Magazine Giovedì 26 luglio 2007

Una nuova Cenerentola in pop-up

Tipo d’abito o di scarpa, di persona modesta o ricca da vincita alla lotteria, il successo di Cenerentola compare in oltre 300 varianti.
Cenerentola, non solo favola ma appellativo con una sorprendente varietà di significati.
Lo sapevate che Cenerentola può incarnare la figura di una persona mite e costretta a vita modesta?
Che -con riferimento alla condizione precedente la prematura morte della mamma- può indicare una persona che ha sempre vissuto protetta e si trova a dover fare i conti d’improvviso con la dura realtà delle fatiche quotidiane?
Che –riferendoci alla fine della favola- indica una persona capace di riscattarsi da una vita semplice, spesso grazie a ricchezza improvvisa, data dalla vincita di una lotteria?
Non è dunque un caso se, nei paesi di lingua inglese, si usa per esempio –quando si parla di uomini- l'espressione cinderella man.
Ma Cenerentola è anche uno stile di abito da sposa, capace di trasformare per il giorno più bello di una donna, una qualunque donzella in principessa. Maniche a palloncino e vita stretta, gonna a campana e scollatura composta: semplicemente femminile, è perfino il nome usato per indicare nelle pubblicità i prodotti correlati alla festa nuziale. Fedi, modelli di scarpe e perfino piedi mignon: tutto sotto il minimo comune denominatore di CE-NE-REN-TO-LA.

Sarà per questo che il suo successo parte dai piedi? Scritta per primo da Tuan Ch’ing-Shih (IX secolo a.C.), tramandata ancor prima, e resa celebre dall’omonimo capolavoro cinematografico di Walt Disney (1958), da quest’anno la fiaba di Cenerentola ha un nuovo narratore: Matthew Reinhart (Mondadori, € 25,00).
Basata sul motivo consueto dell’oppressione ingiusta cui segue un riscatto glorioso, in questa versione la protagonista indossa due scintillanti scarpette di cristallo, materiale di particolare pregio nel XVII secolo, o forse un omaggio alla versione di Charles Perrault, a sua volta basata sulla trascrizione di Giambattista Basile: La gatta Cenerentola, 1634.

Vero è che nella trasposizione dei fratelli Grimm le piccole calzature erano in prezioso oro, mentre in origine la versione orientale evidenziava il particolare della meravigliosa fanciulla con “i piedi più piccoli del regno”; segno di nobiltà e distinzione nella cultura con gli occhi a mandorla. E, proprio per questo, scelta dal principe. Lo stesso per lungo tempo alle prese con l’unico indizio utile nel ritrovare quella meravigliosa fanciulla precipitatasi fuori dal palazzo dov’era il ballo, prima che l’incantesimo svanisse.
Un elemento rimaneggiato cui Reinhart dedica un pop-up segreto, meraviglioso, da schiudere nella striscia che corre lungo le numerose e pompose animazioni del libro.

Manca solo il sonoro a quest’esplosione di rara opera di cartonaggio, resa con colori e ingombri a 3D che meritano strilli di trombe col naso all’insù dei musicisti impegnati a veder trionfare l’amore nel castello fino a quei tempi in cerca di allegria e in attesa di lieti eventi che solo una creatura dall’animo gentile può far pensare di partorire. E tra lucenti carrozze di madreperla e abiti preziosi, la scena finale è tutta per il castello principesco: aprendo le pagine, il ponte levatoio si abbassa mentre la giovane coppia varca la soglia del Palazzo reale, a cavallo, nell’attesa di celebrare le nozze.
Tutti gli scritti si schiudono e altre pagine, come scatole cinesi, definiscono questo elegante e prezioso pop-up della celebre favola di Cenerentola.
D’altronde se i sogni son desideri, immergetevi nel miraggio di questa lettura.
di Roberta Maresci

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