Magazine Giovedì 30 agosto 2007

Fumetto in bianco e nero addio

«Quando mi hanno chiamato per dirmi che avrei colorato il Dylan Dog numero 250, a momenti cadevo dalla sedia».
A raccontare questo momento è , disegnatore e colorista veneziano, autore, assieme a Bruno Brindisi delle tavole che hanno celebrato il numero 250 della serie regolare di Dylan Dog e colorista ufficiale di quella nuova dimensione Dylaniata che è il .

Sfogliando il 250 appare evidente come il colore, un tempo inteso in Casa Bonelli come eccezione alla regola del bianco e nero, sia oggi molto più vivo, diventato essenziale nella storia sulla carta come un motivo musicale lo è in un film.
«Il colore – mi racconta Emanuele – non è solo un elemento decorativo ma è un valore aggiunto al fumetto stesso. Nel Color Fest ad esempio, alcuni eventi della storia sono anticipati proprio da una diversa distribuzione cromatica, il lettore percepisce che qualcosa sta avvenendo prima ancora che accada. Questo tipo di approccio, comune in paesi come Francia o Stati Uniti, sta oggi prendendo piede anche in Italia».

La carriera di Emanuele è cominciata proprio oltralpe dove, finiti gli studi alla Scuola del Fumetto di Milano, ha potuto mettere in pratica quanto imparato in - L’Occhio di Giada – scritto da Patrick Weber.
Prima di arrivare in Bonelli ha lavorato anche per le tavole di 100 anime. «All’inizio mi occupavo solo dei disegni poi dei colori. Conoscevo le tecniche classiche, tempera e acrilico arricchite – appena giunta l’occasione - dalle tecniche al computer. Oggi, pur rimanendo un disegnatore, sono ormai specializzato sulla colorazione».

«Colorare le tavole di un fumetto – mi racconta Emanuele – non è solo riempire degli spazi bianchi. Occorre per prima cosa una certa collaborazione con il disegnatore dell’albo, e poi anche un vero e proprio studio dei materiali perché il colore si realizza attraverso la scelta delle mescole migliori a seconda della carta, del formato. Conoscendo le caratteristiche della carta utilizzata dalla Bonelli ho cercato colori che potessero esserne valorizzati. In questo modo il colore realizza un impatto morbido con le tavole che non passa inosservato al lettore. Inoltre ho lavorato molto bene con Brindisi. Bruno conosceva bene le mie necessità grazie al lavoro che in passato aveva fatto con Novikov, scritto da Weber. Sapeva cosa inserire e cosa evitare di inserire nelle sue tavole per rendere più efficace il mio lavoro. Il risultato credo sia eccellente sia da un punto di vista grafico - Brindisi è un ottimo disegnatore – che da quello cromatico».

Navigando per il sito dello appare evidente come Emanuele da discepolo si stia man mano trasformando in docente. Tra le iniziative che lo impegnano emerge un corso di colorazione - a cui è possibile ancora iscriversi - che ha lo scopo di formare nuovi coloristi.
«A Venezia io ed altri colleghi stiamo cercando di realizzare una scuola del fumetto, da un lato vogliamo contribuire a far nascere un’Associazione Culturale, dall’altra c’è la volontà di formare persone che possano lavorare con me. Per il Dylan Dog ho dovuto lavorare con scadenze molto vicine, per questo mi è stato utilissimo cominciare a lavorare in squadra. La colorazione prevede tre momenti: tinta piatta, ombreggiature ed effetti speciali. Lavorandoci da solo ci avrei messo tantissimo, organizzando il lavoro, coordinando tre squadre e lavorando soprattutto sulla stesura definitiva sono riuscito a ottenere un buon risultato in tempi bonelliani. Il Dylan, ad esempio, ha richiesto l’impegno di otto persone per due mesi. In futuro prevedo di aver maggiori carichi – sua la collaborazione con i Tex ripubblicati da Repubblica e con il prossimo Dylandogone Mondadori».

Prima di arrivare alla tipica domanda sui suoi progetti per il futuro, considerata l’età, 30 anni compiuti, e il fatto di essere, come me, cresciuto con Dylan Dog, mi chiedo e gli chiedo quale sia l’albo che più di tutti avrebbe voluto disegnare e colorare.
«Decisamente Memorie dall’Invisibile (considerato da più parti, me compreso, il più bello della serie, ndr), anche se il fumetto che vorrei colorare è Nathan Never, il mio preferito da sempre. Ultimamente ho sentito Serra – il papà di Nathan Never – e non è detto che in futuro non si riesca a fare qualcosa assieme».
Anticipando la domanda sui progetti per il futuro Emanuele mi confessa che sta cominciando a lavorare alla colorazione delle tavole del n°100 di Dampyr. È inevitabile la domanda su qualche anticipazione come è prevedibile la risposta: «stiamo cominciando adesso, non ho ancora avuto il tempo di guardare la sceneggiatura ma stai certo che – scherza - se sapessi e raccontassi qualcosa Mauro Boselli mi ucciderebbe».
di Francesco Cascione

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