Concerti Magazine Lunedì 8 ottobre 2007

A Pisa per ascoltare Bach e Sibelius

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Se ancora non vi siete stancati di leggere delle nostre scorribande musicali, avremo per voi un’altra “bandierina” da mettere, dopo quella : stavolta si tratta di Pisa, dove siamo andati in occasione di due concerti del Festival Anima Mundi. Idea solo apparentemente banale, quella di aprire la Cattedrale, dirimpettaia della Torre al Campo dei Miracoli, per alcune serate di musica assolutamente straordinarie, sia naturalmente per la cornice che per le proposte, tutte di grande livello.

Costretti alla scelta, siamo andati a sentire il concerto di sabato 22 settembre. Eh già, perché mentre il nord Italia impazziva per il (che vi avevamo già presentato), il grande (anche lui era già finito sul nostro taccuino!) alla testa degli English Baroque Soloists celebrava con qualche giorno di anticipo la festa di San Michele Arcangelo eseguendo le Cantate scritte per tale ricorrenza da Bach. E qui, dobbiamo confessarvi che siamo un po’ in difficoltà a descrivere con parole umane qualcosa che abbiamo sentito e ancora sentiamo dentro di noi, ma che di umano non ha quasi nulla. Sarà perché la Cattedrale di Pisa è un luogo magico; sarà perché gli esecutori, da Gardiner stesso all’ultimo dei suoi compagni, sembravano letteralmente trasfigurati dalla musica di Bach che appunto nulla ha di umano, eppure noi, quella sera, l’abbiamo sentita riscaldarci il cuore e chiuderci lo stomaco; sarà perché il messaggio contenuto in quella musica, ancora oggi, in un mondo dominato dalla guerra, dal denaro, ci si è parato innanzi con una potenza soggiogante, e non abbiamo potuto far altro che arrenderci. Bach restituito e riportato in vita così come l’hanno udito le persone quella sera lascia di stucco, e ciò vale per cristiani, buddisti, agnostici, atei, bianchi, neri.

Per la cronaca, diremo che il gruppo di strumentisti creato da Gardiner rasenta la perfezione tecnica e gode di un affiatamento impressionante – bastava vederli suonare con assoluta perfezione scambiandosi sorrisi e occhiate d’allegra intesa. E naturalmente, un plauso dal più profondo del cuore va al Monteverdi choir, un coro di angeli veri e propri, dal quale all’occorrenza si staccavano i solisti che, dopo esser scomparsi dietro le colonne della cattedrale, ricomparivano a fianco di Gardiner per il loro intervento, per poi riunirsi nuovamente ai loro compagni, in una sorta di processione, di danza religiosa affascinante. Sono loro, le voci umane che cantano il mistero di Dio (Soli Deo Gloria scriveva Bach in calce a ogni sua Cantata), le protagoniste assolute di questa serata, mentre Gardiner plasma la musica senza bacchetta, accarezzando l’aria e guardando di tanto in tanto al maestoso crocifisso ligneo che si staglia sull’altare nella penombra. E così, per una sera, Bach, il Quinto Evangelista, è riuscito a restare ad un tempo inarrivabile, serbando intatti i misteri e i messaggi altissimi che la fede porta con sé, ma il nostro cuore in subbuglio e gli occhi lucidi ci dicevano che in fondo, non si trattava di qualcosa così lontano da noi.

Siamo ritornati anche il 4 ottobre, per ascoltare l’Orchestra Sinfonica della Radio di Colonia, in un programma meno indicato per un luogo sacro, ma ugualmente accattivante: e così abbiamo passato una gradevole serata tra le armonie slave del concerto per violoncello di Dvořák e la Sinfonia n. 5 del finlandese Jean Sibelius. Ragazzi, i tedeschi in orchestra fanno veramente paura! Sembrano davvero una cosa sola, si ascoltano, si guardano, si rispettano e si aiutano; e il risultato è un suono corposo, pastoso, compatto ma morbido ad un tempo. Bravo davvero il direttore russo, Semyon Bychov, applaudito calorosamente a fine serata anche dagli stessi professori d’orchestra.

Un’ultima annotazione: a tutti e due i concerti, ma soprattutto a quello di Bach (alla faccia di chi lo considera un compositore vecchio, difficile, etc. etc.) tanti, tanti giovani, seduti nei posti da 12 Eu, lungo le navate laterali della Cattedrale. Un bel segnale, se solo qualche chiesetta a Genova ogni tanto si aprisse un po’ di più a un linguaggio universale come quello della grande musica. Perché, per chi non lo sapesse, Bach le sue Cantate non le scriveva per sé stesso, ma per i fedeli che ogni domenica andavano a Messa: un pensierino gentile, o se preferite, un aiuto per trovare le parole più adatte.

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