Magazine Mercoledì 27 giugno 2007

Bonelli vs Hammer: sfida a fumetti

© www.luigisimeoni.com
Lo spazio dedicato ad Hammer è stato uno dei primi . Sceneggiature elaborate, personaggi più vicini alla città del peccato di Frank Miller che ad eroi tutta rettitudine; inclini alla truffa, egoisti eppure uniti come una squadra vincente. Nel Hammer-group lavorara un gruppo di Bresciani capaci di fondare una scuola, uno stile e di partorire un’idea unica diventata leggenda tra gli appassionati che hanno avuto la fortuna di leggere e rileggere le avventure di Helena, Swan e Colter.
A distanza di oltre un anno da quell’articolo celebrativo per una delle serie che ha fatto di me un fumettaro coi fiocchi ho avuto l’opportunità di avere una serie di incontri epistolari con Luigi Simeoni (Sime) uno dei colpevoli - assieme a Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi (in arte Majo), Andrea Mutti e Stefano Vietti - di una così coinvolgente passione.
L’occasione era troppo ghiotta per farmela sfuggire e così, messa da parte la voglia di chiedere un cimelio, una tavola, un'effige delle tre canaglie – come quando ho incontrato - ho dato voce all’aspirante giornalista e così è nata un’intervista in cui oltre a scoprire come nasce un ottimo fumetto ho potuto conoscere in quali opere rintracciare le menti del gruppo Hammer.

L'idea di Hammer è stata, negli anni novanta, rivoluzionaria. Protagonisti non esemplari, trame serrate e un'alternarsi di ironia e amarezza. Lo stesso titolo dell'opera non si riferisce ad un personaggio ma alla nave che ospita i protagonisti (che appare nel II episodio!). Come è nato il tutto?

L'editore della Star Comics, Giovanni Bovini, ci conosceva per la nostra collaborazione a Lazarus Ledd. Ha capito che poteva fidarsi di noi, siamo gente che sgobba duro e che non se la tira. Ci ha chiesto di portare un progetto fantascientifico, così abbiamo incominciato ad imbastire Hammer, partendo dai personaggi e dal tipo di ambientazione generale. Hammer è stato il risultato di un laboratorio creativo unico e irripetibile. Unico perché credo che la complementarità creatasi tra noi autori fosse un fenomeno fortunatissimo. Non dico che eravamo né tutti d'accordo sempre e comunque, e nemmeno che eravamo disposti ad abbozzare su quanto inventavamo singolarmente. Anzi, se non siamo arrivati alle mani è stato un miracolo, in qualche occasione. Però c'era un grandissimo rispetto per gli altri e per le loro idee. Riuscivamo, insomma, ad essere duri e cinici con questo progetto così come lo erano i personaggi che volevamo inventare. Ci trovavamo la sera, nel magazzino-laboratorio dove all'epoca lavorava Majo. In seguito abbiamo affittato uno studio nel centro storico di Brescia. Era bellissimo, lo Studio Hammer... modelli d'astronavi appesi, fucili Winchester negli angoli, musica da film tutto il giorno a fare da sottofondo… Nelle pause giocavamo a dadi, o con i videogame... bei tempi...

Per oltre un anno Hammer è stata l'altra SF a fumetti made in Italy rispetto a Bonelli, poi, al 13° numero, addio struggente e testata chiusa. Cosa funzionava e cosa, invece, non ha funzionato?

È stata considerata l'alternativa a Nathan Never solo da chi non sopportava Nathan Never. Ma mi risulta che il buon NN vendesse comunque parecchio, quindi credo che la risposta sia una sola: Hammer è piaciuto tantissimo a pochi. Agli altri forse non è arrivato (colpa di tirature ridicole) o era talmente diverso da inquietare quel tanto che basta. In fondo, il fumetto popolare italiano deve presentare soluzioni, non problemi: eroi positivi che sanno il fatto loro. I tre reietti di Hammer sono tre cialtroni senza speranza che campano alla giornata... un mix micidiale! Comunque non so se sei al corrente: esiste un numero 14, si intitola Gattordici - La macchina dei sogni. Ce lo commissionò Cronaca di Topolinia, è un albetto tirato in credo non più di 500 copie. Buona caccia!

