Weekend Magazine Martedì 20 marzo 2001

Un gioiello tra rasoi e pennelli

Magazine - In fondo a Vico di Canneto il Lungo, parte bassa del centro storico. La mattina è un via vai continuo di persone. Negozi, botteghe si susseguono senza soluzione di continuità.
Il fitto parlottio proveniente dai bar, i caffè iniziano ad alternarsi ai primi gianchi, sigarette che penzolano da visi segnati.
Colori, odori, rumori che ti assalgono da ogni dove.
Ma quello che si intravede da una porta socchiusa all'inizio di Vico Caprettari ha dell’incredibile.
Se non si ha una fretta spropositata, l’ansia de "il tempo è denaro", se si sta dolcemente bighellonando, crogiolandosi in pensieri metafisici ed assoluti, sentendosi un tutt’uno con questa entità meglio conosciuta come centro storico entrare è un obbligo. Magari aspettando il momento giusto per non incorrere nelle ire del gestore.
La barberia Giacalone è un piccolo gioiello risalente al 1922 in perfetto stile liberty.
Il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) riuscì ad acquisirlo nei primi anni novanta dalla vedova del signor Giacalone.
E ne ha fatto un capolavoro di restauro.
“Sono stato contattato dal FAI”, mi spiega con orgoglio Emanuele Giugno, gestore di questa bottega dal 1996, “ed ho subito accettato la loro proposta”.
"La clientela è molto varia, dal muratore a Massimo D’Alema. Sono moltissimi i personaggi celebri, del mondo dello spettacolo di passaggio a Genova che fanno sosta nella mia bottega".
Più clienti o più visitatori?
E quando faccio questa domanda Emanuele Giugno si ribella.
“Sei mica un parrucchiere? Sai quante volte ricevo visita da colleghi che più o meno velatamente insinuano che io sia stipendiato dal FAI?
Faccio questo mestiere da 41 anni e credo di sapere il fatto mio".
E per il G8?
"Credo che la bottega rimarrà chiusa. È troppo rischioso. Anche se la decisione spetta al FAI.
Un peccato, vista l’affluenza di stranieri che ci sarà in quei giorni.”
Nello scorso weekend, giornata di primavera a favore del FAI, ci sono stati più di 700 visitatori.
"Pensa che è stato usato nel film “Le mura di Malapaga” con Jean Gabin del 1949. (vedi anche Leggi l'articolo )
E il duce non mancava mai di passare per un barba e capelli quando si trovava a Genova", aggiunge Giugno.
Descrivere a parole l’arredamento è impresa ardua.
Anche le foto non rendono piena giustizia a questo gioiello. Se vi capita di trovarvi nei paraggi con un quarto d’ora a disposizione, fateci un salto, non ve ne pentirete.

Per ulteriori informazioni sul FAI vedi Leggi l'articolo

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