Magazine Venerdì 27 luglio 2007

A 50 anni: la paura del futuro

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Magazine - Vi scrivo per esporre un comportamento di una persona a me cara.
Questo signore di circa 50 anni dice di non capire se stesso, di non essere in grado di aiutare gli altri proprio perché non si stima e dice di non aver scelto lui di essere nato. Noi, questo tipo lo conosciamo molto bene: è intelligente, non sa che anche altre persone lo stimano perché sa sempre un sacco di cose che altri non sanno, sa fare quasi di tutto, dal computer alle cose quotidiane della casa, tipo il rubinetto o l'elettricità o aggiustare l'automobile. Ha un'istruzione fuori dal comune; ogni tanto gli chiediamo come fa a sapere tutte queste cose: personaggi politici o di spettacoli e tutte le notizie del mondo dalla politica all'economia alla borsa ecc.
È piacevole parlare con lui perché non ci si annoia mai, anche i colleghi lo rispettano! È una persona all'apparenza a modo, gentile, dolce. Ma nonostante questo a volte si lascia prendere dall'ira e sfoga la sua rabbia con le persone con cui vive, urlando, maledicendo ad alta voce contro le persone con cui ce l'ha, imprecandogli malattie orribili, oppure volendo spaccare tutto quello che gli è davanti anche se poi si ferma perché non vuole romperle.
Urla dicendo che adesso se ne va via e della sua famiglia non gli importa più, che si impiccassero tutti! Se venisse una bella meteorite farebbe morire tutto il genere umano cosi non esisterebbe più nessuno.
Dice che il lavoro è una costrizione, anche se non è pesante come quello degli operai, a sapere, solo, che la mattina ci si debba svegliare alla stessa ora è sempre uno stress, sarebbe bello avere un po' di soldi per vivere di rendita; nel suo ufficio ci sono alcune persone ricche perché hanno ereditato qualche fortuna, nonostante tutto fanno gli impiegati, e dice: «ma cosa ci vengono a fare qui dentro?». Il loro tempo potrebbero dedicarlo ad altro. Vi chiederete qual è il problema? Come può una persona odiare così tanto il genere umano, il lavoro in generale, non il suo, anche! odiare il mondo? e nel frattempo vivere serenamente con la sua famiglia?
A volte odia anche la moglie perché lo ha costretto a vivere! Perché ha voluto una famiglia! Si vorrebbe un consiglio, un pessimismo, non l'ho mai visto così tanto.
Datemi un consiglio per questo signore, perché abbia un po' di pace interiore!
È colpa della società di oggi che crea stress ed individui come robot e gli uomini non riescono a starci dietro? Ritmi di vita incalzanti. È colpa della società marcia che viviamo, non c'è menefreghismo e non vediamo dentro il cuore degli uomini che pensano solo a fare soldi sia ricchi che poveri? È colpa dei genitori che gli anno inculcato il dio denaro?

Volevo finire la lettera di prima, ma impulsivamente ho schiacciato invia così non ho fatto in tempo a firmarla. Una cosa volevo chiedere come mai questo signore di cui Le ho scritto è sempre stanco, mai rilassato.
Esistono cibi che possono dare felicità?
un'amica

Cara amica, la ringrazio per la sua lettera, alla quale cercherò di rispondere meglio che posso, in quanto già sarebbe una risposta complessa se lei parlasse di se stessa e lo diventa ancora di più, tenuto conto che stiamo parlando di una terza persona. Ma lei mi sembra sinceramente preoccupata e quindi credo che meriti un aiuto per tentare di fare un poco più di chiarezza.
Lei, in fondo, cita come “cause” una serie di caratteristiche della società moderna che, sicuramente non aiutano, ma che in questo caso sembrano più essere delle aggravanti. In effetti il problema non è il “fuori”, bensì il “dentro”, certo che, la competizione, le richieste continue di prestazioni ed il moltiplicarsi di stimoli aumenta la sensazione di stress ma, sembra, da come lei descrive questa persona che, rispetto a queste richieste della società lui sia molto ben adeguato anzi, che molte persone lo stimano per come lui si comporta e agisce nella società.
Quello che sembra tormentare questa persona è invece il “significato” che lui dà a tutto questo e, ancora di più, il “significato” che lui , nel suo profondo, dà alla sua esistenza ovvero al suo posto nel mondo.
E credo che questo sia un problema che non riguarda l’oggi ma il suo passato. O meglio il modo con il quale ha vissuto la sua crescita e le sue prime relazioni affettive. Ed è questo vissuto, che potremmo chiamare di “bambino” che ora riemerge e manifesta la sua paura e la sua rabbia.
Ed è con questo “bambino” che dovremmo parlare.
Cosa non semplice e decisamente di competenza di uno psicoterapeuta.

Resta il fatto che non è semplice convivere con una persona che per alcuni aspetti è un cinquantenne più che adeguato, colto, preparato e disponibile e che per altri aspetti emotivi si considera e si manifesta come un bambino di cinque anni che non si sente protetto e capito, forse perche così non si è sentito quando aveva realmente quell’età.
Ed a proposito di età, non trascurerei neanche il fatto che intorno ai 50 alcune persone tendono a entrare in un epoca di “bilanci” che spesso hanno un effetto destabilizzante sul tono dell’umore, e sulle capacità di vedere un sereno futuro. Una volta si chiamava “crisi di mezza età” termine che è andato un po’ fuori moda, ma che esprimeva quella sensazione di disagio che talvolta coglie chi incomincia a rendersi conto che il “futuro” non è così infinito e lontano e che le forze, sia fisiche che mentali, non sono più così in crescita come in passato.
In fondo è una cosa normale, ma non è detto che piaccia prenderne atto.
E allora?
Allora ci vuole anche un po’ di pazienza perché si devono rimettere assieme tante cose, tanti aspetti, tante sfumature E un lavoro che si affronta con la testa, con il corpo ed anche, come dice lei, col cuore. Non è semplice e sicuramente non è il caso di usare le risorse della “testa” proprio quando non è la ragione ad esprimere la sua ansia di esistere.
Credo che la cosa migliore sia quella di stargli vicino come già sta facendo ed aiutarlo a mettere insieme, senza troppi conflitti, queste sue due modalità magari incominciando a parlarne.
E potrebbe essere un bel inizio se, la prossima volta, fosse proprio lui a scrivermi, raccontando, dal suo punto di vista, la sua storia.

PS
Riguardo ai cibi che danno la felicità, questo argomento si presta a talmente tanti doppi sensi ed allusioni, che cercherò di evitare abilmente di rispondere per non cadere nella banalità. Mi limiterò a ricordarle che la Felicità, quella con la F maiuscola, non si trova in alcuna “cosa”.
Ma se la cosa può essere di interesse per qualcuno: io impazzisco per il cioccolato fondente. Peccato faccia ingrassare.

di Marco Ventura

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