Concerti Magazine Giovedì 18 ottobre 2007

Liberiamo i cd degli Area

Magazine - Non so a voi, ma a me capita spesso quanto segue.
Quando mi imbatto, curiosando nei negozi di musica, in dischi che possiedo da tempo e che considero veri capolavori, proposti in alettanti offerte, sono tentato dai seguenti pensieri:
1. me lo ricompro;
2. devo comunicare la cosa a quante più persone possibile, in modo che sia possibile, con pochi soldi, godere di tali meraviglie.

La prima opzione in genere la scarto, anche se a malincuore, perché la ragione ha pur sempre il suo peso nel decidere un acquisto.
Sul secondo progetto mi riprometto regolarmente di lavorare con vari mezzi, posto che risulta difficile inscenare sul momento una qualche iniziativa pubblica di persuasione a vantaggio degli avventori.

Ho sofferto non poco, ad esempio, a trovare Birth of the cool di Miles Davis a 5 Eu, o Blood on the tracks di Dylan a poco più, o ancora tutti i Talking Heads in versione rimasterizzata a 10 Eu.

Ma nelle ultime settimane, non ho proprio potuto resistere di fronte al fatto che l’intera discografia degli Area, in questo periodo, viene proposta, anche nei negozi musicali di Genova, a prezzi da ultra saldo.
Più o meno il prezzo di una rivista per ogni cd di quella che è stata forse la più ambiziosa e stimolante avventura musicale, ma meglio dire culturale, degli anni 70 in Italia.

Riepilogare in poche righe cosa sono stati gli Area è impossibile, data la varietà e la complessità che hanno caratterizzato la loro, pur breve, storia artistica, compresa, per la formazione storica, fra gli anni 1972 e 1978. Basta dire che intorno alla loro opera ancora oggi, a trenta anni e più di distanza, è ancora vivo un profondo interesse, che si esprime in convegni, dibattiti, ristampe e pubblicazioni varie, tutti tentativi di definire e comprendere una operazione per la quale forse possono bastare due parole: libertà di espressione.
Libertà di mescolare il rock , il jazz, la musica popolare di paesi lontani, in anni in cui di world music non si parlava proprio, la musica contemporanea e le sperimentazioni vocali di Demetrio Stratos, fino a creare una potentissima macchina musicale dall’impatto davvero impressionante. Credo si tratti dell’unico gruppo musicale citato a giudizio per “abuso di strumenti musicali”.
Libertà di inventare anche sul piano dell’immagine, con la Cramps di Gianni Sassi, lanciando idee grafiche che ancora oggi sembrano innovative e geniali. Libertà di interpretare il clima sociale e politico dei primi anni settanta ed usare la musica come strumento per esprimere le proprie idee senza inibizioni.

Ebbene, al prezzo di una ricarica telefonica, si può oggi mettere le mani sui primi quattro fondamentali dischi (i cd all’epoca non c’erano ancora e quelle di oggi sono tutte rimasterizzazioni) degli Area.
Arbeit macht frei (1973): la forza devastante di Luglio agosto settembre (nero), che ancora oggi continua a dare i brividi, apre il manifesto del gruppo, fra echi balcanici, jazz e sperimentazione.
Caution radiation area (1974): arriva in formazione Ares Tavolazzi e si accentua la componente jazzistica insieme alla vena sperimentale che culmina nel rumorismo di Lobotomia, vero assalto sonoro riprodotto spesso anche in concerto.
Crac (1974): la sintesi più riuscita di tutte le componenti dell’estetica degli Area, con memorabili inni quali Gioia e Rivoluzione, la Mela di Odessa e L’Elefante Bianco.
Are(a)zione (1975): il miglior documento dal vivo del gruppo, ripreso al Parco Lambro di Milano, con lunghe elaborazioni live dei pezzi più conosciuti ed un pezzo inedito.

Vale anche la pena di citare (ed acquistare) Maledetti, del 1976, sorta di concept dedicato ad una storia di fanta sociopolitica con incursioni stravolgenti e punitive nella musica colta, l’apporto dei jazzisti Steve Lacy e Paul Lytton, e la voglia di sperimentare ancora intatta.

Per i più temerari rimane, sempre in saldo, Event 76, resoconto di un concerto totalmente improvvisato all’Università Statale di Milano, (ingresso a 1000 lire!) in cui i musicisti, muniti di foglietti riportanti una serie di indicazioni emotive, dovevano interpretare a propria scelta e indipendentemente gli uni dagli altri gli stati d’animo con gli strumenti. Una formula che gettò nel panico il pubblico presente, realizzando in pieno l’intento provocatorio e concettuale che spesso stava alla base delle azioni del gruppo.

Dopo quella stagione, un ultimo lavoro in tono minore (Gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano del 1978) ed infine Tic Tac (1980), priva della antica magia e soprattutto dell’apporto fondamentale della voce di Stratos, scomparso nel 1979.
Altre perdite nel corso degli anni hanno costellato la storia degli Area, prima Gianni Sassi, vero membro effettivo della band, nel 1993 e quindi il batterista Giulio Capiozzo nel 2000. Oggi si occupa ancora della loro musica Patrizio Fariselli, il pianista della formazione originaria, che da poco ha pubblicato un cd di rielaborazioni per pianoforte dei pezzi più famosi.

Non so più che dire per consigliarli. Si potesse, li proporrei come materia di studio obbligatoria, alle superiori o all’Università. E dubito che qualcuno sarebbe rimandato.

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