Magazine Mercoledì 17 ottobre 2007

La Posta del Cuore

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Ciao,
sai è l'ultima delle cose ke avrei pensato di fare, scrivere a qualcuno che non conosco per avere un consiglio un aiuto. Scrivo per problemi ke ho in famiglia! Qual è il problema? Io e i miei fratelli siam stati cresciuti in un modo eccellente dai nostri genitori, però c'è da dire che nonostante questo non siamo mai riusciti ad andare d'accordo: pochi sono stati i momenti felici ovviamente escludendo il periodo infantile. E ancora adesso io ke ho 21 anni mio fratello 19 mia sorella 25 siam tutt'e tre fuori per studiare all'università ma, ogni volta ke torniamo a casa, riusciamo a stare in sintonia con i miei solo per 2 giorni. Non gli diamo mai soddisfazioni così dicono e nel rispondere alle loro... come posso dire... "cattiverie", passiamo dalla parte del torto anke se si cerca di star calmi e osservare la situazione.
Come mai ho scritto visto ke è un qualkosa ke è di routine e quindi dovrei esserci abituata? Scrivo per disperazione: oggi ne è successa una delle tante. Son tornata qualke giorno a casa proprio per cercare di stare un po' con i miei e cercare di trovare un dialogo e appunto uscire insieme sapendo ke non ci vedremo più prima di Natale. Cos'è successo? Son qui da tre giorni e non ci son stata per niente con loro, visto ke lavorano, tornan tardi, ceniamo e van subito a letto. E fin qui ci sto, perché capisco son stanchi. Però oggi avevan il pomeriggio libero ed io volevo trascorrerlo semplicemente con loro uscendo. Perché uscendo? Beh... perché mia madre, come tutte le madri, se sta in casa trova sempre qualke cosa da fare da pulire e mio padre, se non ha nulla da fare, si mette nello studio a guardare scartoffie. Io gliel'ho fatto notare e richiedevo un po' di attenzione anke perché son scesa proprio per star con loro. Magari ho un po' estremizzato, ma non pensavo di scatenare come al solito una litigata micidiale. Micidiale perché hanno iniziato a dirmi che per poco faccio 'ste partacce inutili, che mi devo stare zitta e che loro son stanchi e devo solo lasciarli stare. Io ovviamente ho risposto perché mi sembrava ingiusto. Ora sto male perché la situazione è peggiorata ke devo fare? Sono veramente io il problema?


Cara, giovane, anonima,
ti rispondo tardi -e questo vale anche per i lettori "in coda"- ma non posso fare altro, la rubrica è settimanale e non sempre trovo due lettere compatibili per sfoltire un po' la corrispondenza e non farvi aspettare troppo. Per altro parli di un problema destinato a riproporsi, quindi vediamo di ragionarci su. Mi hai raccontato un episodio, che è pochino, quindi ti proporrò qualche spunto di riflessione e sono sicura che troverai da sola la risposta:
1. scrivi: sono davvero io il problema? A quanto dici, invece, più sopra, tutti e tre "siete il problema" perché nessuno di voi riesce a comunicare con i genitori, quindi mi piacerebbe escludervi;
2. scrivi: dicono che non gli diamo abbastanza soddisfazioni. A giudicare dal tuo rapporto con la lingua italiana -ortografia compresa- ho il sospetto non ti ammazzi. Su questo devi riflettere tu, devi sapere se i vostri risultati accademici sono soddisfacenti o no. Dove per soddisfacenti, ahimè, oggi si deve intendere parecchio superiori alla media, perché non basta certo una laurea mediocre per trovare lavoro. Vedi tu perché;
3. adesso scrivo io: tre figli all'università fuori sede sono un bel peso economico e forse lo stress è tutto lì. Nei tempi che cambiano, le sicurezze che vengono meno, i nuovi poveri che aumentano quasi proporzionalmente ai prezzi. Ci hai mai pensato? Magari siete milionari -in euro- e non è il caso, ma credimi, nessuno si aspettava, anche solo una decina di ani fa, che la crisi sarebbe stata tanto spaventosa, che il mito del posto fisso e sicuro sarebbe sfumato sotto gli occhi impotenti di intere nazioni, che i manager si sarebbero trovati di colpo prepensionati a cinquant'anni e sostituiti da giovincelli -che hanno diritto a lavorare pure loro, sia ben chiaro- di poca esperienza e pochissime pretese economiche. Magari è solo ansia. O magari; 4. e chiudo, avete avuto la sfiga di nascere da una coppia nevrotica che vive nel più classico dei paradossi: vivono tranquilli solo se sguazzano nell'ansia, si movimentano la vita nell'unico modo che conoscono -gli scazzi, che sono sempre meno dannosi delle corna, almeno per i genitori- e travolgono tutto ciò che hanno intorno ecc. Nel caso l'unica soluzione è la fuga, perché gli adulti non si cambiano, specie se sono tanto autorefenziali. Oltre a tagliare la corda -l'università va benissimo- è saggio cercare modelli positivi, perché quando si cresce nel caos emotivo, la tendenza è riprodurlo anche nella propria vita.
Spero di esserti stata d'aiuto, se no riscrivi con qualche particolare in più, auguri, Antonella
di Antonella Viale

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