Magazine Sabato 20 ottobre 2007

A Biancheri il Grinzane Cavour

Magazine - C’era una volta un signore, un diplomatico dello Stato italiano, che andò a trovare il suo collega austriaco. È il 24 maggio 1915. L’ambasciatore Von Bulow, di stanza a Roma, scrive sul suo diario: "quando vidi entrare dalla porta quel signore simpatico, con il frac e il cilindro appoggiato sul braccio, capii che l’Italia ci aveva dichiarato guerra". La guerra è chiaramente il primo conflitto mondiale. Il signore era Augusto Biancheri Chiappori, padre di Boris, che oggi - sabato 20 ottobre 2007 - ha ricevuto il Premio Grinzane Cavour - Alba Pompeia. Dice la motivazione: per aver promosso, valorizzato e difeso il paesaggio e il territorio, attraverso l’impegno civile e la sua opera letteraria, intesi prima di tutto come luoghi del sentire umano e come testimonianze, in modo particolare del paesaggio ligure.

Boris Biancheri ha ricevuto l’eredità del padre nel campo della diplomazia, diventando ambasciatore d’Italia a Tokyo, a Londra, e poi a Washington, ma non solo. 41 anni di carriera, nei quali ha ricoperto diverse cariche nell’ambito del Ministero degli Esteri. È stato, tra l’altro, negoziatore italiano del Trattato sulla Cooperazione Politica Europea, fondamento del successivo Trattato di Maaastricht. Nel 1997 diventa direttore dell’Ansa, nel 2004 della Fieg, la federazione degli editori. Intensa anche la sua carriera di scrittore: nel 2003 vince il premio Grinzane Cavour per la narrativa con Il ritorno a Stomersee: tre racconti consolari (Feltrinelli).

In Boris Biancheri diplomazia, giornalismo e saggistica si fondono in un unico sentire, accomunati dalla passione per la scrittura: «il diplomatico scrive per professione, rapporti, resoconti, ma non decide la sua agenda. Quella la decidono altri. Lo scrittore, invece, ha un’idea e, chiuso nella sua intimità, la esprime». Sarà per questa esigenza di libertà che l’ambasciatore ama scrivere storie.
Un’infanzia romanzesca la sua, passata a Roma tra gli esuli russi amici della madre. Poi, una volta laureato, sempre in giro per il mondo tra uffici diplomatici, magari suonando ragtime al pianoforte la sera, in qualche locale. Mai avuto nostalgia? «No, preferisco guardare al presente e al futuro. D’altra parte, con ventuno traslochi alle spalle, essere nostalgico sarebbe una tragedia».

Autore del saggio Accordare il mondo: la diplomazia nell’età globale (Laterza), così come del romanzo Il quinto esilio (Feltrinelli), che narra le vicende di una famiglia nobile russa esiliata dallo zar, i suoi scrittori preferiti sono anch’essi esiliati - «in effetti è una caratteristica che torna spesso nella mia vita», dice - Nabokov e Brodsky.

Della Liguria Biancheri conserva il ricordo di una terra fatta di vigneti e ulivi, che si è successivamente data anima, corpo, ma soprattutto serre, alla floricoltura, e infine al turismo: «sono stati tre passaggi fondamentali, che hanno trasformato profondamente quella terra», dice. Ma anche qui nessuna nostalgia: «non credo fosse meglio il prima e peggio il dopo. È andata così».

Infine, il giornalismo. In qualità di presidente dell’Ansa e della Fieg, Biancheri conosce bene anche le sfide del giornalismo contemporaneo. «Sono convinto che i giornali sopravvivranno al web, come hanno già fatto con radio e tv. Ma di sicuro stanno cambiando: una volta il giornale era l’unica fonte d’informazione, oggi ci sono i blog, c’è Google, Wikipedia. In futuro avrà luogo sempre più una moltiplicazione dei media».
Quando qualcuno gli chiede come finirà la querelle sul rinnovo del contratto di lavoro dei giornalisti, dice: «anche il lavoro dei giornalisti deve cambiare come stanno cambiando i giornali. Ma sono ottimista, si troverà una soluzione».

di Daniele Miggino

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