Magazine Giovedì 2 agosto 2007

Il Bignami dell'enologo dai 9 ai 99 anni

Magazine - Avete mai letto il vino come fosse un parco giochi? Ascoltato i profumi dei mosti e dipinto un succo d’uva. È l’ultima tendenza del delizioso e sempre attento editore Gallucci che affida alla creatività di Roberto Piumini, Andrea Valente e Filippo Barlotta, la voglia di raccontare ai ragazzi il vino, attraverso la matita di Fabrizio Del Tessa, talentuoso per la prima volta alle prese con l’illustrazione di un libro consigliato dai 9 ai 99 anni. Ma cosa conterrà poi questo volumetto? Tutto quello che c’è stato prima del Tirabusciò (pag. 141, € 9,50).
Ossia: a domanda, risposta. Perché si piantano le rose nei vigneti? Come avviene la fermentazione? Dov’è stato inventato lo spumante? Cosa ha reso famose le foreste di Allier? Quando si parla di ladro in cantina? Chi è venuto prima tra il vino e la birra? Che vuol dire tirabusciò? Perché se è vero che l’uva si spreme per farne uscire il nettare, è altrettanto vero che occorre strizzare i nostri cervelli per trovare le risposte.

Wine in inglese, wein in tedesco, vin in francese, bnho in russo, wjin in olandese, vinho in portoghese, tutto il mondo lo apprezza nella speranza di non rimanere imbottigliati!
Scherzi e ironia a parte, gira davvero la testa con tutti questi piccoli e curiosi aneddoti; tra il lusco e il brusco si fa presto a dire vino!
Per i chimici il suo nome è: ciseiaccadodicizerosei ugualw dueciaccatreciaccadueoacca più dueciodue. In pratica nasce dalla fermentazione dello zucchero d’uva. E sin qui siamo tutti sul nastro di partenza pronti a questo gioco di chi ne sa più dell’altro. Cin cin!

Noooooo: per il brindisi si usa lo spumante e c’è chi suggerisce che provenga perfino dal sanscrito, la lingua che si parlava molti secoli fa in India, dove significava “amore”, da cui anche il nome di Venere.
Rimettiamo a posto lo spumante, allontaniamo lo champagne e ricominciamo.
È nato prima il vino o la birra? Destinato a Nabucodonosor e a Tutankhamon, la gente comune doveva accontentarsi della birra. Ma il vino piaceva e così nacquero veri e propri wine-bar all’antica, le taverne, dove si servivano spuntini e aperitivi a base di vino. Poi le invasioni barbariche portarono i romani a mettere in salvo i beni più preziosi e si scoprì che in cantina il vino invecchiava meglio. Ma dopo passarono i barbari e ci pensarono i monaci a produrre oltreché a salvare ettari di vigna.

Tra una parola e una bollicina, hic, siamo giunti al sesto capitolo del volume: il Classico galletto. Lo sapevate che il famoso Chianti Classico prende il nome dalla valle percorsa al galoppo da due cavalieri in lizza per segnare i confini tra Siena e Firenze? In memoria della disfida, compare sempre il simbolo di un galletto nero, quello piuttosto malandato che svegliò (in anticipo sull’avversario) il cavaliere che conquistò i tre quarti di quel territorio del contendere… Il racconto prosegue, tra un calendario del contadino e la storia di papa Paolo III Farnese. Passando per il flogisto. Sapete cos’è?
Uno “spiritello” un po’ burlone cui si faceva spiegare l’origine di molte cose, nel XVIII secolo.

Nel 1700 fu l’era della bottiglia: anche se non si sa chi dobbiamo ringraziare per questa comodità, tutto si può dire tranne che quell’invenzione fu un fiasco! La più diffusa è l

di Roberta Maresci

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