Magazine Mercoledì 26 settembre 2007

Italian fiction: una generazione in fuga

«I giovani di oggi non sono quelli che si comprano il gelato e pensano tutto il giorno all'amore». L'allusione è ai superbestseller tipo Moccia, che fanno sfracelli in libreria e ricoprono di melassa il lettore. A parlare è Michele Vaccari, autore del romanzo Italian fiction (ISBN Edizioni), in uscita giovedì 27 settembre. Altro che melassa, questo libro ti fa rizzare il pelo. Duro nel linguaggio e nella storia, pasoliniano nello stile, racconta la vicenda di tre ragazzi proletari - Elena, una cosplay, Guido e Antonio, due hardcore warrior naziskin - in una fuga attraverso l'Europa verso Appearance, il rave dei rave.

La scena iniziale è Vigasio, paesino del veronese dove tutti gli anni si svolge un carnevale con tanto di carri. La capricciosa reginetta del paese (Elena) viene rapita dai warriors che scappano dopo una macchina sfasciata di troppo. Inizia così un rito di iniziazione, «un viaggio dell'anima, un ritorno allo stato di natura, dalla città alla foresta», dice Michele. E, come accade in tutti i riti d'iniziazione, quando tornano sono cambiati.

Chi sono i protagonisti? Li hai conosciuti? «Ho sentito parlare di cosplay e di ambienti nazi da persone che conosco, non li ho conosciuti personalmente». La violenza è tanta. «Non è diverso da quello che succede nella realtà. Di recente ho scoperto una cosa: alla discoteca Numer One di Brescia (locale da dove provengono i due ragazzi all'inizio di Italian fiction n.d.r.) c'è un'area dedicata allo sfascio di automobili. Tu vai lì e rompi tutto». Che vuol dire? «I ragazzi oggi sono abituati a sentirsi dire che tutto fa schifo, e soprattutto che loro sono nullità. Passano la settimana a spaccarsi di lavoro e non vedono l'ora di sfogarsi». È la società, insomma, di per sé violenta: «sì, e se non si incanala questa violenza come fanno al Number One la gente trova comunque un modo per sfogarsi».

Qual è la via d'uscita? «Nel libro cerco di spiegare come i ragazzi escano da una condizione di apparenza pura e semplice, trasformando il loro modo di apparire in consapevolezza». Non a caso il titolo originale del libro era I guerrieri dell'apparenza. Che tipo di consapevolezza è? «L'esteriorità può essere un modo per nascondersi, per vivere nei panni di qualcuno o qualcos'altro. Le cosplay si travestono e si immedesimano in personaggi che non esistono, protagonisti di fumetti e cartoni animati. Oppure può essere un modo di intendere il mondo, un passaggio verso la coscienza di quello che si è, al di là delle differenze esteriori».

Nel frattempo Michele sta lavorando ad altri due libri. «No Juventus please è il libro sul non sentirsi giovani nel terzo millennio. Protagonista uno studente che si trova a Bologna e odia tutti gli stereotipi della vita nella città universitaria. Poi Habemus power, dove racconto l'ascesa politica, e i maneggi, di un prete che diventa Papa».
di Daniele Miggino

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