Magazine Giovedì 30 agosto 2007

Rimbambiniamoci di libri

Po-e-sia? Che ci sia poesia nella dispensa in cucina? «Nessuna poesiiia», rispondono fiaccamente gli spaghetti. «Nedduna poesia da quedde pardi», avverte lo straccio raffreddato nel ripostiglio. Si può provare sotto il letto? O forse può saperlo Lolo che vende e aggiusta le biciclette? Ne conosce una calda come il pane che quando la mangi ancora ne rimane, la signora Rotondina: la panettiera amica di Arturo. Non ha dubbi Mahmoud che la sente nascere dentro quando sente battere il cuore delle pietre. Ma è poesia anche «quando le parole battono le ali», suggerisce il canarino Aristofane. Perché, «quando metti a rovescio il tuo vecchio maglione e sembra come nuovo?», domanda la nonna di Arturo al nipote.
Ma chi è sto’ Arturo? Un bimbo come voi, in cerca di una soluzione per il suo pesciolino rosso: sta morendo di noia, povero Leòn!

Allora che cos’è la Poesia? Potrebbero rispondere sonetto, canzone, ballata e ode: quattro forme che può assumere quest’arte di usare le parole affidando al loro suono e al loro ritmo l’emozione e la forza di una frase. Invece no: sarà silenzio per le vostre orecchie. Non servirà chiamarla neppure rondeau (in Francia), clerihew (Inghilterra), ghazal (Arabia), renga (Giappone), per far diventare la poesia internazionale. Perché qui non è il saggio, il letterato o lo studioso ad interrogarsi, piuttosto un bimbo come voi.

Da quando la mamma guardandolo, ha chiuso gli occhi e sentenziato la soluzione, non ha pace. Perché per far tornare a nuotare il pesce, basta regalargli una poesia: lo salverà. È il consiglio prima di defilarsi alla sua lezione di trombone o semplicemente un modo per sbrogliarsi e pensare ai fatti suoi? Mah: solo, il bimbo cerca.
E trova che: «una poesia è quando hai il cielo in bocca, è calda come il pane: ne mangi e ancora ne rimane. Una poesia è quando senti battere il cuore delle pietre, quando le parole battono le ali, è un canto di prigionia. Una poesia è quando rigiri le parole da cima a fondo e hop! Diventa nuovo il mondo».
Parole di ciascuno messe insieme a formare un’ode. Capaci d’incantare perfino Leòn che finalmente risorge e parla: non lo aveva mai fatto prima! Vuole dire che allora lui è un poeta e la poesia è il suo silenzio.

Ecco: questo libro imbarazzantemente semplice, incanta il cuore con parole genuine e disegni che parlano nella quiete di un colore, per far la pace col mondo. Questa è la poesia che guarisce i pesci (Lapis marzo 2007, pag. 48, 14,50 Eu): nato dalla penna del poeta e drammaturgo francese Jean-Pierre Siméon, è illustrato da Olivier Tallec, pluripremiato con Bisognerà, appena ristampato.
Vincitore del premio Libro dell’anno 2006-Super Premio Andersen. E vincitore ex aequo (con La guerra del soldato Pace, di Michael Morpurgo, Salani editore) dell’annuale sondaggio di LiBeR sui migliori libri del 2005.

Invece Bisognerà (Lapis, 2005, pag. 32, 13,50 Eu) è stato scritto da Thierry Lenain, autore di una ventina di libri per ragazzi che ha vinto moltissimi premi. Qui Lenain colleziona le brutture di questo mondo, facendone strumenti descrittivi e insieme compositivi della nostra Terra.
Il bambino protagonista guarda il mondo dalla sua isola lontana: sembra un prato fiorito, invece è il simbolo del ventre materno. Ha gli occhi imbevuti di guerre, carestie, miseria, potere, acqua, foreste, lacrime. Riflette e si domanda: bisognerà cambiare il mondo, proteggerlo.

L’autore, intervistato da Roberto Denti per il trimestrale Liber, commentava: «Da una parte quando uno guarda lo stato del pianeta, viene obiettivamente da domandarsi: "Cosa ci faccio qua?"; da pensare: "Se l’avessi saputo, non sarei venuto...". D’altra parte gli adolescenti dicono spesso: "Non ho chiesto io di venire al mondo!" Allora ho avuto voglia di scrivere un album positivo, che proponesse l’idea che: 1. sì, siamo proprio noi che nasciamo (non siamo "fatti") e che 2. forse siamo venuti al mondo per farlo più bello. Penso che noi possiamo dire ai bambini che è questo che attendiamo da loro: che essi partecipino alla costruzione di un mondo migliore... Senza per questo obbligarli perché questo avvenga».
La straordinarietà del testo è associato ad una modalità di lettura che sfuma da sinistra a destra. Passando da ciò che vede al desiderio, per la strada dei colori: a sinistra presenti, a destra assenti. Per poi crescere nella percentuale che giunge a ribaltare le proporzioni, alla fine della lettura, quando il bimbo decide di nascere tra le braccia della mamma e viene contaminato dal colore: macchia e porzione minima di tutta la doppia pagina, completamente in bianco e nero.
di Roberta Maresci

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