Magazine Lunedì 2 luglio 2007

Le fantasticherie letterarie di Bécquer

Magazine - Come ben sottolinea Lobera Serrano nella sua introduzione, le Legendas di Bécquer (La croce del diavolo e altre leggende, a cura di Graziella Chiarcossi e Francisco J. Lobera Serrano, 141 p., 7.80 Euro, edizioni Costa e Nolan) hanno origine dalle sue fantasie, dalle sue ossessioni e dai suoi interessi per tutto ciò che riguarda la morte, il mondo ultraterreno e l’attrazione per i tempi antichi.

Nato a Siviglia nel febbraio 1836, Gustavo Adolfo Bécquer ha un carattere malinconico e introverso e per questo ha pochi amici, coi quali fa lunghe passeggiate tra i ruderi della città o lungo le sponde del Quadalquivir, confidando loro le sue fantasticherie letterarie.
Dopo un’infanzia trascorsa presso orfanotrofi e parenti, perché senza genitori, nel 1854 lascia la città natale e va a Madrid, in cerca di gloria. Ma per il giovane scrittore la vita della capitale si rivela una delusione: se da una parte egli continua a carezzare i suoi sogni scrivendo poesie, leggende ed elzeviri e lavorando a un grandioso progetto letterario sui grandi monumenti cristiani; dall’altra le esigenze quotidiane lo obbligano a continue rinunce personali, accettando lavori saltuari, ed a condurre una vita “bohemienne”, che lo porterà ben presto alla morte, avvenuta nel 1870.

Tendenzialmente di gusto romantico, Bécquer crea i suoi racconti con una fortunata e ricercata fusione di fattori: contenuti classici della narrativa irreale europea, influenze chiaramente autobiografiche, argomenti prediletti al Romanticismo e un sistema tendente alla verosimiglianza della leggenda, con un pensiero fisso: la scrittura deve saper cogliere lo spirito fantastico, surreale, che in fondo non è altro che la fantasia esaltata dell’autore.
Ambientati nel Medioevo, questi racconti brevi hanno come scenario castelli e abbazie in rovina, boschi irraggiungibili, statue parlanti e altri incantesimi. Tutto ciò serve all’autore per enunciare la bellezza effimera, la follia e soprattutto la morte onnipresente.
Bécquer ha il pregio di aver strutturato le leggende in maniera alquanto originale, facendo sì che in quasi tutti i racconti l’autore-narratore diventi, a sua volta, uditore e narrando storie dentro la storia. Tutto questo ha come scopo quello di dare verosimiglianza a racconti che altrimenti sarebbero solo sterili vicende d’ordinario horror.

di Maria Pia Amico

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