Magazine Martedì 16 ottobre 2007

Baci e abbracci, Claudia

Ho saputo che sarebbe arrivato oggi in libreria e non ho resistito. Sono corsa subito e ho chiesto. Mi hanno detto, è ancora negli scatoloni. Ho insistito, ma da Feltrinelli sono sempre così gentili, Barbara è scesa in magazzino e dopo poco me l’ha portato.
Eccolo. Un libro di fotografie, e non solo, quello di Patrizia Traverso. Intanto il titolo, Mari di sabbia, edito da Sperling&Kupfer (10 Eu) e la foto di copertina, un mare di dune, appunto, contro un cielo appena macchiato di nuvole bianchissime.
Ne ho comprate due copie, perché mi sembrava un regalo prezioso. Una per me, ovvio. L’altra l’ho presa per una buona amica, che ha apprezzato.

Le fotografie e l’idea di questo libro sono nate da un viaggio che la nostra fotografa genovese fece in Libia. Ma anche un viaggio dentro sé stessa, per raccontare qualcosa di quello che il deserto è per lei. Un amore e una passione smisurate, intanto. E un luogo dove incontrare le anse più remote della propria anima, certe periferie del cuore spesso sottovalutate o trascurate. E invece tanto importanti. Come tutte le periferie, del resto.

Insomma, questo è un bel libro di fotografia, con immagini suggestive di luoghi e persone del deserto. Da principio colpiscono i colori, gli incredibili effetti di luce, certi volti segnati dal sole, di adulti o bambini, i giochi e le forme che il vento crea con la sabbia, corpi in movimento, come un tizio che se ne va da solo in bicicletta, trasportando una gomma, e corpi immobili, come quello di un tuareg davanti al tramonto. Alcune foto sono talmente sensuali che sembrano mimare il corpo di una donna.
E c’è da perdersi in queste immagini così ricche di significati, ma questo, come dicevo, non è solo un libro di fotografia. Perché Patrizia Traverso, ha scelto tutte le sapienti parole, le frasi che dovevano accompagnare ogni forma, ogni rappresentazione di luoghi e persone. Per ricordare che il deserto, l’apparente nulla, il silenzio o il rumore del vento, sono posti dove ritrovare il proprio centro. Dice il tuareg: Dio creò il deserto affinché gli uomini vi potessero conoscere la loro anima.

E poi c’è il senso della vita, come un grande viaggio. Per Patrizia Traverso la consapevolezza della solitudine umana sembra essere importante. Non a caso, una delle prime citazioni scelte è quella di Joseph Conrad: Si vive come si sogna: soli. Ma la dimensione della solitudine è un posto dove perdersi ogni tanto. Perché ci sono anche gli altri, nel nostro cammino. Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta, come ci ricorda l’autrice citando Alexandra David-Néel.

La fotografia è un linguaggio universale, comprensibile a tutti, che supera confini, lingue, politiche e nazioni, la macchina fotografica non mente, ci svela cose di cui spesso non ci accorgiamo o alle quali badiamo appena. Patrizia Traverso, con le sue immagini, ci racconta il suo percorso, ci mostra qualcosa che altrimenti non vedremmo, diventando testimone di tutte le sensazioni che ha vissuto, fermando momenti unici e irripetibili. E generosamente ci rende partecipi, finalmente, con questo suo libro.

Consigli per l’uso, dunque. Isolarsi in qualche angolo di casa, astenersi da ogni genere di distrazione e cominciare a sfogliare lentamente Mari di sabbia. Magari da soli. La lentezza è fortemente suggerita. Il silenzio anche. Vi assicuro il risultato. Susan Sontag dice che "Collezionare fotografie è collezionare il mondo".
Patrizia Traverso mi aiuta a farlo.
di Claudia Priano

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