Magazine Martedì 14 agosto 2007

La Posta del cuore

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Cara Antonella,
comincio dal più classico dei cliché: meglio il lavoro o l'amore? Perché a scriverti è un ventisettenne, che da due anni e mezzo sta con una bella spagnola conosciuta in Erasmus. Sei mesi passati insieme in Danimarca, poi due anni passati a fare la spola tra Italia e Spagna - per fortuna ci sono le compagnie low cost - vedendosi in media cinque giorni ogni mese e mmezzo.
Due anni in cui abbiamo entrambi finito l'università. Due anni in cui lei ha più volte fatto notare quanto la situazione la facesse soffrire, e che prima o poi avremmo dovuto decidere: trasferirci - io o lei - o lasciarci. Due anni in cui io, in realtà, le ho fatto capire che, per me, si poteva andare avanti anche così: non che non la volessi con me o che non l'amassi, ma in fondo non me la sentivo di iniziare una vita a due che sarebbe stata molto diversa da quella che facevo da universitario.

Ora per me è arrivato il lavoro che sognavo da una vita - intendiamoci, sono ultraprecario e malpagato, ma comunque pagato - cioè quello del giornalista. Lei fa lo stesso lavoro, anche se probabilmente finirà tra un mese. Dopo dieci bellissimi giorni passati insieme, lei mi ha detto che non se la sente più di andare avanti così, e che pensa che la cosa migliore sia lasciarsi, visto che "io non andrò mai a vivere in Spagna", queste le sue parole. Quel che è cambiato è che ora lei, da sempre la più disponibile a trasferirsi, dice di non essere più tanto sicura di lasciare tutto. E qui entrano in gioco i miei tentennamenti, perché sapevo da un po' che lei si sarebbe trasferita ma, preso dai mille impegni che ho qua - tanti amici, ma ora soprattutto il lavoro - non le ho mai detto: "Ok, VOGLIO che tu venga in Italia, ti aiuto a trovare un lavoro qui".

Con la minaccia - e forse a questo stadio è più di una minaccia - di lasciarci, sono distrutto, penso sempre di più di aver perso, e per colpa mia, una ragazza stupenda. Per ora mi ha detto di pensarci su, ma si è dimostrata fermamente convinta che la cosa migliore sia che ci lasciamo.
Quel che posso fare è cercare di capire cosa voglio veramente: se sono certo di voler vivere con lei, posso giocarmele tutte chiedendole di venire qua, ma devo esserne convinto. Il problema maggiore, forse, è che ho un gran casino in testa: fare scelte del genere - sia quella di trasferirsi, sia quella di cambiare vita perché è lei a trasferirsi da te - significa essere innamoratissimi, e a questo punto non so più se lo sono.
Spero di averti dato elementi sufficienti, anche perché la capacità di raccontare dovrebbe far parte del mio lavoro...
Un bacio,

Luca


Caro Luca,
ti sei spiegato benissimo. E di sicuro sarai stufo di sentirti dire che, se non hai appoggi dei generi più diversi, hai scelto un mestiere che comporta un mucchio di sacrifici, all'inizio. Peccato che "l'inizio" possa rivelarsi quasi interminabile. Mi dispiace aggiungermi al coro - sempre partendo dal presupposto che tu possa contare sulle tue sole forze - ma questo è il punto di partenza per una riflessione più generale sulla tua storia.
Sei impegnato in un'impresa non facile da realizzare, lei è agli esordi come te e, anche se non so come funzioni in Spagna, avete diritto entrambi a tentare di realizzare il vostro obiettivo.

Ora, procedendo a piccoli passi, chiediamoci qual è l'obiettivo: una vita di coppia serena, che come ho detto spesso è di per sé un lavoro, oppure un'occupazione gratificante e redditizia? Perché non entrambi? Perché è ovvio che qui qualcuno deve rinunciare a qualcosa di importante. La distanza rende impossibile la realizzazione dei due obiettivi a tempi brevi. E, se devo essere sincera, ho visto troppe vecchie coppie in cui uno dei due - praticamente sempre lei, per motivi storici e sociali - contribuiva allo smantellamento del rapporto con recriminazioni costanti su ciò che avrebbe potuto essere se...
a) non avesse rinunciato agli studi per aiutare lui
b) rinunciato al lavoro per crescere i figli come si deve
c) rinunciato al lavoro per promuovere la carriera di lui ecc.

Naturalmente non si immagina mai un futuro così e naturalmente un futuro così si realizza solo quando a monte c'è un cumulo di frustrazioni di altro genere, tuttavia... Tuttavia, ripeto, ne ho viste troppe. E ti do un consiglio che non ti piacerà, dato che l'introspezione non è né una qualità degli uomini, né la loro attività preferita. Innanzitutto cerca di rispondere da te all'ultima domanda, quella sul tuo amore per lei.
Se ti rispondi che non la ami abbastanza, sai già che fare. Il difficile comincia se ti rispondessi che la ami, perché allora dovresti cercare di spiegarle che vi toccherà aspettare ancora. Che se tutti e due tenete alla carriera e lei non ha in Italia le possibilità che avrebbe nel suo paese, bisogna che vi mettiate a lavorare come pazzi per trovare un modo di avvicinarvi, poi di trasferirvi, senza che il lavoro ne risenta. Che vuol dire anni di distanza, è vero, ma anche un grande progetto in cui nessuno dovrà fare rinunce enormi che in futuro potrebbero pesare troppo, minare la relazione.

E non c'è niente di meglio di un grande progetto da portare avanti insieme per rendere salda una coppia. Certo che l'amore è anche dono di sé, ma rinunciare a molto tempo insieme soffrendo in due, è più nobile - e utile - che imporsi una rinuncia enorme che costerà immensamente a uno solo. Rinunciare in due è il vero atto d'amore.
Coraggio Luca, anche convincere è il tuo mestiere, hai già la pappa fatta, quindi provaci, auguri,

Antonella
di Antonella Viale

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