Magazine Giovedì 22 marzo 2001

L'estate sta finendo, l'esordio narrativo di Claudio Paglieri

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L'estate sta finendo
di Claudio Paglieri
Marsilio editore

Tutt’a un tratto il silenzio. Stare zitti, non emettere più parola. Per sentire la propria vera voce, per imparare ad ascoltarsi e capire cosa si è e cosa si vuole. Capita a Stefano Amici, 30 anni circa, impiegato, fidanzata perbene e vita normale.

Vita da romanzo, il primo di Claudio Paglieri, giornalista genovese del Secolo XIX, 36 anni (nella foto). Si intitola L'estate sta finendo, ed è in libreria da questa settimana.

Capita a tanti di fare un viaggio mitico con gli amici, a vent’anni, un viaggio d’iniziazione in Interrail (vedi Leggi l'articolo ). È più facile fare conoscenza, si fa l’amore senza inibizioni, si fumano i primi spinelli. Ci si dimostra che è facile sopravvivere con poche lire, rubando al supermercato e dormendo in spiaggia. E alla fine del viaggio, il giuramento solenne di ritrovarsi tutti nello stesso posto, dieci anni dopo. È capitato a tanti, ma nessuno è mai andato a quell’appuntamento. A trent’anni è tutto diverso, si ha un lavoro, forse si è sposati e la giovinezza è finita, portandosi via sogni e promesse.

A Stefano tutto questo non va giù. Nel silenzio della sua casa, interrotto solo dalle visite preoccupate del padre, del medico, della fidanzata e dell’amico Giacomo, corre indietro negli anni e ricorda il viaggio con gli amici Robi, Mario e Teo. Con loro ha attraversato l’Europa e ha dormito in rifugi improvvisati, da Stoccolma a Pola. Ha trovato dentro di sé “migliaia di risate perdute”, imparando “a tirarle fuori”.

È un romanzo di ricordi, ma non triste, L’estate sta finendo. Vola via veloce sulle note della colonna sonora de Il grande freddo, cult movie della generazione di Stefano (e dell’autore). Ma nella realtà non è come nel film: quando Stefano incontra i suoi amici già sistemati non riesce più a comunicare. È rimasto legato a quegli anni più di loro. Vorrebbe che tutto fosse come allora, più intero, più sincero. Piange non perché stia male, ma per vomitare “la noia, l’inutilità e il cinismo”. Non ce la fa più a parlare tanto per parlare e decide di non rispondere più al padre, alla fidanzata, al capoufficio. Sceglie di tuffarsi dentro la parte più intatta del suo io, quella che ancora possiede una voce, un timbro nitido. E si fa licenziare, caccia via di casa il premuroso Giacomo, fa capire alla fidanzata che è finita, tutto a colpi di sopracciglia, l’unico linguaggio che vuole usare.

Quella di Stefano è una scelta gioiosa, cosciente, liberatoria. L’ironia e la scrittura veloce e poco elaborata, tipiche di tanti scrittori della generazione di Paglieri, permettono di leggere le svolte della trama tutte d’un fiato. I capitoli si intitolano con i nomi dei mesi estivi: a settembre, non a caso, troviamo Stefano adulto, un uomo ormai alla fine della sua estate, che ha deciso di dire quello che sente restando muto. Luglio e agosto sono invece i mesi di dieci anni prima, gli anni solari, che finiscono ancora prima che si riesca ad accorgersene. Gli anni dell’insicurezza, dei discorsi intellettuali per nascondere la timidezza con le ragazze. Dell’invidia per Robi e Mario, che con le ragazze ci sapevano fare. Teo era più simile a lui, più piccolo d’età, e bruttino pure lui. Però era l’amico del cuore, quello per cui si prova un’attrazione che va al di là della semplice amicizia. Che si manifesta e non la puoi reprimere del tutto.

L'estate sta finendo, Claudio Paglieri
Marsilio, pp. 274 ca, Euro 14,98 Prezzo di copertina


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