Magazine Giovedì 18 ottobre 2007

Watchmen: il fumetto che ha fatto storia

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Tempo fa – in questa stessa rubrica - parlavo di una graphic novel che ha fatto la storia dei fumetti. Ora quel fumetto, ideato e realizzato da quel genio di Alex Moore, è diventato uno dei film più attesi della stagione.
Watchmen – con i suoi eroi deboli anche se onnipotenti come Dr Manhattan – ha regalato agli appassionati un modo completamente nuovo di guardare agli avventurieri, ha svelato quel velo di follia che li rende speciali, unici, emarginati e non necessariamente migliori.

L’impatto della Graphic Novel di Moore, scritta nel 1986 ma ancora attuale, fu tale da vincere il Premio Hugo e a fare sì che i puristi – quelli che si ostinano a sottovalutare il fumetto - escludessero i fumetti dalle edizioni successive ignorando di fatto l’idea per cui molta della migliore letteratura americana dell’ultimo secolo sia fatta di baloons.

L’America di Moore è uno stato in mano a Nixon da un decennio; ferma a sei minuti dalla guerra atomica contro la Russia, evento caldo prossimo dopo una lunga guerra fredda. Un’America in cui basta un nulla perché la paura diventi violenza, un’America spaventosamente vicina al mondo in cui noi viviamo oggi, in cui non esiste neppure la consolazione dei super-eroi a far crescere in noi la speranza che le cose possano cambiare. Il nostro è un mondo sbagliato se si pensa che la risposta alla domanda di sicurezza sia nelle ronde
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(F.C.)

Vi riproponiamo di seguito la puntata di Segnali di fumetto in cui Francesco Cascione ha trattato il fumetto Watchmen

Magazine - 18 ottobre 2007
Come può un fumetto cambiare la storia?
La domanda può aprire grandi interrogativi, dibattiti pressoché senza fine. Quale possa essere l'effetto della letteratura sul mondo che rappresenta, è semplicemente un modo per dire che, spesso, le tavole di un fumetto diventano il confine tra il dopo e il prima.
Prendete Matrix, è facile osservare come il primo episodio abbia cambiato la storia del cinema di azione ma non solo; dopo la saga di Neo, il colpo di pistola, la lotta e i salti hanno assunto un significato totalmente nuovo.

Negli anni ottanta nel mondo dei comics è accaduta una cosa analoga. Un gruppo di artisti ha ripensato i personaggi delle nuvole parlanti cambiandoli per sempre e mettendo una pietra tombale sulla cosiddetta Golden Age, l'età dell'oro in cui i fumetti erano illusivi e illusori, fatti di storie semplici, completati dall'happy end assicurato e dalla garanzia di avere un eroe che è un esempio - se si esclude il look discutibile - da seguire alla lettera.

Nell'Olimpo degli sceneggiatori che hanno cambiato l'approccio un posto d'onore, all'immediata sinistra di Frank Miller, lo occupa Alan Moore e le sue graphic novel.
Per capire quale e quanto sia il suo contributo ai fumetti che leggiamo oggi basta sfogliare, e poi leggere, il suo Watchmen. Scritto a metà degli anni ottanta e ambientato in piena Guerra Fredda, interpreta e supera il periodo in cui è immerso per consegnare una storia che ha la stessa freschezza delle origini 22 anni dopo.
Alan Moore è abile ad alternare le tavole magistralmente disegnate da Dave Gibson con pagine intense che anticipano e ampliano, valorizzandolo, quello che raccontano immagini e colori.
La vicenda narra del crepuscolo di un gruppo di eroi, dimissionati dalle loro calzamaglie da una legge che li ha messi, appunto, 'fuorilegge' - elemento ripreso da altre storie fumettare, ultima ma non ultima la Civil War che ha rivoluzionato i Marvels - e minacciati da qualcuno che ha cominciato ad eliminarli. Il primo a cadere è il Comico, un eroe fascistoide considerato, nonostante tutto, un eroe americano.
Belle le pagine del diario di Rorschach, protagonista e voce narrante, affascinante l'apparente distacco del Dr. Manatthan e bello il mondo attorno agli eroi, sospeso tra una Guerra possibile e un amore improbabile.

Leggere Watchmen, oltre che essere un'ottima esperienza letteraria, è anche un modo per comprendere ed interpretare i fumetti del III millennio. Inevitabile che il grande successo, il grande valore della sceneggiatura e il fascino dei personaggi non abbiano lasciato immune alle potenzialità della sceneggiatura il mondo del cinema. E così dopo Constantine, La lega degli uomini straordinari e V-Vendetta, il 2008 - come testimoniano i trailers che girano per la rete - sarà l'anno dei Watchmen con l'augurio che in questa occasione il lavoro accontenti il mai soddisfatto autore inglese.
Due su tutte le occasioni per sfogliarlo in attesa di gustarlo in sala.
La De Agostini, che da poco più di un anno ha ridato vigore alle pubblicazioni DC, ha ristampato un'ottima gold edition di Watchmen. Per chi non volesse subito investire una certa quantità di Euro - o per chi aspettasse Natale per chiederla sotto l'albero - si può comunque apprezzare la graphic novel di Moore ricorrendo ad una vera caccia al tesoro.
Due anni fa Repubblica, nella Serie Oro dei Classici del Fumetto dedicò a Watchmen il numero 26. Con un po' di pazienza e tanta tenacia - o ricorrendo all'ufficio arretrati del gruppo Espresso - è facile recuperarne una copia a 5 Euro.
Buona lettura!

di Francesco Cascione

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