Magazine Giovedì 20 settembre 2007

RimBambiniamoci di libri

Come cammina una duna? Cosa ti frulla per la mente se pensi al deserto? Dove sono i deserti freddi? Come si chiamava in origine Baghdad? La parola passa a Jack ed Annie, fratello e sorella che, nel bosco di Frog Creek, in Pennsylvania, sono soliti salire su una misteriosa casetta su un albero e partire a ritroso nel tempo. Nell'ex dimora di fata Morgana, la bibliotecaria del leggendario regno di Camelot, per conto di Mago Merlino, sono andati in missione con l’aiuto di due apprendisti di nome Teddy e Kathleen. Appena portata a termine il mandato nella Venezia di più di 250 anni fa, ora sono pronti a partire per l’antica città situata tra i fiumi Tigri e l’Eufrate: la Mesopotamia.
Il paese di chiama attualmente Iraq, e Baghdad è la sua capitale, ma è utile apprenderne alcuni cenni storici proprio grazie a questa sfiziosa serie. Da trenta libri a questa parte, la Magica Casa sull’Albero è pronta a catapultarci con imbarazzante semplicità di linguaggio e freschezza di aneddoti in mondi lontani. Un viaggio nel tempo, che questa volta ha inizio fra mille e più granelli di sabbia: tanta sabbia.

Tempesta nel deserto (editore Il Battello a vapore, euro 6.90, lettura consigliata dai 6 anni in poi), di Mary Pope Osborne, illustrato da Sal Murdocca e tradotto da Barbara Ponti, è un distillato di avventura, storia e naturalia varie.
La trama è semplice: i due protagonisti devono recarsi a Baghdad e aiutare il califfo a diffondere la saggezza nel mondo. Per riuscirci, possono usare qualche consiglio, un libro di rime magiche e una serie di aiutini di logica intuizione. Il finale è lieto, proprio come la lettura: obiettivo centrato e – in contemporanea - scoperta di un personaggio che la storia ricorda col nome di Mamoon. Ha i tratti non di uno, ma di ben due califfi esistiti nel nono secolo: Harun al-Rashid e suo figlio Abdullah al-Mamoon. Pare che di tanto in tanto Harun al-Rashid si travestisse e si mescolasse ai suoi sudditi per ascoltare e conoscere il suo popolo.

Il suo mondo ha ispirato la raccolta di racconti noti come Le mille e una notte. Abdullah al-Mamoon era invece il figlio minore di Harun al-Rashid che si adoperò per la diffusione delle arti e delle scienze, istituendo perfino la Casa della Saggezza. Ecco il nodo: esistita davvero, è qui che anche Annie e Jack conobbero il matematico al-Khwarizmi. Chi? Fu lui a regalare al mondo l’algebra, i numeri. 1, 2, 3, e così via… era accanto ad al-Kindi, detto anche il filosofo degli arabi, quando i due curiosi fanciulli lo videro. Storia di ieri che diviene racconto di oggi. Attraverso dieci capitoli per 146 pagine da divorare, che finiscono con qualche pagina dedicata alle curiosità e al gioco, tra una ricetta di palline ricoperte di cocco ripiene di datteri e un gioco dell’oca verso Baghdad. E l’entusiasmo va via come il pane fra questi racconti, scoprendosi rapiti nel volume numero 30: titola L’incantesimo della Torre. Ha la medesima struttura per un altro misterioso viaggio che invece si compie tra fattucchieri e invenzioni: corre l’anno 1889.

Jack e Annie sono a Parigi. Mago Merlino ha mandato loro un messaggio: devono trovare quattro nuovi maghi e proteggerli. Ma quando giungono alla Torre Eiffel, trovano migliaia di persone riunite per l’Esposizione Universale. Come faranno a riconoscere i veggenti in mezzo a quella folla? Tra l’invito a preparare una crepe e un test visivo dove contare e scovare i triangoli che formano la torre simbolo della capitale francese, basta sintonizzarsi sul posto: latitudine 48°51’32” nord e longitudine 002°17’45” est per veder nascere, il 31 marzo 1889, il monumento tra i più scopiazzati al mondo. Ne esistono in scala, riproduzioni sparse in ogni dove: la Tokyo Tower in Giappone, più alta dell’originale di 13 metri.
Altre mignon si trovano in Guatemala, a Las Vegas, a Praga, a Londra e perfino a Shenzhen in Cina.

Dal libro, si legge che viene ridipinta ogni 7 anni, con 60 tonnellate di vernice. Vi trovano posto mezzo milione di chiodi, 2.500.000 fori per rivetti, 18.038 pezzi di ferro forgiato che trecento metalmeccanici al tempo assemblarono quella che l’artista dell’inganno, Victor Lustig “vendette” per ben due volte come ferro vecchio: la Torre Eiffel? Esatto. Lei con annesse 10mila tonnellate di ingombro alto 304 metri, maggiorato di 18 metri per la calura estiva! La soluzione della storia? Leggete gente. E magari inviatemi per mail il vostro voto.
di Roberta Maresci

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