Magazine Mercoledì 5 settembre 2007

Dr House: un serial da filosofi

Magazine - , in una recente intervista al settimanale Venerdì di Repubblica, alla domanda se è possibile fare una televisione intelligente, ha risposto: «La tv intelligente è il nuovo serial americano. [...] Lost, Dr House, 24 hanno sceneggiature di una complessità tale che non ha precedenti nella letteratura e nel cinema. Sono una grande palestra per il nostro cervello».
Sono della stessa idea quattro atleti del pensiero - Cristina Amoretti, Daniele Porello, Simone Regazzoni e Chiara Testino - filosofi dell’Università di Genova che hanno costituito il collettivo Blitris. La loro opera è La filosofia del Dr House (Ponte alle Grazie. pp. 205, 12 Eu), in libreria da giovedì 6 settembre.

Gregory House, il medico anarchico, geniale, scontroso, arrogante, cinico che molti di voi avranno visto in TV. Quello che dice ad un paziente: Preferisci un medico che ti tiene la mano mentre muori, o uno che non ti guarda mentre migliori? Quello che azzecca sempre la diagnosi, Dio solo sa (e anche Blitris ci prova) con che logica. Indubbiamente affascinante. Ma che c'entra la filosofia? Uno dei pricipi che il collettivo fa propri è che non esistono cose, e quindi trasmissioni televisive, degne e indegne di riflessione filosofica. In particolare Dr House, «è una delle poche serie che riesce a suggerire temi interessanti sia di etica che di epistemologia che di logica. Inoltre, in Italia ha avuto ascolti da record. Nessuna occasione migliore per tentare di arrivare con la filosofia al grande pubblico».

La riflessione è serissima: l’etica e l’iper-etica, le ragioni e la logica del dottore vengono analizzate in quattro saggi distinti secondo il metodo della ricerca filosofica fatta al di là del manuale, ma non per questo meno rigorosa. La filosofa americana Avital Ronell sostiene che se Aristotele fosse qui oggi, probabilmente si occuperebbe di televisione: «e Derrida (filosofo francese decostruzionista n.d.r.) - aggiunge Blitris - non rispondeva al telefono quando in tv c’era Dallas».
L'idea del libro nasce nel dehors di un locale genovese: «Quattro amici sono seduti a un tavolo. Al terzo aperitivo smettono di parlare di lavoro e passano alla tv. Salta fuori che tutti guardano Dr. House e sono d’accordo che sia una serie ricca di spunti filosofici». Otto mesi dopo il gioco è fatto.

A proposito, Blitris è una parola che non vuol dire niente: «È un termine libero, senza un significato ingombrante, ma evocativo (evoca il suono di strumento a corde n.d.r.), con una storia che risale all'antica Grecia e che prosegue fino ai nostri giorni. Era lì, quasi dimenticata. E ce la siamo presa». Curiosità: Blitris era la prima scelta di Umberto Eco per il titolo del suo libro di maggior successo (gli piaceva anche Babazuf, altro termine nonsense), poi ha deciso Il nome della rosa, scartando anche Delitti all’abbazia.

Il libro è dedicato a Flavio Baroncelli, docente di filosofia all’Università di Genova recentemente scomparso. Il collettivo è una realtà anche grazie a lui: «Senza Baroncelli Blitris non sarebbe mai nato. Con lui ci siamo messi a fare filosofia al di là delle distinzioni di scuola, nel corso del dottorato diretto da lui. Il che significava: discutere sempre su tutto, in aula e poi al bar. Discussioni interminabili, e animatissime. Direi che siamo stati "costretti" a fare così, e ci siamo anche divertiti».

di Daniele Miggino

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