Magazine Venerdì 15 giugno 2007

Baldasso a NY grazie a Primo Levi

Dal café letterario nelle trattorie bolognesi alla New York University nel centro di Manhattan.
È questa la traiettoria tracciata dal giovane Franco Baldasso ad appena ventinove anni: è giornalista, editore della rivista e studioso di Primo Levi. È proprio il lavoro di ricerca sul chimico torinese a porre Franco al centro dell’attenzione e a una svolta importante. È infatti da poco in libreria il saggio Il cerchio di gesso. Primo Levi narratore e testimone ( , pp. 263, 14,00 eu), tratto dalla sua tesi di laurea. Destino vuole che, come per chi studia Italo Calvino, sia l’America il luogo ideale per proseguire, là dove è massima l’attenzione. E a breve infatti sarà proprio teaching assistent oltreoceano per cinque anni. «Parto a settembre, insegnerò letteratura italiana e porterò avanti la ricerca sulla ricezione americana di Levi e sugli aspetti della sua scrittura che hanno sollecitato nuove letture e opere espressive da parte di altri artisti. Solo ora mi sto rendendo conto di questa cosa»: una borsa di studio e un futuro che lui si augura più trasparente e fondato sulla meritocrazia.

E qui vien proprio voglia di aprire una parentesi per soffermarsi su un aspetto, spesso sottostimato, che in Italia è all’origine della fuga dei cervelli: la mancanza concreta di un ricambio generazionale; la non vocazione, in chi ha alle spalle lunghe carriere, a trasferire il proprio know how e quindi il proprio posto; e, infine, la totale mancanza di trasparenza dei percorsi professionali, in particolare quelli legati alla cultura: giornalismo, editoria, università. È Franco stesso a sollecitarmi questa riflessione: «Lascio un sacco di cose, gli amici, la mia ragazza, Rina Brumini – originaria di Fiume - che mi ha dato una grossa mano a entrare nelle questioni ebraiche legate a Levi e agli altri scrittori della Shoah. Lei non vuole seguirmi, si sente d’appartenere alla vecchia Europa.
Ma sono anche contento di lasciare Bologna che è cambiata in peggio. Perché fondamentalmente Bologna è una grande stazione dei treni: passano tutti di qui quelli che vanno dal nord al sud e viceversa e per questo si possono fare una miriade di esperienze. Ma poi non vedo ricambio generazionale. E allora, per una crescita personale e culturale, credo che occorra anche saperla lasciare questa città. E poi avevo il pallino di vivere in una città con almeno un milione di abitanti e con altri ritmi». Dunque eri alla ricerca della velocità? «Sì forse, ma anche di una certa attendibilità e di situazioni più meritocratiche».

Lasciando Bologna anche il progetto intorno a , (trimestrale, disponibile nelle Librerie Feltrinelli) si modifica. Nata per riflettere sull’arte e la cultura in modo trasversale, la rivista è cresciuta mettendo in discussione i diversi linguaggi e affrontando varie tematiche, magari davanti a un buon bicchiere di vino, peregrinando tra le osterie bolognesi (Bar Mike e Max, Accademia dei Biliardi e l’Osteria dell’Orsa), presto «diventarà solo web». Molti dei ragazzi della redazione sono diventati grandi (Baldasso ama riferirsi agli anni universitari dicendo “quando eravamo piccoli”) e stanno ora inseguendo il loro futuro: «Azzurra D’Agostino è poetessa, Alberto Cellotto fa il traduttore, Irene Fantappiè sta facendo un dottorato di ricerca in Germania su Celan e poi collabora con Castelvecchi, Antonio Grulli e Irene Guzman si occupano di arte e Alessandro Trapezio è fotografo».

Arrivati al 16esimo numero (quello di aprile), Baldasso ricorda i momenti più importanti: «Quattro anni fa, prima di tutti gli altri, avevamo trattato dell’argomento poi diventato tanto caro agli scrittori contemporanei sul rapporto tra lavoro e letteratura, con un’intervista a Marco Belpoliti. Un altro numero importante è stato quello dedicato all’arte e alla letteratura nell’est europeo, che ci è valso anche un bellissimo viaggio per incontrare scrittori e traduttori. Per l’occasione avevamo tradotto un saggio di Danilo Kis, grande scrittore dell’ex-Jugoslavia, il primo a scrivere sui gulag sovietici durante la guerra fredda (nella trilogia Il circo di famiglia, tre volumi pubblicati in Italia da Adelphi, tra l’86 e il ’93). Avevamo fatto anche un reportage dal festival del fumetto di Panacevo in Serbia, pubblicando inediti del fumettista Zograf. E poi, ancora, un numero importante su arte, letteratura e scienza con un inedito dell’autrice inglese Antonia Byatt».

Potrebbe interessarti anche: , Rosso Barocco, «l'arte può diventare una passione pericolosa»: l'ultimo noir dei fratelli Morini , Superman, a fumetti la storia dei suoi creatori: eroi del quotidiano con il dono di saper far sognare , Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies, una drammatica storia romantica , Maurizio De Giovanni, Il purgatorio dell’angelo: tempo di confessioni per il commissario Ricciardi , SenzOmbra di Michele Monteleone, un racconto per ragazzi che piace anche ai grandi

Oggi al cinema

Darkest Minds Di Jennifer Yuh Nelson Fantascienza U.S.A., 2018 Dopo che una malattia sconosciuta ha ucciso il 98% dei bambini, il 2% dei sopravvissuti sviluppa misteriosamente dei superpoteri. Proprio a causa delle loro straordinarie abilità, i ragazzi vengono dichiarati una minaccia dal governo e rinchiusi in campi... Guarda la scheda del film