Il gruppo Hammer è passato in blocco alla Bonelli, dividendosi tra le varie testate, ma legandosi soprattutto a Nathan Never. Come ha influenzato Hammer i cambiamenti a cui è stato sottoposto NN, come ha influenzato i nuovi protagonisti della Bonelli (vedo solo io una certa somiglianza tra la squadra Hammer e la combriccola del Dampyr)?
Alle somiglianze tra Hammer e Dampyr non ci avevo mai fatto caso. Ma sì, è vero... c'è una certa somiglianza c'è. Ma manca l'elemento Colter, il più figo (non solo secondo Sime, ndr). Riguardo a quanto il gruppo Hammer ha portato in Bonelli, direi che ci siamo limitati ad offrire al nostro nuovo editore la stessa testarda professionalità che ci ha fatti conoscere con onore al grande pubblico. Insieme ad essa, quindi, certe innovazioni tecnologiche come i retini realizzati al computer, che credo abbiano giovato all'aspetto fantascientifico di Nathan Never. Ma i giapponesi già li usavano, e se questa tecnica non fosse approdata in Bonelli insieme con il gruppo Hammer forse ci sarebbe arrivata in altro modo: era inevitabile. Io, dal canto mio, i retini li ho mollati già da tempo. L'unico che ancora li usa è Olivares.

In questo momento nella Bonelli e - in generale - nel fumetto italiano sembra ci sia la voglia di sperimentare nuove strade: serie chiuse, libri fumetto, one shot e volumi alla francese... In un contesto simile, c'è spazio per una reunion per Swan, Colter ed Helena?

non ha alcuna intenzione, al momento, di prendere in mano Hammer. Ci disse, a suo tempo, che lo leggeva volentieri e che ammirava il lavoro fatto, ma se avesse dovuto produrlo col marchio Bonelli avrebbe dovuto "snaturarlo" (i nostri tre avevano un linguaggio di grana grossa e un senso morale piuttosto cangiante...). Così, penso anche per non creare una sorta di cortocircuito d'interessi all'interno della redazione, lasciò cadere il discorso e ci incoraggiò a dar man forte alle sue varie testate, in primis Nathan Never (data la nostra esperienza nella SF disegnata). Naturalmente, sono il primo a sognare che la squadra dei Bresciani si rimetta insieme, e che Bonelli ci dica: okay, ragazzi. Stupitemi!
Il gruppo-Hammer rimane comunque attivo, anche se a cellule separate!
Per trovarne le tracce basta leggere - tra le altre cose - , scritto da Stefano Vietti in collaborazione con e disegnato dal bravo Giuseppe Matteoni.
E guai a chi si perde la fatica di due anni e rotti del sottoscritto: in ottobre, per la collana Romazi a fumetti Bonelli, uscirà , scritto e disegnato da me.

Il numero Uno di Hammer, come scritto nel mio articolo, sembra quasi anticipare Matrix, cosa accomuna Helena a Neo?

Molte cose si somigliano, in effetti. Quando Matrix è apparso nei cinema, i nostri fans hanno avuto un senso di deja vu, e anche noi. All'epoca eravamo convinti che ci avessero scopiazzati, eravamo giovani e irruenti.
Oggi, a quarant'anni d'età e quasi venti di professione, direi che è stato un caso. E se ci hanno copiato, ciò non fa altro che confermare la forza delle nostre idee, no? Comunque eravamo abituati ai plagi: il nostro Fullmoon Project anticipava di qualche anno la serie di X – Files...


E così in attesa che il Gruppo Hammer ritorni, che Helena, Swan e Colter, si rimettano in marcia, a noi non resta che sfogliare le pagine ingiallite dal tempo e rivedere l’energia, la fantasia e la rivoluzionaria follia che hanno fatto un’epoca nelle pagine dei fumetti di oggi.

Buona Lettura!
di Francesco Cascione

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