Magazine Martedì 26 giugno 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Salve, ho 17 anni e, non avendo il coraggio di andare di persona da uno psicologo, ho preferito cercare un po' sul computer un'iniziativa come questa. Dunque, il problema è che da qualche tempo - dall'inizio della scuola - ho cominciato a vedere la vita sotto una prospettiva sempre più "negativa". Non dico pessimistica, ché sono consapevole del fatto che "domani è un altro giorno" e che comunque le cose potrebbero cambiare. Però mi sento quasi senza emozioni, a volte.
Non riesco a provare nulla nel fare certe cose che magari prima mi davano qualcosa e, al contrario, mi emoziono forse troppo per altri certi eventi (mi metto a piangere molto più spesso di prima). Mi sembra che leggere un libro, o guardare un film, siano passatempi senza senso.
A che scopo leggere, a che scopo guardare un film? Non riesco bene a godermi il presente in questo modo, anche se mi sforzo di credere in quell'illusione che ti fa sperare nel dopo (non riesco a spiegarlo meglio). E poi, mi sembra un modo per distrarsi, mi sembra tutto una distrazione dalla vita anche se, in fondo, penso che la vita sia solo distrazione, e un tirare avanti e un illudersi. Anche prima non ero proprio ottimista, ma questi pensieri non mi toccavano cosi in profondo e non influenzavano così i miei comportamenti: ora mi riesce davvero difficile guardare le persone negli occhi, riesco ad essere piuttosto disinvolta nel parlare, ma senza guardare negli occhi le persone. E questo mi fa male, soprattutto verso persone nuove con cui vorrei approfondire i rapporti. Non ho neanche più tanta voglia di mangiare, magari ho fame però mi manca la voglia...

Sara


Salve Sara,
intanto sono contento che la nostra iniziativa ti sia stata d’aiuto, almeno per cominciare a parlare delle tue sensazioni con un “terribile psicologo” e poi per arrivare a porre la domanda: cos’è? E guarda, davvero, è una gran bella domanda! Così bella che, negli ultimi diecimila anni tutti, ad un certo punto della loro vita, se la sono posta e hanno cercato di trovare una risposta. Anche io, più o meno alla tua età, anche se non credo che quello che allora aveva un senso per me possa avere, oggi, un senso anche per te.
Sai com’è, ognuno ha la sua storia. Sì, perche di questo stiamo parlando: di “dare un senso”, di stabilire dove andare e perché. Se valga la pena fare tutti questi sforzi, mangiare, guardare gli altri dritti negli occhi, e tenere alta la testa e ridere o piangere o vestirsi o leggere o respirare. O sorridere.

Se vuoi posso dirti, ma già lo avrai sentito, che questa si chiama crisi esistenziale e che a 17 anni, in piena adolescenza, è uno dei momenti della nostra vita in cui compare dentro di noi. E perché compare? Perche questo, per te, è un momento di passaggio. Dall’essere "bambini" all’essere "adulti": detto così sembra un banale cambio di etichette. In realtà è il momento in cui incominciamo a prendere in mano la nostra vita e, accidenti, detta così, sarà anche una gran figata ma, a pensarci bene, può essere spiazzante trovarsi padroni di un “io?” che, da solo, deve prendere un “cosa?” per andare “dove?”. E tutto questo proprio quando, dopo avere fatto di tutto per costruire una nostra identità autonoma e indipendente, scopriamo che, per andare avanti, avremmo bisogno di qualcun’altro a cui chiedere qualche certezza. E chiedere questo tipo di aiuto a qualcuno vorrebbe dire ammettere di non averlo noi e di non essere così grandi e sicuri come speravamo. E allora? E allora sembra tutto perso, inutile, vuoto.

Non starò a dirti le solite frasi fatte che, personalmente, non amo molto. Non penso di poter risolvere con una formula questa situazione anzi, non penso che risolverla io per te possa esserti davvero utile. In effetti gran parte della tua vita dipenderà da quello che imparerai su di te nell’uscirne fuori.
Ecco, mi sembra di aver detto un mucchio di cose e allo stesso tempo di non aver detto niente, ma dato l’argomento non mi sorprende. Mi farebbe però molto piacere che tu mi scrivessi per farmi sapere cosa ne pensi e se, in qualche modo, ti sono stato d’aiuto. Può darsi che non possa risponderti, ma ti assicuro che leggerò tutto quello che scriverai.
Prima di salutarti però vorrei dirti una cosa: sorridi! Qualunque sia la tua decisione, qualunque sia il tuo umore, qualunque sia il tempo. Sorridi! A me è servito.

di Marco Ventura

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