In chiesa per la Gerusalemme Liberata - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Tosse Domenica 18 marzo 2001

In chiesa per la Gerusalemme Liberata

Magazine - La prima tappa dello spettacolo è la visita alla mostra La Gerusalemme “pitturata" allestita nel Museo di Sant’Agostino e dedicata ai traduttori per immagini della Gerusalemme Liberata del Tasso. Mentre uno dei curatori, Clario Di Fabio (l’altro è Piero Boccardo), ne racconta il significato, il pubblico è in parte smarrito e si chiede se non ha sbagliato porta, visto che non si parla di spettacolo. Poi, sul finale, su un profondo sospiro di sollievo, si annuncia che l’esibizione è un momento introduttivo allo spettacolo, e allora tutti gli intervenuti, visibilmente sollevati, si prendono il loro tempo per peregrinare tra libri e quadri che coinvolgono genovesi illustri di qualche secolo fa.
La prima edizione illustrata del poema fu realizzata da due genovesi: Bernardo Castello, uno dei pittori più “moderni” e cosmopoliti, e lo stampatore Girolamo Bartoli. L’impresa ebbe molto successo, per questo alla prima seguirono altre due edizioni genovesi, sempre elaborate da Castello, ma per l’editore Giuseppe Pavoni. Accanto alle incisioni di Castello e ai suoi disegni preparatori, la mostra offre la rivisitazione settecentesca da parte di Giovanni Battista Piazzetta, e una selezione di dipinti, tra cui opere di Andrea Semino, Giovanni Battista Paggi, Domenico Fiasella, Sinibaldo Scorza, Mattia Preti e Giovanni Agostino Ratti provenienti da musei e collezioni private genovesi.

Si comincia ad uscire in modo sparso per assieparsi di fronte all’ingresso della chiesa sconsacrata, perché, nonostante tutti sappiano che non ci sarà palcoscenico né posti a sedere, comunque ognuno ritiene di potersi accomodare in prima fila. Il gioco durerà tutta la sera con un pugno di persone - a turno tra la piccola folla - smarrite: ora inseguite dalla scena, ora da carri, cavalieri o attori “pedestri” che spingono nell'una o nell'altra direzione. Nessuno troverà né la prima né, tantomeno, l’ultima fila in cui stare tranquillo.
E lì sta il bello di questo spettacolo itinerante e ambizioso, che non solo del poema vuol parlare, ma anche del poeta e del di lui carattere, forse anche criticare!
Sedici sono le scene che ci raccontano alcuni protagonisti della grande fiaba tassiana fatta di maghi, streghe, cavalieri, principesse e foreste incantate. Nessun ingrediente della favola manca. E dell’aspetto fiabesco sono rivestiti gli interpreti in carne e ossa con i costumi lucenti, raffinati ma essenziali di Bruno Cereseto; e ancora di fiaba parla l’impianto scenico di Luzzati, tra teatro delle ombre, scale, carri-trono o carri-isola.
La serata diverte tra le mille invenzioni spaziali, che collocano la scena ora alle nostre spalle, ora sul lato, e costringono il pubblico moderno, sonnolento e pigro, ad ubbidire agli attori e alle visioni di un autore riletto e divenuto messa in scena. Forse in qualche punto i trait d’union di Tonino Conte risuonano un po’ estranei, esagerati, e forse, a tratti, i toni della recitazione sono un po’ alti, ma in questa serata il teatro vive e racconta, e neppure i bambini si annoiano.
Sarà stato il gioco dell’inseguimento o quello della prima fila, ma lo smuovere il pubblico - non solo fisicamente - è un grande successo.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin