Magazine Martedì 18 settembre 2007

Claudia Priano e 'quelli del blog'

"Perché mica è facile mettersi in gioco. Cioè, io a volte lo faccio fin troppo, ma non è che sempre le cose vadano a buon fine. Comunque è sempre un buon inizio. E poi ti fai le ossa. Anche se a volte la pelle rimane sempre sottile.
Cazzo, non è mica facile avere la pelle sottile.
E vabbeh, pazienza.

Comunque stasera avrei voglia di parlare di sogni. Di quelli ad occhi aperti e no.

O Signore, datemi il mio sogno quotidiano!
"

Georges Rodenbach, Il regno del silenzio

Una volta ho conosciuto un tale che diceva di non avere sogni. Se tu gli chiedevi, senti che ti piacerebbe?, qual è il tuo sogno nel cassetto?, lui ti rispondeva, non lo so. E tu magari insistevi, e lui niente, giù a dirti che lui no, di sogni non ne aveva. Era uno molto triste, a volte. Ma solo a volte. Perché spesso faceva finta di essere felice. Perché lui aveva capito che talvolta i sogni non si avverano. E questa cosa non gli andava giù per niente. Perché poi c’era da soffrire, e lui no, non ne voleva sapere. Che poi, diciamolo, era un po' sfortunato, voglio dire, mica uno di quelli che gli filava tutto liscio. No, in effetti ci si metteva in mezzo sempre qualche rogna. E quando tu speri tanto in una cosa, e poi quella ti dà buca, ecco che allora ci rimani male, anzi malissimo. E tanto più è grande il sogno, tanto più pesa il dolore della disillusione.

E allora dopo uno, due, tre sogni andati male, quel tale che conoscevo ha trovato la soluzione. Non sognare più. Per niente. E quando qualcuno gli disse che anche i sogni notturni, anche quelli, erano desideri inespressi, lui si arrabbiò moltissimo, e allora anche lì trovò una soluzione. Andò dal medico e gli disse. Senta, io di notte non riesco a dormire, mi dia qualcosa di forte, che non mi faccia neanche più sognare. E il medico gli scarabocchiò qualcosa su una ricetta, perché tanto ci era abituato il dottore, a scrivere cose del genere a persone che non avevano mai voglia di stare male. E il tizio se ne andò a casa. Soddisfatto. La prima notte dormì senza sogni. La seconda anche. La terza pure. Quel tale che conoscevo, insomma, era contento. La sua vita era risolta. Lui, l’uomo che non aveva sogni, lavorava tutto il giorno e la sera tornava a casa, senza neanche accendere la radio, casomai la musica gli facesse venire dei grilli per la testa, e neanche la tivù, perché anche con la tivù, non si sa mai. Di leggere poi non se ne parlava proprio. Si prendeva il suo sonnifero e andava a dormire. Ma una notte successe una cosa strana.

Sognò una donna bellissima che gli parlava e che rideva. Si svegliò sconvolto, come avesse vissuto un incubo. La sera successiva di sonniferi se ne buttò giù due. Ma continuò a sognare la stessa identica donna, che lo chiamava e gli sorrideva. Allora prese a bere e a buttare giù sempre più sonniferi, ma non c’era verso che quella donna elegante e bella scomparisse.
Una notte, ma una di quelle infami, che fa freddo, tira vento e tutto il resto, quel tale girovagava senza meta, fatto di sonniferi e di alcool. Erano giorni che non andava a lavorare, e non tornava neppure a casa. Cercava di non dormire. Se ne stava lì, seduto su un marciapiede, con una bottiglia di whisky tra le mani tutto stracciato, puzzava come una carogna, si era pure pisciato sotto. E mentre stava per chiudere gli occhi, travolto dalla stanchezza, ebbe un sussulto. La vide. Era davanti a lui.

"Excuse me, where is Fontana di Trevi?", gli chiese la donna con dolcezza, sorridendogli.
"Yes. Please, follow me", rispose lui come ipnotizzato, cercando di alzarsi in piedi.
Barcollando cominciò a camminare nella direzione giusta, lungo via di San Basilio. Quando arrivò in fondo alla strada, le indicò la piazza. La donna lo ringraziò con un sorriso, si strinse nella sua pelliccia, lo salutò con la mano e si allontanò.

Lui non la vide mai più. E sentì un forte dolore, tanto che pianse. Ma capì che i sogni non si possono fuggire. Altrimenti sono loro che ti vengono a cercare. E se ne andò a casa. A dormire.

"Il sogno è l’infinita ombra del Vero", Giovanni Pascoli, da Poemi conviviali.

Buonanotte amici, fate bei sogni.
E raccontatemeli.
Se ne avete voglia.

Così era cominciata, quel 6 maggio, sul . E ora siamo tanti e ci raccontiamo cose, ci scambiamo opinioni, provocazioni, titoli di libri, di film, ricette, consigli, racconti, poesie e tutto quello che ci capita.
< Siamo un bel gruppo. Noi del blog.
di Claudia Priano

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