Magazine Venerdì 3 agosto 2007

Genitori e figli: un rapporto complicato

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Magazine - Gentile Marco,
frequento da circa tre anni una persona, per me molto importante. Ne sono innamorata e lo considero il mio compagno, non viviamo insieme, ma entrambi da soli, in proprie case. Lui ha diversi anni più di me e quando l'ho incontrato io vivevo già da sola. È un rapporto che sta crescendo, ma che ha avuto anche momenti di difficoltà, poi ci siamo ritrovati e ora vivo quello che ci unisce giorno per giorno. Frequento anche la sua famiglia, ma non sento il bisogno di presentarlo alla mia.
Forse la necessità di allontanarmi dai miei genitori, presa due anni fa, io ho trent'anni, è nata anche dalla volontà di vivere le mie storie d'amore, lontana dai loro giudizi, dal loro sguardo. Solo questo ultimamente mi fa sentire in colpa, ma è così innaturale, non condividere con i genitori, con i propri fratelli, una storia d'amore?

Di questo, loro, più o meno velatamente, mi accusano: di escluderli dalla mia vita! In passato sono stati fin troppo presenti, e ora il mio sentimento nei loro confronti è, sì, di affetto profondo, ma anche di voglia di mettere delle distanze. Puoi darmi qualche tuo suggerimento in proposito? Da una parte vorrei far loro comprendere che non si tratta di un distacco, ma allo stesso tempo, io sto bene così, e per ora, non vorrei coinvolgerli in quanto sto vivendo.
Grazie
Irene

Saluti a te, Irene,
ho incominciato a scrivere la risposta alla tua lettera almeno una dozzina di volte, e non sono mai riuscito ad arrivare alla terza riga soddisfatto di quello che avevo scritto. Credo che questo significhi che l’argomento dei rapporti tra genitori e figli non è dei più semplici. Vediamo perché. Intanto i genitori, così come i figli non sono tutti uguali ed ognuno pur nel suo ruolo si porta dietro e porta avanti quelle che sono le caratteristiche della propria storia e della propria personalità.
Poi perché "figlio" e "genitore" sono due parole che rappresentano delle trappole logiche in quanto si riferiscono ad uno status anagrafico immutabile ma in realtà cambiano, e di molto, a seconda dell’età dei figli. Un conto è fare il genitore di un bambino di un anno, un conto è fare il genitore di un bambino di cinque o di dieci o di quindici. E questo per dire che quello che viene definito il ruolo genitoriale, nel tempo, dovrebbe evolversi nelle sue caratteristiche di protezione e cura verso altre di condivisione e sostegno.

Ma sono cose di cui è difficile parlare, figuriamoci da fare. E poi, non si va mica a scuola per diventare genitore. E non stiamo neanche toccando il fatto che di genitori ne abbiamo due: una mamma ed un papà. E li le cose si complicano. In sostanza, però, potremmo dire che il vero problema è il distacco e l’ansia che questo genera nelle persone. Ovvero, quando un bambino non ha più bisogno di un genitore? Quando un genitore è pronto a non considerare suo figlio un bambino? È un momento difficile, in cui l’ansia di separazione può diventare molto forte. Alcuni la tollerano meglio altri, invece, ne sono assolutamente terrorizzati. E anche in questo caso non è neanche detto che questa paura del distacco, (che poi può manifestarsi in una eccessiva ingerenza) riguardi necessariamente i figli, a volte può essere a sua volta provocato dalle proprie esperienze di figli più o meno aiutati e separarsi con serenità. Dai propri genitori.

In linea teorica dunque, no, non dovrebbe essere strano che i figli, ad una certa età, diventino, a pieno titolo, adulti ed abbiano una vita propria, che non necessariamente devono condividere con i genitori. Se non altro per via del fatto che i figli dovrebbero sopravvivere ai loro genitori ed essere quindi in grado di cavarsela piuttosto bene da soli. In pratica però vi sono genitori che soffrono talmente tanto di fronte alla separazione dei loro figli (forse perche li considerano ancora troppo piccoli o forse perché non vogliono abdicare al loro ruolo di controllori) che invece che essere contenti della avvenuta indipendenza dei loro figli continuano a relazionarsi come se loro fossero i grandi ed i loro figli i piccoli creando un mucchio di problemi e di difficoltà nel continuare a mantenere dei buoni rapporti affettivi inquinandoli con dei rapporti di potere.

Ovviamente non tutti sono così ed ogni caso, persona e famiglia ha una storia tutta sua ma talvolta accade proprio così, ed alcuni genitori si “offendono” se i loro figli si comportano da adulti.
Ora io non conosco lei né i suoi genitori e quindi non entro nel merito, ma potrebbe essere difficile riuscire a superare questo scoglio.
Mentre le scrivevo mi è venuta in mente la mia, ovviamente adorata, madre ultrasettantenne, e delle nostre discussioni, durante le quali, quando le facevo notare che “a trentacinque anni saprò quando devo mangiare e quando no” mi rispondeva, beata “hei, per tanto che tu sia grande io sono più grande di te”. Nonostante il nostro affetto non sono mai riuscito a farle comprendere che non era una questione di numeri.
Saluti

di Marco Ventura

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