Magazine Lunedì 19 marzo 2001

Traditori di tutti

Giorgio Scerbanenco
Traditori di tutti, 1966
Gli Elefanti - Garzanti

E' notte nella provincia milanese: qualcuno spinge nel Naviglio un macchina con a bordo un uomo e una donna, storditi da una cena luculliana. E' giorno nello studio di Duca Lamberti, medico radiato dall'albo per un'eutanasia che gli è costata la galera: si presenta una donna che vuole recuperare la verginità con un'imenoplastica. Il problema è che la manda il tizio annegato nel Naviglio, che - tra l'altro - Lamberti ha conosciuto a San Vittore.

Se Traditori di tutti fosse un film, questo sarebbe un PERCHE' SI'. Invece è rimasto un romanzo: ancora oggi nessuno l'ha tramutato in sceneggiatura, in pellicola. Sono passati ormai 35 anni da quando è stato scritto. Strano destino quello dei romanzi noir o hard-boiled: gli Americani li hanno trasposto quasi tutti, i loro. Noi non ne abbiamo molti, ma quei pochi validi rimangono sulla carta. Sarà un bene? Forse sì. Ma forse il film Traditori di tutti aiuterebbe il grande pubblico a scoprire uno scrittore, Giorgio Scerbanenco, che può dare di più ai lettori di oggi rispetto ad un Metastasio o un Ariosto. Anche di un Camilleri.

La trama si sviluppa per cerchi concentrici, in ognuno c'è un delitto. I cerchi sono collegati tra loro da due elementi: il modo di ammazzare e un tradimento. Nel cerchio più esterno c'è un traffico di armi, poi un traffico di droga, poi un giro di criminalità organizzata. Infine nel cerchio più interno (che però apre e chiude il libro), una vecchia storia che affonda nella notte della seconda guerra mondiale. In tutti questi cerchi ci sono traditori e traditi, e spesso si scambiano i ruoli.

Qual è la novità di Traditori di tutti? Quella forse di aver portato un genere poco italiano in Italia, di aver provato a descrivere un Paese, una provincia, una gente con occhio diverso, diverso dal paesaggismo, diverso dal macchiaiolismo. Un linguaggio eccessivo, denso di dialettismi per rendere l'iperrealtà della provincia milanese. Milano, dice Lamberti/Scerbanenco, è una metropoli come un'altra, dove può succedere tutto quello che succede a Los Angeles.

Giorgio Scerbanenco, nato a Kiev nel 1911, arriva a Milano a 16 anni e si dedica ai romanzi rosa. Passa al genere poliziesco e attorno alla metà degli anni Sessanta arriva il riconoscimento della critica e del pubblico. Nel 1968 vince il Gran Prix de la Litérature Policière. Muore nello stesso anno.

Traditori di tutti, Scerbanenco Giorgio
Garzanti libri, pp. 246 ca, Euro 7,50 Prezzo di copertina




di Alberto Rigoni

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