maresciallo, era un uomo colto, curioso, che leggeva di tutto ed era piacevole stargli vicino e conversare con lui. –
- Non ne dubito minimamente, signora. Ma suo marito sapeva che lei aveva una relazione con Rocco Rotunno? –
- Certamente. Anche perché quando, dopo un anno di telefonate, lui mi propose di venirmi a trovare, io accettai con l’unica condizione che venisse quando Rocco non aveva la licenza e doveva restare in carcere. Sapevo che Rocco, a differenza di mio marito, era estremamente geloso e mai avrebbe sopportato la presenza di mio marito anche se in realtà non facevamo nulla di male ma ci limitavamo a cenette romantiche sul mio terrazzo e a discussioni più o meno interessanti, più o meno profonde su tutto il mondo conosciuto. –
- Fin qui è tutto chiaro, signora Canetti. Ma dopo cosa è successo? –
- Gliel’ho già detto, maresciallo. Mi reinnamorai di mio marito. E circa un mese fa, approfittando appunto del fatto che Rocco era in carcere, non gli resistetti. Ricordo che avevamo cenato proprio bene, a base di pesce che lui cucinava meravigliosamente, e bevuto ancora meglio, un Muller Thurgau che, signor maresciallo mi creda, invitava all’amore. Dopo la cena stavamo guardando le stelle ed eravamo vicini vicini. Poi lui mi diede un lungo e dolce bacio ed insomma, andammo a letto. Feci l’amore con lui, ma Massimo non era come Rocco che mi possedeva con la potenza di una carica di cavalleria dei cosacchi del Don. No, mio marito quella sera mi prese con dolcezza, aspettando che il mio corpo reagisse alle sue infinite carezze ed ai suoi baci appassionati. Quella sera scoprii in lui un amante tenero ma focoso ed attento e quando fui presa dall’orgasmo, mi resi conto che anche lui veniva nel mio stesso momento. –

Il maresciallo era commosso, e gli capitava di rado. Così stette in silenzio attendendo che la donna ricominciasse a parlare. Gabriella dopo una lunga pausa e dopo essersi asciugata le lacrime che le solcavano il viso, riprese a spiegare.
- C’è ancora poco da aggiungere, signor maresciallo. Se tutto fosse andato bene, avevo intenzione di troncare la mia storia con Rocco, tornare nel capoluogo e vivere di nuovo con mio marito. Purtroppo non avevo previsto che le licenze per buona condotta da quindicinali erano diventate settimanali e che perciò oggi Rocco sarebbe venuto da me. –
Di quei momenti durante i quali Rocco Rotunno aveva sparato a Massimo Genovesi, legittimo consorte di Gabriella Canetti, la donna aveva presente solo un piccolo particolare: quando aveva visto la tremenda silhouette del Rotunno stagliarsi minacciosamente sull’uscio della porta della camera da letto, Gabriella terrorizzata aveva urlato:
- Cielo, il mio amante! –

di Enrico Carrea

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