Magazine Martedì 20 marzo 2001

La pagina del cuore al Salotto del libro

Magazine - "Don Gallo lo preferisco a Baget Bozzo". Prende posizione Sergio Buonadonna (nella foto) giornalista del Secolo XIX, chiamato all’Auditorium Montale a moderare la quarta serata del . Ma è una serata nella quale non bisogna essere moderati. Perché si parla di passione, la passione per un autore, o per un libro. Mario Bagnara, Giuseppe Conte, Ernesto Franco, Don Gallo, Roberto Mussapi, Romolo Rossi e Marco Sciaccaluga sono infatti chiamati a dichiarare il proprio amore per il loro “libro del cuore”.

Libri stropicciati dalle letture e riletture continue, tenuti con attenzione maniacale, mandati a memoria. C’è chi quel volume ce l’ha dal 1966, regalatogli dalla nonna (Sciaccaluga), e chi gli deve la vita ("leggendo Henry Miller ho cominciato a desiderare di diventare uno scrittore, invece che di suicidarmi", parola di Conte).

Fa un certo effetto vedere il prete combattente, l’uomo della comunità di San Benedetto (vedi Leggi l'articolo ) col suo Kierkegaard sottobraccio, come uno scolaretto, e sentirlo confessare le sue difficoltà ad essere cristiano. Difficoltà vinte trovando conforto tra le pagine di un autore protestante. Don Gallo legge con trasporto, come un barricadero abituato a parlare alla gente.

Palesa invece una certa emozione, leggendo Goethe, Romolo Rossi, che sognava di fare l’attore ed è diventato psichiatra. Probabilmente sul palco dell’Auditorium Montale realizza in parte quel sogno: diventare un “animale da palcoscenico”.

E “animali da palcoscenico” (nella definizione di Buonadonna) sono, in qualche modo Marco Sciaccaluga (che legge Le ostriche di Checov) e Mario Bagnara (col Vangelo secondo Gesù di Saramago), regista teatrale il primo (che “ha esordito a 22 anni con due nudi in scena e poi, quando ci ha promesso di farci vedere la Brilli nuda, si è scoperto che lo era meno di quanto noi dei media ci eravamo impegnati a far credere” riassume, biografico, Buonadonna), imprenditore, ma soprattutto ).

Chi sicuramente è abituato ai reading pubblici è Giuseppe Conte, "che ha fondato il Mitomodernismo e ne ha fatte di cotte e di crude". Ma che, soprattutto, ha partecipato ai più importanti festival di poesia del mondo, per poi organizzarne uno a Sanremo. Legge alcune pagine da Tropico del Cancro di Miller, col quale condivide l’approccio eretico alla parola.

Anche Roberto Mussapi è scrittore e poeta che ha conosciuto il successo ai quattro angoli del mondo (“noi conosciamo i Backstreet Boys, mentre in Colombia conoscono Conte e Mussapi”, assicura il moderatore poco moderato), ama Shelley e interpreta con grande intensità la sua traduzione di Ode to the West Wind.

Ernesto Franco (direttore editoriale dell’Einaudi), infine, è appena sceso dal palco del teatro Modena, dove ha moderato il dibattito tra José Saramago ed Edoardo Sanguineti (vedi Leggi l'articolo ), e legge alcune pagine di Octavio Paz.

Non vuole invece sbilanciarsi, Buonadonna, quando viene interrogato su quale sia la sua lettura preferita. "Dovrei citare Sartre, ma rischierei di violare la legge sulla par condicio". Nonostante le attenzioni ironiche del moderatore, qualcuno ha trovato comunque modo di offendersi quando Mussapi ha espresso le sue considerazioni sul pubblico della poesia in Europa, a suo dire (e di Conte) poco ricettivo rispetto a quello di paesi sudamericani o arabi. C’è da dire che se l’intento della serata era quello di parlare di emozioni e suscitarne, sicuramente la polemica finale è conferma della riuscita dell’iniziativa.

Il salotto del Libro procede oggi con la quinta giornata.


Se anche voi volete farci conoscere quali sono i vostri autori preferiti, scriveteci, cliccando sulla firma dell'articolo. Noi vi pubblicheremo. Promesso (provare per credere: Leggi l'articolo ).

di Donald Datti

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