Magazine Venerdì 17 agosto 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

La lettera
Ho 22 anni e non so da quale parte iniziare.
Apparentemente la mia vita "normale" scorre. Dentro di me la vita è ferma.
Ho vissuto l'infanzia con la famiglia: mamma (donna dal passato difficile, molto severa coi figli e costantemente velata di depressione), papà (uomo nervoso e pieno di fobie), e un fratello maggiore (un amico, un compagno di vita sempre presente, ma costretto dal suo lavoro a stare lontano). I miei genitori hanno sempre avuto problemi di coppia e si sono separati quando avevo circa 14 anni. Mio padre si è trasferito in un'altra città e io sono rimasta con mia madre. Mio fratello, ormai in età adulta, era da poco andato via di casa. In tutto questo ritengo di aver visto e sentito cose che credo mi si siano cicatrizzate dentro. I miei genitori durante quegli anni si sono spesso rivolti a me per confidarmi stati d'animo e soprattutto storie che avevano con altre persone.

Nella mia vita di tutti i giorni sono cresciuta all'interno di un gruppo di amici molto forte che spesso ho considerato la mia famiglia. All'interno di questo gruppo mi sono innamorata di un ragazzo. In realtà la nostra storia durò molto poco e la mia fase di attaccamento avvenne dopo, durante i successivi anni che ho passato a rincorrerlo. Inutilmente, perché nella sua vita c'era un'altra persona. Inizialmente ho accettato la sua felicità con questa ragazza: volevo che fosse felice e mi bastava. Gli ultimi quattro anni occasionalmente incontravo questa persona durante alcune serate e spesso tra di noi avvenivano contatti fisici.

Abbiamo anche fatto una vacanza insieme col nostro gruppo, nonostante fossimo entrambi impegnati. Al ritorno da questa vacanza lasciai il ragazzo con cui stavo da quasi un anno per lui, con la falsa illusione che lui facesse la stessa cosa. Nel frattempo i miei genitori si erano rimessi insieme; a parer mio non per un amore ritrovato. Nuovi cambiamenti, nuove abitudini, stessi litigi, stesse urla in casa. A dieci anni avevo maturato l'idea di andare via il prima possibile. Nell'aprile 2006 decisi di staccarmi da questo ragazzo. E per farlo cercai di non vederlo più, allontanandomi dal gruppo.
Dopo pochissime settimane ho incontrato la persona con cui sto attualmente. Inizialmente non diedi fiducia a questa storia. Ad oggi stiamo ancora insieme, ma è una storia con molti problemi. Lui è spesso freddo con me, arrogante, sminuisce la mia persona e più si comporta così più mi attacco a lui. È difficile spiegare: ci sarebbero milioni di dettagli. Sto attaccata a questa persona con le unghie consapevole della pochezza dei suoi sentimenti nei miei confronti.

Cerco di trovare delle giustificazioni nel suo comportamento, sicuramente è una persona che ha avuto dei problemi in passato e gli sto vicino per poterlo aiutare. Mi convinco che, rimanendo al suo fianco, lui possa fidarsi di me e che un giorno forse potremo stare meglio. Intanto soffro, perché non sono ancora riuscita ad andare via di casa, perché mio fratello è lontano, perché non riesco ad avere rapporti normali con le persone, perchè amo solo se soffro.
Non guardo più film, non sento musica, non piango. Ho cancellato ogni fonte che può darmi delle emozioni. Credo di aver bisogno d'aiuto. Forse scrivere la mia storia, vedere il mio pensiero scritto può essere il primo passo e, anche se non dovessi ricevere risposta non importa, grazie lo stesso per avermi dato questo spazio.


Risposta
È passata la metà di agosto e dovrei essere in ferie. Invece, per una serie di motivi legati alla salute di un mio parente, sono ancora qui e questo mi permette di leggere e di rispondere alla quieta richiesta di aiuto nascosta dentro una bellissima lettera che racconta di quanto ci si possa sentire male nello scoprire che si è soli ad affrontare questo grande mare in tempesta che è la vita.
Niente di tragico, no, nessun episodio sconvolgente, nessun dramma, solo una continua presenza di piccole cose, di piccoli sbagli, di piccole mancanze e di piccoli rifiuti che però, alla fine diventano dei grandi muri contro cui ci si trova a soccombere. Mi spiace.
Mi spiace che nessuno le abbia insegnato che le emozioni possono essere anche bellissime e che la gioia esiste e mi spiace che nessuno le abbia mostrato che si può amare anche chi ci fa stare bene e che si può lasciare senza rimpianti chi ci offre solo l’emozione del dolore.

Sì, mi spiace e allo stesso tempo credo che tutto questo possa essere cambiato perché, come dicevo, è solo il frutto di tanti piccoli indizi sbagliati, di tante piccole esperienze distorte e di tante piccole false idee su di noi e sui rapporti tra noi e gli altri. E non è il nostro destino, è solo una parte del nostro passato.
Ora, in effetti nella sua lettera ha scritto molte cose e, allo stesso tempo, non ne ha scritte altre che mi permetterebbero di conoscere meglio la sua situazione.
Per cui spero che lei mi scriva ancora della sua vita, e spero che lei mi scriva di quello che attualmente fa, se studia o se lavora e di cosa vuole fare da grande, ma soprattutto vorrei che lei mi scrivesse di quando si sentirà libera di ascoltare la musica, emozionarsi al tramonto, scherzare con gli amici, sedurre i ragazzi che le piacciono e lasciare dietro di se quelli che la usano solo come una crocerossina anzichè vivere con lei una storia di amore reciproco. E spero che lei trovi al più presto le risorse per andare a vivere da sola e che quel giorno dia una festa.
E spero che lei scriva tutto ciò nella sua lista per il futuro, perché è questo che le auguro di fare, che non è poi mica così impossibile, a patto di non avvilirsi se non ci si riesce subito.
Non dimentichiamo che lei ha 22 anni: una età non facile, ma che ha un grande futuro davanti. Davvero.
di Marco Ventura

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