Magazine Venerdì 22 giugno 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Cari lettori,
ho ricevuto una lettera che parla di un problema comune a molte persone: gli attacchi di panico. La persona che mi ha scritto non ha però dato l'autorizzazione a pubblicare la sua richiesta d'aiuto. Rispetto la sua volontà, ma vi ricordo che ricevo le mail che mi inviate da un indirizzo creato da mentelocale.it, dunque non posso rispondervi personalmente, nel rispetto della vostra privacy.
Il tema di cui tratta la lettera, però, mi sta a cuore e oggi ho deciso di raccontarvi che cos'è un attacco di panico e quale può essere il modo per superarlo. Spero comunque che la persona che mi ha scritto si faccia ancora viva, e che magari mi dia la possibilità di condividere con voi i suoi problemi: questo potrebbe essere un primo passo per risolverli.


Con attacchi di panico si definiscono fenomeni che si manifestano in modi sempre diversi, e a livelli di sofferenza più o meno alti. Per trovare il modo di superarli è necessario rivolgersi ad uno psicoterapeuta di fiducia.
Anche se gli interventi farmacologici possono essere molto utili per garantire uno spazio di maggiore rilassamento, gli attacchi di panico si caratterizzano per una tendenza a diventare via via sempre più invadenti. Questo perché sono l’espressione di una dinamica intrapsichica che, prendendo spunto da una situazione-stimolo che, talvolta, può essere anche banale mette in moto una reazione psico-somatica di grande intensità, perché attinge ad energie e problematiche personali che sono già presenti e sono relativi ad altri vissuti critici irrisolti.

Ecco, rileggendo quello che ho scritto mi rendo conto che non è semplice spiegarlo in poche righe e con questi termini, per cui ci riprovo usando altre parole: diciamo che gli attacchi di panico sono come un piccolo fiammifero gettato sopra un bidone di benzina con il risultato di un grande botto e fumo e fuoco e rumore.
Ora, di per sé, il fiammifero non sarebbe una grande cosa e se cadesse per terra, sull’asfalto o sull’acqua, non sarebbe nient’altro che una piccola scintilla. Invece, se gettato su una tanica di benzina, esplode e può creare un grande danno. Colpa del fiammifero o della tanica di benzina? Ecco, questo potrebbe essere un esempio della dinamica degli attacchi di panico. Forse con questo esempio sono stato un po’ troppo semplicistico: noi siamo molto più complessi e preziosi di un fiammifero e abbiamo dentro molti più significati che nella semplice benzina. Ma resta il fatto che, dentro di noi, accade una cosa del genere, solo che avviene ad una velocità tale che quasi non ce ne accorgiamo, se non quando ci sentiamo soffocare o non riusciamo a respirare.

Ecco, a questo punto sentiamo che c’è qualcosa che non va: ci sentiamo male e ci spaventiamo. La paura aggiunge benzina sul fuoco e il nostro malessere aumenta. Detto così sembra tutto negativo, ma proprio perché possiamo raccontare tutto questo processo possiamo anche trovare il modo per interromperlo, risolverlo e fare in modo che non vi sia più, dentro di noi, nessun deposito di benzina che possa esplodere se, per caso, ci casca un fiammifero dalle mani.
di Marco Ventura

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