Magazine Venerdì 17 agosto 2007

Belpoliti: il mio viaggio accanto a Levi

Un lavoro fatto in contemporanea: da una parte la macchina da presa, dall’altra una penna e un taccuino. Ne è uscita fuori una duplice lettura del percorso che ha portato Primo Levi da Auschwitz alla libertà.
Lo scrittore e saggista e il regista cinematografico hanno unito le forze per ripercorrere oggi la strada raccontata ne La tregua, il celebre diario di viaggio di colui che seppe raccontare in modo straordinario le miserie del lager. Da quell’esperienza Ferrario ha tratto un film documentario, , uscito in Italia lo scorso gennaio, a pochi giorni dalle celebrazioni del ; Belpoliti invece ha raccolto le molte pagine del suo taccuino di viaggio, fatto di parole, fotografie e disegni, per raccoglierle in un libro, La prova, edito da Einaudi (200 pag., 12,80 Euro).

Il racconto ha inizio in modo inusuale: le parole lasciano spazio alle immagini di una cartina geografica, quella dell’Europa. Linee e cancellature indicano il percorso della troupe: da Milano - Orio al Serio fino a Bucarest, e poi a Kiev, Bratislava e Cracovia. Le tante annotazioni precedono un diario di viaggio in piena regola, che poco assomiglia ad un saggio. Pare proprio di essere lì, nell’Europa dell’Est, e di incontrare i personaggi che hanno fatto di quel viaggio un'esperienza straordinaria: «abbiamo incontrato e Stanislaw Lem», ricorda Belpoliti, che parlando dell’autore di Solaris aggiunge: «avrei voluto parlargli di più. Lui invece ci ha ricevuti solo per cortesia. C’erano ancora tante domande che avrei voluto rivolgergli. Sul cattolicesimo, su Karol Woytila, sul rapporto tra la Polonia e la Russia, sul comunismo».

La troupe ha visitato i lager, o ciò che ne resta. Per Belpoliti è stata la prima volta: «ma questo non ha aggiunto molto al mio modo di vedere l’olocausto, se non qualche riflessione in più sul rapporto tra i luoghi e la memoria».
Molti dei paesi vissuti e descritti da Levi non sono cambiati molto da allora: «soprattutto la Bielorussia e l’Ucraina sono rimaste le stesse. Non è così per la Polonia e l’Ungheria. Tornerei volentieri nei luoghi intorno a Chernobyl. Località che ho trovato morbide e delicate». Belpoliti ci preannuncia altre collaborazioni con il regista Ferrario: «i progetti per il futuro ci sono, staremo a vedere». Nel frattempo La strada di Levi è uscito anche negli Stati Uniti: «i primi commenti sul film, recensito sul New York Times, sono stati molto positivi», conclude Belpoliti con soddisfazione.

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