Magazine Venerdì 15 giugno 2007

Lettino virtuale: lo psicologo risponde

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

La scuola finisce oggi ed io mi ritrovo con una figlia quasi diciasettenne che vorrebbe lavorare. Ma sembra non sia possibile trovare un lavoro se non si è maggiorenni. La questione però non è solo questa.
Durante tutto l'anno scolastico mia figlia non ha tenuto un comportamento adeguato a scuola: non è stata puntuale, non ha prestato attenzione durante le lezioni e ha studiato poco. Lei mi ha sempre fatto credere di voler cambiare le cose, ma senza risultati. Oggi mia figlia non ha progetti per il futuro e io vorrei, per il prossimo anno scolastico, farle frequentare lezioni pomeridiane ogni giorno.
Ecco il mio dilemma: quale comportamento posso assumere per stimolare in lei la voglia di far uscire quello che ha dentro senza "annichilirsi"?
Non posso certo premiarla per come si è comportata, ma se la castigo tenendola in casa temo di indebolirla ancora di più anche se, in fondo, ho sempre pensato che un po' di "reclusione" potrebbe risvegliarla.
Leggerò volentieri la sua opinione in merito.
Grazie


L’adolescenza è un momento della crescita personale così denso di cambiamenti e di contraddizioni da risultare particolarmente complesso non solo per chi lo vive in prima persona ma anche per chi, come i genitori, né è affettivamente coinvolto. Su questo tema sono state scritte molte parole e questo a testimonianza che, purtroppo, non vi sono ricette precise che valgono sempre e per tutti. Anzi, in questa fase sono le sfumature e le differenze a portare a situazioni e comportamenti molto diversi tra loro.
A questo proposito noto che lei non cita nulla della sua storia familiare che, sono certo, potrebbe avere degli aspetti talmente significativi da non poter essere trascurati.

Quindi mi limiterò a rispondere facendo finta che non vi sia altro che quello che lei definisce il suo dilemma di oggi, ovvero: che fare? E, aggiungo io, come farlo?
Lei definisce sua figlia come “annichilita” e questo mi fa pensare che non sia utile insistere ad annichilirla ancora di più. Non credo quindi che, in questo caso, i castighi e la reclusione possano essere utili.
Come anche lei intuisce, ci vorrebbe una situazione “stimolante”. Ma cosa può essere stimolante per una ragazza di 17 anni che sia anche condiviso dai suoi genitori?
Ecco, forse un aspetto critico dell’adolescenza si ritrova quando si cerca di trovare una soluzione che tenga conto della voglia di indipendenza e della esigenza di essere ancora protetti, della necessità di essere stimati ed anche accompagnati.

Come ho detto non voglio riscrivere parole già dette e quindi, visto che sua figlia sembra non avere, al momento, una sua idea precisa, le propongo questa soluzione: lei deve proporle almeno tre ipotesi su come passare le vacanze (con rispettivi costi e benefici) tra cui, perché no, un campo di lavoro o un impegno nel sociale. Sua figlia dovrà scegliere tra queste tre ipotesi quella che preferisce.
Allo stesso modo dovrà prospettare almeno tre alternative per il proseguimento scolastico e, anche qui, far scegliere a sua figlia quella che più le interessa. Con il patto, reciproco, che ciò che viene scelto, nel bene e nel male, dovrà essere compiuto sino in fondo.
In questo modo entrambe avrete una parte di responsabilità, ed ognuna una parte di indipendenza: nessuno verrà “annichilito” e nessuno verrà abbandonato a se stesso.

Spero che questa risposta stimoli le sue riflessioni in merito e le sia di aiuto, anzi che sia di aiuto a lei e a sua figlia. Che magari stupirà tutti avanzando una quarta ipotesi.
A proposito della parola “tutti”, il resto della famiglia cosa ne dice?
Saluti

Marco Ventura

Piccola risposta per Luigi e per la sua "My life with Carlo"

Dal suo problema descritto in cinque righe di testo posso solo rispondere con una riga soltanto: spesso cuore, sesso e ragione non parlano lo stesso linguaggio. Ahimè!
di Marco Ventura

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