Magazine Lunedì 20 agosto 2007

Olympos, la fine della Guerra di Troia

Magazine - Quattro anni fa, quando mi trovai a leggere e recensire (Ed. Mondadori, 394 pg 17 Eu), il primo pezzo del primo libro della saga che ha immaginato consumarsi tra la Guerra di Troia ed un futuro remoto, chiusi il pezzo con l’augurio che la scelta della fosse solo un incidente, una scelta infelice e irripetibile.
Speranza che si è rivelata vana. Pronto a recensire il finale, Olympos - 3 (Ed. Mondadori, 452 pg 17,5 Eu) mi sono trovato tra le mani un libro che, come da proverbio, era inizio e metà dell’opera, che si è chiusa solo due anni dopo con Olympos - 4 (Ed Mondadori, 504 pg, 18 EU).

Capisco la difficoltà di pubblicare un autore conosciuto, amato e letto solo da una nicchia di lettori. Capisco i costi che può avere la letteratura d’oltreoceano. Capisco che il nostro paese consuma molta più televisione che libri. Ma questa tendenza delle case editrici d’Italia a dividere testi e romanzi in varie puntate rischia di scoraggiare anche i più affezionati ai libri.
Comunque, ad onor del vero, devo dire che gli ultimi capitoli, raccolti nell’ultimo volume di Olympos chiudono nel modo migliore un’ottima saga di fantascienza epica.

Il mondo raccontato da Simmons è sospeso tra due epoche, una lontanissima, in cui gli uomini sono eroi, in cui nella guerra c’è onore (aristeia), passione e anche una sana dose di barbarica ira, e l’altra in cui l’umanità è precipitata nel futuro immaginato da Wells con la sua macchina del tempo: Eloi dementi pronti a trasformarsi nella cena dei Morlock.
Tra l’una e l’altra prende corpo una trama partorita da una delle menti più abili a trasformare l’impossibile in probabile fondendo con maestria nozioni scientifiche e profonda conoscenza dei classici.

Nella Guerra di Troia di Simmons infatti ci sono rimandi a Shakespeare, a Proust senza dimenticare la teoria dei Quanti, gli studi di Hawking e il Vate cieco. Il risultato è un romanzo in cui gli dei greci risultano essere manipolatori dei flussi quantici tra mondi e dimensioni diversi e gli uomini sono le pedine di un gioco tra entità antiche come l’universo stesso.
Come per altri libri dell’autore dell’Illinois, anche per questo vale la regola per cui all’inizio si deve fare certo sforzo per visualizzare quanto descrive.
Simmons, e qui sta la sua qualità migliore, non si accontenta di raccontare una storia che piove sulla testa del lettore, ma elabora una specie di gioco per interagire con lui costringendolo a riprodurre lo stesso sforzo, al contrario, che ha trasformato in parole le immagini della sua fantasia. Volete un esempio? Provate ad immaginare la Torre Eiffel e moltiplicatela per 14.000. Quella che otterrete è un’affascinante e praticissima Funicolare a due posti tra India e Spagna.

Una volta entrati in un mondo simile inizierete a giocare e divertirvi con un romanzo su molti livelli e con innumerevoli chiavi di lettura e nel quale nulla è ovvio, neppure il finale della Guerra di Troia.

di Francesco Cascione

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