Magazine Martedì 17 luglio 2007

L'ultimo libro di Laura Bosio

Dunque, state partendo tutti. O quasi. La città si svuota un poco, il traffico si placa e il rumore anche. C’è chi se ne va al mare, in spiagge affollate e chiassose, chi parte per grandi viaggi, rimanendo imprigionato in stazioni e aeroporti. E chi sceglie di inseguire il silenzio, in montagna al fresco, o nella casa di campagna. Oppure chi non fa nulla di tutto questo. L’estate arriva ed è comunque per molti una buona occasione per rallentare, ridurre i ritmi e magari dedicarsi alla lettura di un buon libro.
Vorrei trovare le parole giuste, cercarle con cura (non so se ci riuscirò, ma provo) per parlarvi di un romanzo che ho letto pochi giorni fa. Uno di quelli che in qualche modo ti lasciano il segno. Perché è vero. Certi libri sono necessari, quasi indispensabili.
Questo è uno di loro.

Il titolo ci introduce nel fluido scorrere delle pagine: Le stagioni dell’acqua (Longanesi, 16.00 Eu). La copertina, una foto in bianco e nero, un grande cappello di paglia sulla testa di una mondina, china sull’acqua.
L’autrice, Laura Bosio, è nata a Vercelli e ha scritto numerosi romanzi, tra cui I dimenticati (Feltrinelli 1993, Premio Bagutta Opera Prima), Annunciazione (Mondadori 1997, Premio Moravia) e Le ali ai piedi (Mondadori 2002). Nel 1997 ha lavorato al soggetto e alla sceneggiatura del film Le acrobate di .

In questo suo ultimo romanzo, finalista al Premio Strega, si parla di riso. Anche. È proprio lui infatti, il riso, uno dei protagonisti di questa storia forte e delicata insieme, che mi ha trasportato in un tempo e in un mondo lontani e tanto diversi da questi nostri giorni frenetici e compulsivi.
Leggerlo è stato un’avventura. Mi sono ritrovata in una dimensione dove il gusto per la vita, la pazienza certosina, la cura e la ricerca minuziosa sono alla base di tutto. Esattamente quello che ci vuole per coltivare il riso. Perché ottenere un buon raccolto è assai difficile. A volte quasi impossibile. Ci sono insidie e impedimenti continui. Il grillotalpa e le nutrie, animali devastatori, per esempio. O il crodo, una “pianta matta” che può rovinare tutto il sapiente lavoro di un anno.
Insomma, occorre armarsi di calma e di una certa umiltà, lavorare molto e poi aspettare. E godere anche di un “letargo giudizioso”, quando è il momento.

Laura Bosio comincia in questo modo: L’ultimo ricordo che ho di lei è un mondo capovolto.
Lei è Bianca, l’ape regina, che da sempre guida e dirige il podere La Torricella, nel Vercellese. Una donna molto anziana, che si appresta alla morte e intende sistemare un paio di cose, prima di andarsene. Una vecchia quasi dispotica e “senilmente crudele”, ma che con grande generosità e passione ha sempre curato la sua tenuta e le persone che l’hanno abitata, da vicino o da lontano.

La storia si svolge in un marzo ancora avviluppato all’inverno, che fa fatica a lasciare spazio alla primavera. E precisamente in una settimana, durante la quale l’io-narrante, ex nuora di Bianca, viene invitata alla Torricella. La donna si avvicina al podere, all’inizio quasi con diffidenza e cautela, constatando quanto le cose siano cambiate e quanti i tristi eventi accaduti. È timorosa, prudente. Provata da una vita che l’ha delusa, si è adattata alla solitudine come difesa dal dolore, tanto da cercarla “come un cuscino morbido”. Ma durante i giorni che trascorre nel cascinale, curiosando fra libri sul riso, parlando con la gente e facendo lunghe escursioni nel passato, la donna si lascia andare ai tempi dettati dalla natura e dalla vecchia Bianca, per capire più tardi il significato profondo di questa visita. E con coraggio e determinazione affronta la fatica di ritrovare una sua identità.

Si incontrano altri incantevoli personaggi, come quello di Orientina, la suora “svestita”, che ha lasciato il convento per essere una delle tante anime della Torricella. Una donna forte e affidabile, che lavora sodo e accoglie tra le sue braccia e nella sua vita un disertore tedesco, che vive dapprima come un eremita nei boschi, per poi avvicinarsi alla tenuta e abitare ai margini, l’unico posto dove riesce a stare.
C’è anche il vecchio Albino, il mago dell’acqua, che racconta storie suggestive e interessanti, ma parla anche della guerra, con le sue sofferenze, le tragedie e la solitudine di chi è lontano da casa.
E poi ancora Filippo, nipote di Bianca, per il quale il suo dio è il destino, e non a caso capita alla Torricella. E le donne che lavorano nella casa, e Emilio, il ragazzo dei traslochi, che ama e protegge le nutrie.
E c’è la storia del riso, una ricerca immensa e attenta attraverso tempi e luoghi, da Cavour a Carlomagno, dalla Sicilia all’Oriente, informazioni preziose che fanno di questo romanzo anche un eccellente saggio.

In questo libro c’è tutto, perché Laura Bosio mescola sapientemente storia e sentimenti, in una grande metafora sulla vita. C’è la dura vita delle mondine e la loro malinconica allegria, i loro canti, le loro vicissitudini. Ci sono gli scioperi e gli scontri. Ci sono il coraggio e la paura. C’è la guerra, e la crudeltà che si nasconde tra le case. La vita, gli anni che passano, la giovinezza e la vecchiaia insieme, le stagioni, la natura, il tempo e le sue amarezze. C’è l’amore nel ricordo e l’amore che può nascere, la passione, la bellezza e la speranza per il futuro. Di questa ce n’è molta.
E poi il cibo, il buon vino, la Freisa di Moncalvo bevuta la mattina, alle dieci e mezza, con pane e salame insieme ad Albino, oppure il Nebbiolo assaggiato in una trattoria dove si trovano “pochi tavoli solidi di gente altrettanto solida e concertata”.

E c’è l’incredibile forza del passato. Non a caso Laura Bosio cita un vecchio film, Messaggero d’amore di Joseph Losey, del 1970. Ve lo ricordate? Quello con Julie Christie e Alan Bates. Il film comincia con una scena in aperta campagna e una frase: ”Il passato è un paese straniero”.
Quindi un paese da scoprire e da visitare. Per capire e trovare il senso delle cose. Esattamente ciò che fa la nuora di Bianca, cercando di ricostruire le tante e complesse storie. Non da ultima la sua.
C’è anche un giallo, pensate, in questa vicenda. Un omicidio ha gettato un’ombra spessa e scura sugli abitanti della Torricella. Ed è proprio l’io-narrante della storia che svelerà un grande mistero, nelle ultime pagine.

Con una scrittura sublime ed esperta, Laura Bosio mi ha accompagnato, con il suo romanzo, in un mondo che ho lasciato con nostalgia. Io ve lo consiglio. Quando andate in libreria, cercatelo. Poi andate a casa, staccate il cellulare, staccate tutto, trovatevi un posto tranquillo e cominciate. Vi assicuro. È una meravigliosa vacanza.
di Claudia Priano

Potrebbe interessarti anche: , Rosso Barocco, «l'arte può diventare una passione pericolosa»: l'ultimo noir dei fratelli Morini , Superman, a fumetti la storia dei suoi creatori: eroi del quotidiano con il dono di saper far sognare , Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies, una drammatica storia romantica , Maurizio De Giovanni, Il purgatorio dell’angelo: tempo di confessioni per il commissario Ricciardi , SenzOmbra di Michele Monteleone, un racconto per ragazzi che piace anche ai grandi

Oggi al cinema

Shark Il primo squalo Di Jon Turteltaub Azione U.S.A., 2018 Un sommergibile oceanico – parte di un programma internazionale di osservazione sottomarina – viene attaccato da un’imponente creatura che si riteneva estinta e che ora giace sul fondo della fossa più profonda del Pacifico...... Guarda la scheda del film